Piceno e Fermano da riscoprire

Montemonaco

Il rilancio dei gioielli nel sud delle Marche

Sono lì da sempre, forse solo un po’ nascosti. Una costellazione di piccoli paesi che silenziosi trascorrono il fluire del tempo a ritmo compassato, legati a modi di vivere che altrove sembrano remoti. Un arcipelago di realtà che sono sfuggite alla vorticosa velocità che stritola il presente, concedendosi il lusso di conservare un’identità forte, autentica e genuina.
Sono lì da sempre, forse è il momento di riscoprirli.

Di chi stiamo parlando? Di tutti quei comuni, borghi e cittadine che formano la parte meridionale delle Marche, nelle province di Fermo e Ascoli Piceno. Tutti quelli che spesso sono ingiustamente sottovalutati quando si tratta di organizzare un giro nelle Marche. Tutti quelli che possono offrire a chiunque decida di visitarli, esperienze uniche. Parliamo delle persone che li popolano, delle loro tradizioni, delle attività che producono eccellenze, un complesso patrimonio di storie, culture e saper fare.

Per fortuna il territorio ribolle di persone che hanno voglia di togliere il velo che copre questi gioielli per farli ammirare a quante più persone possibile. C’è fermento nell’aria, voglia di fare. Ci sono associazioni che stanno creando reti che si pongono l’obiettivo di valorizzare questi luoghi.

Un turismo nuovo che esalta le bellezze di Ascoli Piceno

Quello che di certo non manca è la materia prima. Si consideri l’area picena: se è vero che a livello turistico l’attenzione è sempre stata polarizzata dalla città capoluogo, Ascoli Piceno, con il suo incantevole centro storico, e San Benedetto del Tronto, fulcro del turismo balneare, è altresì vero che dirigendosi nell’entroterra si apre un mondo da scoprire. Scoprire è un termine che non ci si stancherà mai di ripetere, perché sottolinea non solo la necessità, ma anche la gioia nel vedere finalmente brillare di luce propria certi luoghi: scoprire la stele di Castigliano, uno dei più antichi manufatti mai ritrovati con caratteri dell’alfabeto italico, nello stesso borgo custode di tante leggende dei Templari. Scoprire le meraviglie dei Sibillini e i misteri della Sibilla partendo da Montemonaco; conoscere l’arte dei ramai di Force, o la tradizione casearia di Rotella; rilassarsi cullati dalle cure termali di Acquasanta Terme. Sono solo alcuni esempi tra i tanti che potremmo citare come suggerimento per scoprire il Piceno.

Riunire e coordinare tutte queste incredibili realtà, facendo squadra, è quello che da anni sta facendo BIM Tronto, il consorzio Del Bacino Imbrifero Del Fiume Tronto, guidato dal presidente Luigi Contisciani. È sotto l’egida di questo ente che è nato Mete Picene, che opera in parallelo con il Sistema Museale Piceno per proporre un turismo socio-culturale di qualità, che possa coinvolgere target ampi e nuovi. Mete Picene è un progetto che gioca con l’acronimo del nome per mettere subito in chiaro su cosa si basa: musei, esperienze, territori ed eccellenze del piceno. L’obiettivo è chiaro: far emergere lo straordinario patrimonio ambientale, culturale ed enogastronomico dell’area. Come? Ridefinendo il concetto di turismo, partendo dallo scopo di supportare tutti quei paesi che si sono trovati nel cratere del sisma, allargando poi l’azione a tutta la provincia. Una resilienza concreta, che attraverso il turismo può trovare una spinta decisiva per ripartire. Il terremoto, infatti, ha esasperato problemi già in essere, dallo spopolamento alla carenza di servizi. Ma la determinazione, la “tigna” che contraddistingue i marchigiani come pochi altri, obbliga a sperare e a rimboccarsi le maniche.

L’idea profonda che c’è dietro questa attività è che il territorio interessato si presta per sua natura a un turismo peculiare, allo stesso tempo al passo con le tendenze internazionali ma anche unico, inimitabile e apripista per una concezione nuova. Un turismo rigenerativo, che faccia risorgere dal terremoto e doni vita nuova. Un turismo trasformativo, che non si limiti cioè a una semplice esperienza piacevole, ma arrivi a toccare nel profondo, a trasformare appunto. Questo può avvenire solo se chi arriva si immerge nel territorio, lo vive sulla sua pelle. Diventa il protagonista di una storia, una narrazione che senza artifici la comunità e i luoghi di destinazione intrecciano semplicemente vivendo e mostrandosi. Per questo il turismo è “socio”, perché non può prescindere dal coinvolgere gli abitanti locali. Come guide, come storyteller, come compagni di viaggio. Ma è anche “culturale”, perché si vuole rimarcare con forza l’ineguagliabile proposta museale del Piceno. Decine di musei che formano una rete con pochi eguali in Italia, realtà di medio-piccole dimensioni, eterogenee nei contenuti e autentici presidi territoriali. Il museo del fischietto a Massignano, quello del baco da seta a Colli del Tronto, quello delle mummie a Monsampolo del Tronto, fino ai rinomati Museo Archeologico Statale e la Pinacoteca ad Ascoli, e tanti, tantissimi altri.

