I luoghi della cultura di Cagli

Cagli

Il Palazzo Pubblico e il Teatro, custodi di meraviglie

Le vie ortogonali di Cagli, che si intersecano in uno scacchiera che percorre tutto l’incantevole borgo, nascondono ai loro angoli preziosi tesori.

Affacciato su Piazza Matteotti, il Palazzo Pubblico di Cagli è un gioiello di architettura dalle mille sfaccettature. L’edificio come si presenta oggi nasce dall’accorpamento di due distinti complessi. Uno è il Palazzo Grande, sede della magistratura cittadina, l’altro è il Palazzo del Podestà, attiguo alla Chiesa di San Giuseppe. L’edificio venne donato nel 1476 al Duca di Urbino Federico da Montefeltro, che commissionò numerose modifiche all’architetto Francesco di Giorgio Martini, che di lì a poco avrebbe progettato anche la Rocca e il Torrione, simbolo di Cagli.

Il Palazzo Pubblico è chimerico, i suoi spazi sono occupati da sale dalle più svariate architetture e funzioni. Anguste e claustrofobiche sono le antiche carceri, che conservano ancora l’atmosfera di impotente clausura dei suoi prigionieri. Di tutt’altro tenore il clima che si respira nel Salone degli Stemmi. Decorato nel 1889 per commemorare i 600 anni della riedificazione di Cagli dopo l’incendio che la sconvolse, nel Salone sono raffigurati i blasoni di tutte le città che contribuirono alla ricostruzione.

Storia e cultura sono al centro della collezione del Museo Archeologico e della Via Flaminia, anch’esso con sede in alcune stanze del Palazzo Pubblico. Numerosi e di grande interesse i reperti provenienti da zone limitrofe, soprattutto da Fondarca. Potremo studiare ritrovamenti che coprono un arco di tempo vastissimo, testimonianti la storia del territorio.

Per completare questa alchimia di elementi così eterogenei per epoca e caratteristiche, nel cortile possiamo ammirare l’Ordine Cosmico, scultura del celebre artista contemporaneo Eliseo Mattiacci.

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© A. Tessadori

Luogo di fermento culturale della città e preziosa testimonianza artistico-architettonica è lo storico teatro. Inaugurato nel 1878, il teatro lascia indovinare la propria bellezza appena varcato l’ingresso. Il foyer è infatti occupato da quattro imponenti colonne che sbocciano in un’elegante volta a crociera con decorazioni dai colori vividi. Nella grande sala, la platea è coronata da tre ordini di palchi e un loggione, ognuno dei quali abbellito da raffinate decorazioni, diverse per ogni livello. Sono tutte opera di Alessandro Venanzi, a cui si deve l’intero adornamento del teatro. La bocca d’opera è delimitata dalle statue raffiguranti la Commedia e la Tragedia, sotto le quali troneggiano i busti degli indiscussi maestri di questi generi drammatici: rispettivamente Goldoni e Alfieri.

Sublime è il soffitto sopra i nostri occhi. Dipinto in tonalità azzurre, così sapientemente stese da creare un trompe l’oeil che sembra renderlo concavo, presenta raffigurazioni allegoriche delle sette arti liberali. Queste nobili figure circondano il grande lampadario, che nasconde un particolare trucco di scena. Un sofisticato meccanismo permette infatti di abbassare o alzare il lampadario, in modo da poter regolare l’intensità della luce nella sala, creando suggestivi effetti. Vero emblema del teatro, lascia infine a bocca aperta il sontuoso sipario. La scena che lo ricopre fu concepita dal Venanzi e ritrae una folla di soldati, paggi e alti dignitari attorno al padiglione di Federico Barbarossa che nel 1162 pose sotto assedio Cagli.

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