Villa Ficana: un borgo di terra e paglia

Salvare un intero quartiere non è cosa da poco: significa riqualificarne gli edifici mantenendone le caratteristiche, riportare alla luce il suo passato, far rivivere le storie dei suoi abitanti e poi far sì che i muri, le vie, i tetti, le scale abbandonate, riprendano vita. Il progetto attuato per Villa Ficana ha raggiunto questo scopo. Se non si scorgessero in fondo i condomini anni ’70, camminare tra le vie strette del quartiere chiuse al traffico, all’ombra delle modeste abitazioni in terra cruda, ci riporterebbe facilmente al 1862.

Il quartiere di Borgo o Villa Ficana si trova nella periferia di Macerata, più precisamente nel declivio del versante nord di viale dell’Indipendenza. Il toponimo, forse di origine etrusca, testimonia che la zona era abitata già in tempi lontanissimi e probabilmente fu il primo nucleo della futura città di Macerata. Col tempo l’area venne abbandonata, tanto che nei catasti ottocenteschi è classificata come agricola, ma rapidamente si ripopolò, grazie a una nuova congiuntura economica, attorno alla metà dello stesso secolo (si assume come data di rifondazione il 1862, incisa su un mattone inserito nel muro in terra cruda di un’abitazione).

La Villa Ficana di allora era sostanzialmente la stessa di oggi: su un’area di 7000 metri quadrati sorgono alcune schiere parallele di case collegate da stradine, rampe, piazzette e composte ciascuna da quattro o cinque abitazioni a pianta quadrata, per un totale di circa cinquanta alloggi. Le abitazioni sono alte cinque metri: al piano inferiore ospitano una piccola cucina e sono collegate a quello superiore delle camere per mezzo di una scala esterna, più raramente da una interna.

L’intera area di Villa Ficana apparteneva a tre proprietari terrieri che rispondendo alla vivace domanda insediativa di un gruppo sociale in forte espansione, fecero costruire case economiche in terra cruda da affittare a braccianti e altri lavoratori a giornata: i casanolanti, abitanti delle case a nolo. Infatti negli ultimi decenni dell’XIX secolo il numero dei nullatenenti nelle periferie delle città andò aumentando di pari passo con la disoccupazione e il rialzo del costo dei generi di prima necessità. Gli abitanti di Borgo Ficana erano contadini che non riuscendo più a sopravvivere con il lavoro dei campi si trasferirono nella periferia di Macerata per lavorare a giornata come operai o braccianti. Le condizioni dei casanolanti erano pessime: un solo introito non era sufficiente al sostentamento della famiglia e al pagamento dell’affitto, quindi anche le donne e i bambini contribuivano lavorando sodo.

Villa Ficana non è un caso isolato. L’utilizzo della terra cruda nell’edilizia è la tecnologia costruttiva più antica e diffusa nel mondo. In momenti di depressione economica l’utilizzo del crudo fu diffusissimo in tutta Italia e nelle Marche, dove questo tipo di abitazione viene chiamato “atterrato”. Con la terra cruda venivano edificate sia case singole nelle aree rurali, sia intere borgate dalla caratteristica forma a schiera ai margini delle città e dei paesi. Nella nostra regione sono ancora molti gli edifici singoli in terra cruda che si possono scorgere nelle campagne, mentre Villa Ficana è uno dei pochissimi esemplari di borghi interamente in terra cruda dell’Italia continentale.

La materia prima degli atterrati è un impasto di argilla, paglia, acqua, materie organiche e materiali di carica come ghiaia e macerie di abitazioni dirute. Oltre ad essere un materiale a costo zero, opportunamente utilizzato, assicurava agli inquilini un ottimo isolamento dal caldo e dal freddo. Per evitare il diffondersi dell’umidità, prima della posa dell’impasto in terra veniva costruito un basamento impermeabile. Infine l’abitazione era coperta da un tetto particolarmente sporgente e le pareti più esposte agli agenti atmosferici erano ricoperte da intonaco o mattoni.

Le tecniche più diffuse per la costruzione degli atterrati sono l’adobe, il pisè e il massone. L’adobe è la tecnica ancora oggi più praticata e indica la costruzione di muri per mezzo di mattoni, realizzati con l’impasto visto sopra, essiccati al sole, dopo essere stati messi in forma negli stampi. La tecnica del pisè consiste nella realizzazione di blocchi spessi di terra battuta compattata dentro appositi strumenti, detti casseforme, che progressivamente vengono spostati orizzontalmente per realizzare altri blocchi. La tecnica usata in prevalenza a Villa Ficana è, invece, quella del massone (denominata “maltone” nelle Marche) che prevede la realizzazione di muri attraverso la semplice pressione sovrapposta di pani di terra mescolata a paglia. Gli edifici costruiti con questa tecnica sono riconoscibili dalla forma leggermente trapezoidale: lo spessore delle mura deve essere maggiore alla base e sensibilmente ridotto (di circa la metà) al livello del tetto.

Dai primi decenni del ‘900 Villa Ficana iniziò a essere trascurata, le sue case furono abbandonate e lasciate al degrado. Negli anni ’70 parte di esse vennero abbattute per realizzare un grande condominio in cemento. Solo negli ultimi anni ci si è resi conto della necessità di riqualificare il quartiere sottolineandone la  particolarità e il valore, riportandone alla luce la storia e quella dei suoi abitanti. A seguito del progetto di riqualificazione e ristrutturazione, il quartiere ha assunto una nuova considerazione e gli “atterrati” non sono più sinonimo di miseria ma di edilizia sostenibile e risparmio energetico. Il compimento della riqualificazione ventennale è stata la fondazione, nel 2014, dell’Ecomuseo da parte di tre associazioni. Il suo scopo è valorizzare la memoria collettiva, la storia e le tradizioni locali attraverso percorsi esperienziali, laboratori didattici, mostre e convegni. Inoltre è un centro di studio e divulgazione sull’architettura in terra cruda.

Per sapere di più sulla storia di Villa Ficana e dei suoi abitanti, delle tecniche costruttive in terra cruda e avere maggiori informazioni sui progetti, gli eventi e le visite guidare organizzate dall’ecomuseo, visitate www.ecomuseoficana.it

di S. Brunori