Di nuovo: scoprire come parola chiave. Portare un messaggio, costruire intorno alla ricchezza del territorio una meta turistica. Parlare ai giovani attraverso le nuove tecnologie e la digitalizzazione; parlare agli stranieri con la consapevolezza che queste mete possono interessare un bacino di utenza internazionale appartenente a fasce eterogenee; parlare a chi qui già ci vive, o vive vicino, perché a pochi passi da casa può nascondersi uno scrigno che aspetta solo di dischiudersi sul tesoro che contiene.

Viaggio slow per farsi accogliere dalle meraviglie di Fermo

Ospitalità, partecipazione, autenticità, esperienza. Concetti da cui non si può prescindere, idee che si fanno sostanza concreta di quello che il territorio fermano, al pari di quello piceno, è in grado di offrire e regalare. Sono i punti cardine da cui muove Marca Fermana, l’associazione turistica guidata dal presidente Ivano Bascioni, che rappresenta la cabina di regia per i comuni e le associazioni di categoria della Provincia di Fermo, con l’obiettivo di coordinarli per perseguire il comune obiettivo di dare risalto alle tante bellezze che quest’area custodisce. Anche in questo caso c’è la volontà di svincolare l’offerta dal monopolio del turismo estivo e balneare, che ovviamente ricopre un ruolo fondamentale, ma che è giusto e opportuno si leghi sinergicamente a una più profonda conoscenza di quello che la provincia propone scivolando verso l’entroterra. La mancanza di un polo chiaramente identificativo che contraddistingue altre regioni non deve essere percepita come debolezza, ma al contrario come riconoscimento di un’offerta diffusa, spalmata in tutto il territorio dal mare alla montagna, passando per le colline. Miriadi di realtà diverse, ognuna con storie, tradizioni e caratteristiche precipue, che però trovano una sintesi nell’atmosfera, nella stimmung, comela chiamerebbero i filosofi tedeschi, che permea tutto il territorio. È un insieme di sensazioni, di colori, odori e profumi che nel fermano si fanno evidenti se ci si prende il tempo di farli uscir fuori, trasformandosi in esperienza irripetibile. Proseguire con calma, soffermarsi non solo a vedere, ma a guardare. Non solo sentire, ma ascoltare. Non consumare un luogo, ma capirlo. Con questo spirito si può ammirare il panorama dalla splendida terrazza di Grottammare, a picco sull’Adriatico. Spostarsi da Falerone a Porto San Giorgio, passando per Montegiorgio, conoscendo i loro splendidi teatri. Concedersi shopping di lusso che nasce dall’artigianato nel distretto calzaturiero di  Porto Sant’Elpidio, Montegranaro e Monte Urano.

Perdersi nei colori e nelle forme dipinte da Crivelli e Osvaldo Licini a Sant’Elpidio a Mare e a Monte Vidon Corrado. Fare trekking tra gli speroni rocciosi di Montefalcone Appennino e Smerillo. Potremmo continuare ancora e ancora, a testimonianza che ovunque si punti il dito nella cartina di Fermo. C’è qualcosa in grado di emozionare, se gli dedichiamo il giusto tempo. Per questo qui non può esistere un turismo che non sia “lento”, per questo da Marca Fermana è nato il progetto Slow Marca. Si tratta di una serie di itinerari ideati e realizzati per far scoprire i vari comuni in un modo che sia realmente immersivo e partecipato. È questione di accoglienza. Questo il perno attorno al quale ruota la filosofia del progetto. Far sentire chi arriva partecipe del luogo dove cammina. È un viaggio, non una semplice vacanza. Se anche si percorrono poche centinaia di metri, ad ogni angolo c’è una storia, un dettaglio, un particolare, dietro cui si nasconde un mondo. Per questo le visite sono sempre accompagnate da una guida altamente specializzata, che sa esporre con le giuste conoscenze, i giusti mezzi e le dovute competenze tutto quello che può affascinare il viaggiatore. È un modo per dare ampio respiro all’iniziativa, che così può accogliere tanto chi abita nel comune limitrofo quanto chi viene da un lontano paese del nord Europa, come già accaduto. Slow Marca è iniziata portando i visitatori alla scoperta di Fermo, focalizzandosi sulle storie dei suoi personaggi più illustri, raccontate passeggiando nei loro stessi luoghi. È proseguita a Moresco, uno dei tanti piccoli borghi che punteggiano le colline fermane, centro squisitamente medievale dominato da una torre a pianta eptagonale che è un unicum eccezionale, che da sola vale il viaggio. Non manca durante la scoperta di questi luoghi l’accompagnamento di degustazioni dei prodotti enogastronomici tipici, che fanno parte della cultura profonda del territorio tanto quanto i musei e le architetture.

Marca Femana

I paesaggi, la cultura, la gente, tutti gli elementi costitutivi del sud delle Marche sono lì pronti per accogliere il viaggiatore che decida di uscire dal sentiero battuto, che si prenda il tempo per scoprire luoghi che gli riserveranno sorprese stupende. Tanto la Marca fermana quanto le Mete Picene hanno l’indubbio merito di promuovere e valorizzare zone delle Marche che sicuramente nell’immediato futuro raccoglieranno i frutti di questo lavoro e della loro connaturata bellezza.

Photos © Archivio Mete Picene e Archivio Marca Fermana

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