La Cartoteca Storica delle Marche

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A Serra San Quirico l’evoluzione del territorio marchigiano e della cartografia

Dante Alighieri nella sua Divina Commedia, definiva le Marche “quel territorio che siede tra Romagna e quel di Carlo”.
I confini delle Marche così come quelli di tutte le regioni e nazioni hanno inevitabilmente subito mutamenti territoriali nel corso dei diversi periodi storici.

Per conoscere come sia cambiata la conformazione di un determinato territorio si fa riferimento alle carte geografiche realizzate nel corso della storia. A Serra San Quirico, borgo della Provincia di Ancona, è possibile leggere quale sia stata l’evoluzione geografica e amministrativa del territorio marchigiano grazie alla Cartoteca Storica delle Marche. Allestita in alcune sale restaurate del complesso monastico silvestrino di Santa Lucia, nel centro del paese, si compone di una raccolta storico-cartografica che offre una rappresentazione del territorio regionale del periodo compreso tra il XVI secolo e l’Unità d’Italia.

La Cartoteca nasce nel 1987 come associazione scientifica, che ha come obiettivo quello di raccogliere e studiare la cartografia regionale delle Marche e di ricostruire criticamente l’area geografica regionale. Nei primi anni Novanta, a seguito di un accordo stilato tra il comune e la Cartoteca Storica, viene offerta una prima sede espositiva alla raccolta storico-cartografica. Nel corso del tempo, la Cartoteca amplia la sua collezione grazie all’acquisizione di ulteriori carte sul mercato antiquario e ciò consente di progettare la realizzazione di una raccolta sistematica che ha trovato spazio in tre sale del complesso monastico, affiancate da una biblioteca di storia della cartografia.

Dopo una serie di lavori di restauro, resi necessari a causa del terremoto del 1997, l’edificio che ospita la Cartoteca è stato riaperto al pubblico il 29 luglio 2001.

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Il luogo scelto per ospitare la Cartoteca si adatta perfettamente ad accogliere questo museo cartografico, se si pensa al legame che da sempre l’ordine silvestrino ha avuto con la natura e il territorio. Inoltre, va ricordato che uno dei più illustri cartografi marchigiani è stato proprio un silvestrino, l’abate Moroncelli, nato a Fabriano e che nel 1711 ha realizzato La Marca anconitana e fermana oltre ai più noti Globo terrestre e Globo Celeste.

La chiesa di Santa Lucia e il monastero furono sin dalla loro origine legati alla regola silvestrina. La chiesa, che in origine fu costruita in stile gotico fu consacrata nel 1291. Le fattezze attuali, che la rendono uno splendido esempio barocco, volute dai monaci, sono il risultato della sua ricostruzione a seguito del terremoto del 1650 che la distrusse completamente.

L’allestimento, organizzato in tre sale espositive, oltre a restituire l’immagine territoriale delle Marche, consente di scoprire come la stessa cartografia si sia evoluta nel corso dei secoli.

La prima sala ospita le prime rappresentazioni della regione Marche. Si tratta di documenti medioevali, che raccontano di come la nascita della stampa tipografica abbia modificato la rappresentazione geografica, non più mediata dalla mano del copista. Le Tabulae Novae costituiscono i primi documenti della cartografia moderna, dove compaio per la prima volta le rappresentazioni dei territori regionali. La prima carta nota che illustra le Marche è la Marcha de Ancona nova, del geografo piemontese Giacomo Castaldi, risalente al 1548, dalla quale derivano altri documenti che restituiscono e definiscono i confini regionali dell’epoca. Le regioni marchigiane del tempo sono costituite dalla Marca di Ancona, che comprende l’attuale provincia di Ancona, Macerata e parte dell’ascolano e del Ducato di Urbino, corrispondente all’odierna Provincia di Pesaro-Urbino (e di parte del territorio umbro).

Nel corso del tempo la cartografia delle regioni viene migliorata  e verso la metà del seicento, le carte del Ducato di Urbino e della Marca di Ancona, realizzate da Giovanni Antonio Magini, vengono utilizzate per molto tempo come fonte dai grandi atlanti olandesi che dominavano il mercato cartografico europeo del XVII secolo. Le rappresentazioni del Magini della Marca di Ancona e del Ducato di Urbino fotografano un territorio che rimarrà inalterato per un secolo.

L’evoluzione della rappresentazione cartografica è parte della seconda sala espositiva della Cartoteca. A partire della seconda metà del Seicento, infatti, anche i territori sub-regionali iniziano ad essere rappresentati dettagliatamente. Alcuni esempi sono la Marca Anconitana e Fermana dell’abate Moroncelli o il Territorio di Ascoli, dell’ingegnere militare Odoardo Odoardi dei Cantilini, nel quale compaiono anche le località di Fano, Sant’Angelo in Vado, Cagli, Fossombrone e Fermo.

La terza sala ospita documenti storico-cartografici che preannunciano la nascita della cartografia moderna. Con lo sviluppo dello stato moderno, la cartografia inizia a disporre di documentazioni sistematiche che le consentono di restituire un disegno del territorio sempre più preciso, fino ad arrivare alla precisione topografica che costituisce il diretto precedente della cartografia ufficiale italiana.

In quest’ultima sala, dove si conclude il percorso espositivo, è possibile ammirare la fedele riproduzione di un globo terrestre del grande cartografo veneziano Vincenzo Coronelli che aveva lavorato come cosmografo alla corte del Re Sole.

di S. Cecconi

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