Giochi di sguardi nella chiesa di San Francesco a Montelupone

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Imponente e maestosa, la chiesa di San Francesco si staglia al centro di Montelupone, circondata dalle basse case che si susseguono vicine, lungo le strette vie.

Dedicata al Santo d’Assisi, che aveva percorso queste terre, della struttura originale del 1251 rimane ben poco, così come è andato quasi del tutto perso l’impianto dell’adiacente convento. Nel tempo infatti la chiesa subì varie modifiche, le più significative delle quali risalgono al XVIII secolo, quando venne ridisegnata seguendo il gusto tardobarocco, che appare ben riconoscibile nelle ricchissime decorazioni. Il bianco candido degli stucchi si anima attraverso le appariscenti forme barocche, dando un senso al contempo di pace e di sfarzo.

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Questo non è l’unico dei grandi cambiamenti che la chiesa ha attraversato. Uno dei più recenti, ben più traumatico, è quello avvenuto a seguito della grande frana del 1980 che ha colpito Montelupone. L’instabilità del terreno percorso nelle sue viscere da grandi masse d’acqua, che sa essere tanto risorsa preziosa quanto potenziale calamità, ha rischiato di far perdere alla città uno dei suoi tesori. La chiesa di San Francesco si è piegata, ma non spezzata. Un significativo intervento di recupero ha reso di nuovo accessibile la struttura, all’interno della quale il pavimento rimasto sfalsato, non perfettamente pianeggiante, rimane a fare da monito.

Ma per fortuna oggi possiamo ammirare in perfetta sicurezza le meravigliose opere d’arte ospitate all’interno della chiesa, degne di grande interesse. Sopra l’ingresso, sulla cantoria in legno dipinto, fa bella mostra di sé l’organo realizzato da Pietro Nacchini, maestro del celebre organaro veneziano Gaetano Callido. Le quattro statue in stucco raffiguranti la Fede, la Speranza, la Carità e la Sacra Romana Chiesa ci osservano dall’alto delle loro nicchie, avvolte da ricchi panneggi. Ci invitano a fermare lo sguardo verso le cappelle laterali, dove campeggiano opere di indiscutibile valore come il San Giuseppe da Copertino di Benedetto Bianchini, del 1754, o la Madonna Immacolata del 1631 del pittore fiammingo Ernest Van Schayck. Infine, la nostra attenzione viene completamente catturata dalla grande pala d’altare. Il quadro, realizzato nel 1525 da Antonio da Faenza, raffigura la Madonna del latte, intenta ad allattare Gesù Bambino mentre è circondata da uno stuolo di santi. Sopra le figure sacre una grande volta che rimanda a uno schema architettonico di chiara derivazione bramantesca si apre su un paesaggio agreste, che fa da sfondo. L’effetto di profondità conferito dall’abile uso della prospettiva è stupefacente, sembra quasi che la chiesa non abbia fine, e che l’altare si affacci davvero sul mondo esterno. La maestria dell’autore fa anche sì che un ulteriore effetto ottico ci impressioni, spostandoci per la navata della chiesa: il quadro sembra orientarsi dalla nostra parte, quasi seguirci, le colonne dai capitelli corinzi si aprono o si stringono a seconda della nostra posizione, in modo estremamente suggestivo.

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