Studentato Montefeltro di Urbino: un Rinascimento nel Rinascimento

Dopo quasi quarant’anni di abbandono, l’ex Hotel Montefeltro di Urbino rinasce come casa per gli studenti. Dietro il recupero dell’edificio c’è però una storia più profonda: quella di Andrea Sartini, della sua famiglia e di un impegno portato a termine anche quando la vita ha imposto la prova più dolorosa.

A Urbino il Rinascimento non appartiene soltanto al passato. Vive anche nella capacità di guardare un luogo per ciò che può diventare e di costruire il futuro là dove per anni è rimasto soltanto un vuoto.È in questo senso che la rinascita dell’ex Hotel Montefeltro può essere letta come un nuovo Rinascimento dentro la città del Rinascimento.Dopo circa quarant’anni di inutilizzo, l’edificio nel quartiere di Piansevero torna a vivere con una funzione completamente diversa. Inaugurato alla presenza della ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, il nuovo Studentato Montefeltro dispone di 60 camere, 15 singole e 45 doppie, per un totale di 105 posti letto, oltre ad aule studio, spazi comuni, lavanderia e palestra.L’intervento rientra nel Piano Housing del Ministero dell’Università e della Ricerca, finanziato con risorse del PNRR. Trentadue posti saranno riservati agli studenti borsisti attraverso una convenzione con ERDIS Marche, mentre i restanti verranno messi a disposizione a tariffe calmierate.




I numeri descrivono la portata dell’intervento. Non ne raccontano, però, il significato più intimo.
Questa storia nasce dalla visione di Andrea Sartini e dalla scelta, condivisa con i fratelli Stefano e Roberto, di investire tempo, energie e risorse nella trasformazione di un edificio fermo da decenni. Andrea fu il primo a credere che quella struttura potesse diventare una casa per gli studenti, pur sapendo che, con ogni probabilità, non avrebbe visto il progetto giungere a compimento.La sua scomparsa, avvenuta mentre i lavori erano ancora in corso, avrebbe potuto interrompere il cammino. Il cantiere, invece, è andato avanti. Stefano e Roberto Sartini, insieme ai collaboratori della Costruzioni Edili Sartini S.n.c. hanno condotto l’opera fino al traguardo, rispettando una scelta, una parola data e una visione condivisa.È qui che il carattere familiare dell’impresa assume un significato più profondo. Famiglia diventa continuità, responsabilità e capacità di sostenersi quando una vicenda dolorosa cambia improvvisamente il corso delle cose. Ma diventa anche spirito di squadra, perché nessun risultato di questa portata appartiene a una sola persona. Le parole di Stefano Sartini restituiscono con chiarezza questa dimensione: «Ciò che facciamo non inizia semplicemente da noi e non finisce con noi». Nel nuovo Studentato Montefeltro non c’è quindi soltanto il risultato di un investimento, ma il lavoro di una squadra e un’eredità morale affidata a chi ha continuato a costruire. Accanto alle parole di Stefano, a rappresentare la dimensione più intima e familiare dell’impresa è stata Matilde Sartini, figlia di Andrea. «La morte di mio padre non ha fermato il cantiere», ha ricordato durante la cerimonia. Matilde ha espresso il desiderio che gli studenti possano respirare, dentro quelle stanze, la determinazione del padre. Ha raccontato la cura riservata a ogni particolare per dare calore alla struttura, riportando il valore dell’impresa alla sua dimensione più umana.

Realizzare uno studentato, del resto, non significa soltanto predisporre camere e servizi. Significa creare una casa per ragazzi che arrivano da lontano. Il senso della famiglia si allarga così fino a comprendere quelle che affideranno a questo luogo i propri figli. Dove per decenni c’erano finestre spente e stanze vuote, ora ci saranno incontri, studio, relazioni e nuovi inizi. Il recupero dell’edificio restituisce valore al quartiere e rafforza il legame storico tra Urbino e la sua Università, senza consumare nuovo suolo. È un Rinascimento concreto, fatto di muri recuperati e funzioni nuove. Ma è anche un Rinascimento umano: la capacità di trasformare la memoria di una persona in un bene destinato agli altri.Andrea Sartini non ha visto gli studenti attraversare quella porta. Eppure, ogni volta che accadrà, una parte della sua visione continuerà a compiersi.Forse è proprio questo il significato più autentico del costruire: lasciare qualcosa che continui ad abitare il futuro, anche oltre di noi.