Storia di Pasquale Rotondi, l’eroe dell’arte italiana

San Giovanni Battista del Tiziano entra nella Rocca

“Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”, esclama il Galileo di Bertolt Brecht. Eppure ci sono momenti così duri e oscuri, che fanno vacillare la speranza, in cui un eroe serve.
Pasquale Rotondi è stato un eroe della Seconda guerra mondiale. Un eroe silenzioso, umile, discreto. La sua è la storia di una persona normale che fa cose straordinarie. È la storia di un uomo di Arpino, Frosinone, che lega indissolubilmente le sue vicende con le Marche, rendendole per qualche mese la sede della più grande collezione d’arte mai vista.

Questa storia inizia con lo scoccare dell’ora più buia. Il 1° settembre 1939 l’esercito tedesco invade la Polonia. È l’inizio della Seconda guerra mondiale. L’Italia temporeggia, ma è chiaro che presto dovrà scendere in guerra a fianco dell’alleato tedesco. Il Ministro dell’educazione Giuseppe Bottai è terrorizzato all’idea di quello che potrebbe accadere se il fuoco della battaglia arrivasse a toccare le principali città della penisola. I bombardamenti potrebbero decimare non solo le vite di soldati e civili, ma anche danneggiare in modo irreparabile il loro immenso patrimonio artistico. Il tempo stringe, urge trovare una soluzione. Viene concepito un piano segreto per la messa in sicurezza di quante più opere d’arte possibili: nasce l’“Operazione salvataggio”. Vengono create a tal scopo varie soprintendenze regionali. A capo di quella marchigiana viene messo un giovane studioso che aveva già lavorato nelle Marche, imparando a conoscerne a fondo i tesori: Pasquale Rotondi. Ma l’onere di Rotondi è ancora più gravoso, è infatti lui a dover coordinare l’intera operazione.

Rotondi è uomo pragmatico e preparato, non si lascia spaventare o scoraggiare dalle difficoltà che presenta l’impresa. Parte subito alla volta di Urbino e inizia a riflettere su come procedere. Capisce subito che nascondere le opere nei sotterranei della città, come aveva inizialmente progettato di fare, è da escludersi, perché qui giace un grande deposito dell’aereonautica, probabile bersaglio di attacchi. Il giovane studioso inizia quindi un viaggio esplorativo per le terre del Montefeltro in cerca del luogo ideale, che sia lontano da ogni punto suscettibile di interesse da parte dei militari e che, per ogni evenienza, abbia anche le dovute caratteristiche difensive per resistere ad eventuali attacchi. Poco distante da Urbino, la sagoma imponente della Rocca di Sassocorvaro sembra stagliarsi all’orizzonte come la risposta di cui aveva bisogno.

Nel frattempo, il 10 giugno 1940, Mussolini decide di sciogliere ogni riserva e dichiara l’ingresso in guerra dell’Italia. Non c’è più tempo da perdere. A Sassocorvaro iniziano ad essere stivate innumerevoli opere d’arte provenienti da ogni angolo delle Marche, quadri di Raffaello, Piero della Francesca, Tiziano, Crivelli, Paolo Uccello e innumerevoli altri. Anche Venezia decide di usare questo luogo come porto sicuro, impressionata dall’abilità organizzativa di Rotondi. Tra gli altri, la Tempesta di Giorgione e la Pala d’oro della basilica di San Marco arrivano in tutta segretezza alla Rocca.

Per quanto imponente, la Rocca dopo poco tempo è già al limite massimo della sua capienza. Rotondi si rimette in marcia, e trova un nuovo soccorso nel Palazzo dei Principi di Carpegna. Qui, nel 1943, vengono nascoste nuove opere provenienti da tutta Italia: i Caravaggio dalla chiesa di S. Luigi dei Francesi e di S. Maria del Popolo a Roma, opere di Raffaello, Mantegna e Bramante dal Castello Sforzesco e dalla Galleria di Brera a Milano, i manoscritti e i cimeli di Rossini da Pesaro, e moltissimi altri.

Proprio le carte rossiniane giocano un ruolo decisivo in un momento di incredibile tensione e pericolo di questa storia.

