Pergola tra storia e leggenda

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Racconti fantastici si intrecciano con una storia ricca d’orgoglio

Quando la sabbia della clessidra del tempo si deposita in gran quantità, diventa difficile distinguere tra storia e leggenda. Fatti reali si intrecciano con racconti che, tramandati di generazione in generazione, si dilatano e mutano. Il risultato di questo processo è l’identità di un popolo.

A Pergola questo fenomeno è particolarmente evidente. La sua storia è antica e articolata. Le fonti ufficiali si accavallano col folklore locale, aprendosi in un ventaglio di storie.

Alla storia documentata appartiene la nascita di Pergola come libero Comune, risalente al 1234. Gli eugubini attraversavano continuamente la Valle del Cesano, e quindi Pergola, per raggiungere il porto commerciale più vicino, a Senigallia. Durante questi “viaggi d’affari” nacque una salda alleanza con gli abitanti locali, e da lì la decisione di fortificare Pergola e istituirla ufficialmente come entità autonoma. Tracce tangibili di questi avvenimenti si riscontrano nelle architetture medievali di tipo umbro del centro storico. In particolare in molti edifici si distinguono le così dette “porte del morto”. Si tratta di particolari ingressi, stretti e terminanti a sesto acuto. Chiamate in questo modo perché venivano usate per far uscire il feretro dei familiari morti in casa, queste porte erano in realtà anche preziosi strumenti per la difesa delle abitazioni durante i numerosi saccheggi dell’epoca.

Sono anche i nomi stessi dei quartieri e delle vie di Pergola a ripercorrerne la storia. Il Quartiere delle Tinte e quello delle Conce testimoniano la forte presenza nel tessuto economico e sociale della città delle corporazioni dei vari mestieri. L’impronta di queste istituzioni è rimasta concretamente in molte antiche abitazioni, che conservano peculiarità riconducibili a specifiche manifatture come stanze adibite all’essiccazione o canali per lo scorrimento delle acque.

Ma abbiamo parlato anche di leggende, di racconti che si tingono di fantastico. Dobbiamo di nuovo riavvolgere le lancette al XIII secolo. Nei pressi di un territorio detto Monte Vecchio di Serra Sant’Onda, al confine con la città di Gubbio, avevano trovato sepoltura i martiri Secondo, Agabito e Giustina. Questa zona era stata testimone di eventi miracolosi, come buoi che si rifiutavano di arare la terra, genuflettendosi. Il sepolcro dei santi, ritenuto quindi fautore di prodigi, venne conteso tra le città di Gubbio, Gualdo Tadino, Spoleto e Amelia.

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© A. Tessadori

Venne deciso, per evitare che lo scontro degenerasse, di caricare le sante spoglie su di un carro trainato da buoi senza guida. La direzione scelta dai buoi sarebbe stata la vincitrice. Gli animali si orientarono verso Pergola, raggiunsero la chiesa di Sant’Agostino, oggi cattedrale della città, e vi si inginocchiarono. Le reliquie sono custodite ancora oggi nella cattedrale, e il leggendario evento è ricordato ogni anno da una rievocazione storica.

Facendo infine un balzo avanti nella storia moderna d’Italia, Pergola può vantare due primati d’eccezione. Fu infatti la prima cittadina marchigiana a insorgere contro il governo pontificio, nel 1860. Il coraggio dimostrato durante i moti insurrezionali le valsero la Medaglia d’oro al Risorgimento. Ma Pergola fu anche la prima città in tutta Italia su cui, issata nel Palazzo Municipale, sventolò orgogliosa la bandiera tricolore.

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