Il Giudizio Universale di Ercole Ramazzani e la Collegiata di San Medardo di Arcevia

Giudizio universale Collegiata di San Medardo di Arcevia

L’opera testamento del pittore arceviese nella chiesa che custodisce dei capolavori

Nelle Marche si contano sulle dita di una mano le opere che raffigurano il Giudizio Universale sopravvissute o ritrovate. Tra queste vi è la grande tela di Ercole Ramazzani.

Ramazzani, nato nel 1537 ad Arcevia, è stato apprendista nella bottega di Lorenzo Lotto durante la permanenza dell’artista ad Ancona e Loreto nel periodo che va dal 1550 al 1552. Abbandonati gli studi del maestro prematuramente, inizia una prolifica attività artistica nel territorio marchigiano.

Il Giudizio Universale è un soggetto tradizionale nell’iconografia dell’arte sacra cristiana. Dagli oscuri maestri delle chiese altomedioevali e dai mosaicisti d’ispirazione bizantina fino ad arrivare ai più famosi Giotto della “Cappella degli Scrovegni” e a Michelangelo della Sistina, moltissimi artisti si sono cimentati nella sua rappresentazione.
Il Giudizio ha una sua iconografia tradizionale che vede il Cristo risorto in trono, nella iridescente mandorla mistica, contornato da angeli, santi, anime elette e simboli della passione. Sotto ai suoi piedi, i buoni sono posizionati alla sua destra mentre i dannati vengono dipinti alla sua sinistra.

Collegiata di San Medardo di Arcevia

L’ultima opera di Ramazzani, datata 1597, non differisce dall’iconografia tradizionale ed è palesemente ispirata al Giudizio di Michelangelo.  Questa tela è il testamento del pittore arceviese, noto anche per la sua forte personalità e il carattere ribelle, oltre che per le sue doti pittoriche che lo hanno reso uno dei maggiori interpreti del manierismo toscano.

Al centro della scena della grande tela di Ramazzani vi è un Gesù michelangiolesco che scende dall’alto dei cieli attraverso un varco illuminato. Ha una mano alzata ed è avvolto da un mantello rosso che ricorda il sangue del martirio. Gli angeli lo circondano, mentre fuori dalla mandorla di luce, in un tripudio di colori, si muove una miriade di figure, alcune delle quali portatrici di alcuni oggetti simbolici.

Nell’opera di Ramazzani, Gesù è collocato tra la giustizia, espressa dalla bilancia e dalla spada poste nelle mani dall’arcangelo Michele e la misericordia, rappresentata con il ramo di ulivo e la preghiera di intercessione di Maria e Giovanni Battista.
Nella parte alta del dipinto, su delle nuvole azzurrate, Ramazzani posiziona il paradiso dei beati, dove colloca gli apostoli, i martiri, le donne sante, i confessori, i patriarchi e i dottori della chiesa.
Sono presenti i molti dei simboli della passione di Cristo, esibiti in cielo dagli angeli, tra i quali la croce, il velo della Veronica, il martello, la tenaglia, i chiodi e la corona di spine.
Al centro del dipinto è collocato un grande angelo che suona la tromba della risurrezione ai lati del quale due angeli aprono il libro dell’apocalisse. In basso a sinistra sono collocate, come da iconografia, le anime risvegliate, mentre a destra i dannati sono inghiottiti in una voragine fiammeggiante e presi da diavoli torturatori.

Questa grande tela del pittore manierista si trova nella Collegiata di San Medardo, il principale edificio religioso di Arcevia. La chiesa di origine medievale, intitolata a S. Medardo, vescovo di Saint-Quentin, vissuto nel VI secolo, venne ricostruita nel XVI secolo. Dopo che Papa Sisto V la nominò Collegiata nel 1585, fu deciso di ricostruire la chiesa in forme più grandiose.

La ricostruzione portò alla demolizione non solo dell’antica chiesa originaria del 1208, ma anche di altre costruzioni limitrofe, e di parte della piazza prospiciente, ridotta ora a semplice via. L’’imponente struttura presenta una facciata, incompiuta, in cotto a due ordini, e una pianta a croce latina ad un’unica navata. Su progetto di Michele Buti, architetto pisano, i lavori iniziarono nel 1634 sotto la direzione di Ascanio Passeri da Pergola e si conclusero nel 1644.

Oltre alle numerose opere di Ercole Ramazzani, al suo interno sono conservati capolavori pittorici come le due straordinarie opere di Luca Signorelli: il “Polittico di S. Medardo con Madonna con bambino ed Eterno benedicente tra i santi e il Battesimo di Gesù”. Il Polittico di Arcevia si presenta come una delle opere più significative della produzione tarda dell’artista.

Tra le altre opere di particolare interesse vi sono il dossale d’altare recentemente restaurato in terracotta smaltata di Giovanni della Robbia raffigurante la Madonna con bambino tra i Santi Giovanni Battista e Girolamo; la Madonna del Rosario con i SS. Domenico e Caterina da Siena, uno dei capolavori di Simone Cantarini il Pesarese; gli arredi lignei dei maestri intagliatori Leonardo Scaglia e Francesco Giglioni. Inoltre, alcune opere di Claudio Ridolfi il Veronese, la Croce Processionale in argento del famoso orafo perugino Cesarino del Roscetto, una tavola di Piergentile da Matelica e Venanzio da Camerino raffigurante Madonna col Bambino, S. Anna, S. Giuseppe e S. Gioacchino.

La collegiata di San Medardo è anche sede del Museo Parrocchiale.

di S. Cecconi

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