L’8 settembre del 1943 l’Italia firma l’armistizio. Cambiano i nemici e gli amici, i tedeschi sono pronti a riversare la loro ira sugli ex alleati, il governo di Roma è totalmente allo sbando. Rotondi custodisce ormai più di 8.000 opere d’arte, ed è praticamente solo. A ottobre si sfiora la tragedia: soldati tedeschi del Kunstschutz, l’ente creato per “proteggere” l’arte, arrivano a Carpegna. Notano subito alcune delle casse che custodiscono le opere d’arte. Ne aprono una. Dentro ci sono gli spartiti e varie carte di Gioacchino Rossini. Per i nazisti sono poco più che scarabocchi, non valgono nemmeno il tempo necessario ad aprire le altre casse.

La collezione è miracolosamente in salvo, ma Rotondi a questo punto ha sempre più paura che la fortuna non gli sorrida una seconda volta. Spedisce alcuni quadri nei sotterranei del Palazzo Ducale di Urbino, considerato più sicuro, e prende una decisione drastica: seleziona alcune delle opere di maggior valore e le porta con sé nella sua casa di campagna appena fuori Urbino. Per settimane, i suoi figli chiederanno come mai la madre rimanga costantemente chiusa in camera. Rotondi risponde che la mamma sta poco bene, è costretta a letto. In realtà, moglie e marito si alternano per sorvegliare di persona la Tempesta di Giorgione, il S. Giorgio di Mantegna, quattro Madonne del Bellini, la Madonna Roverella di Cosmè Tura, e le altre opere che Rotondi ha portato in salvo. Nello stretto spazio della loro camera, gli sposi possono ammirare una collezione che farebbe l’invidia di qualsiasi museo. La paura sembra lenirsi almeno un po’ mentre contemplano questi capolavori.

Ma non c’è molto tempo per perdersi nell’estasi dell’arte. La Linea Gotica è a pochi passi, le bombe e gli spari risuonano giorno e notte. Le Marche non sono più al sicuro. Rotondi, infaticabile, si occupa di coordinare le operazioni che portano al trasferimento delle opere in Città del Vaticano, forse l’ultimo luogo sicuro rimasto in Italia.

Nel 1945 la guerra finisce. Le opere d’arte sono tutte in salvo, non hanno subito il minimo danno. Pasquale Rotondi ha vinto. Ma per lui non è stata tanto un’eroica avventura, quanto piuttosto il suo dovere di storico dell’arte e cittadino.

Senza cercare lodi o premi, Rotondi continua a svolgere la sua opera di Soprintendente delle Marche e insegna per alcuni anni all’università di Urbino, per poi trasferirsi a Genova. Trascorrono così gli anni nel totale anonimato, con le sue gesta andate perse nella risacca della Storia. Ma Pasquale Rotondi è sereno, gli basta aver salvato quelle opere d’arte che per tutta la vita ha studiato e amato, riunendole, anche se per una terribile emergenza, nella più grande collezione d’arte che si sia mai vista.

Ma la storia ha un ultimo, meritato capitolo. Nel 1984, l’allora sindaco di Sassocorvaro, Oriano Giacomi, si imbatte quasi per caso nella testimonianza di un suo concittadino, Silvano Tiberi, che conosceva la storia di Rotondi. Il sindaco è sbigottito dal racconto e parte subito alla sua ricerca di questo eroe. Lo trova a Roma. L’incontro ci è stato tramandato più o meno così: il sindaco gli si avvicina con referenza. Lo chiama, e timidamente gli chiede se è proprio lui Pasquale Rotondi. L’uomo risponde affermativamente, domando a sua volta con chi sta parlando. “Sono il sindaco di Sassocorvaro”, si sente rispondere, quasi con un tono di scuse. Rotondi ci pensa un attimo, poi allarga il volto in un sorriso: “Era ora che vi ricordaste di me!”.

La storia di Pasquale Rotondi, eroe dell’arte, da quel momento è tornata a galla. Ed è doveroso continuare a raccontarla.

di F. Cantori
Photos © Archivio Pro Loco Sassocorvaro

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