Il professore a Matelica

8 aprile 2015 | Commenta Girotondo Segnalibro

Ognuno ha i suoi gusti. E nessuno può essere giudicabile. Quando si parla di arte in senso lato, ognuno ha le sue preferenze e nessuna può essere discutibile: c’è a chi piace ed a chi no. Ma non vale solo per l’arte, vale per il concetto di bellezza, per il mangiare, perfino per i luoghi.
A questa variabilità non si sottrae ovviamente neanche la musica: generi, artisti, brani, sono tutti passibili di personale giudizio.
E’ innegabile però che ci siano artisti che con la loro carriera, con il loro talento, con la loro capacità di attraversare indenni interi decenni, di richiamare l’attenzione e l’amore di giovani e meno giovani, di sfornare brani che sono dei grandi classici che chiunque sa canticchiare, si siano meritati in posto particolare nella cultura musicale italiana.
Ed il Professore, al secolo Roberto Vecchioni, è sicuramente uno di questi. Sogna ragazzo sogna, Samarcanda, Luci a San Siro, Voglio una donna…sono pietre miliari che tutti conosciamo ed amiamo.
E venerdì avremo l’occasione di ascoltarlo col suo ultimo tour, di passaggio nelle nostre Marche, al Teatro Piermarini di Matelica.
Sarà una serata sicuramente unica, in cui musica, parole e brani dal suo ultimo libro Il mercante di luce si alternano in un affascinante dialogo. La voce del raffinato cantautore e la chitarra classica di Massimo Germini danno vita ad una serata dal sapore esclusivo proposta nel ricco cartellone musicale del Piermarini promosso dal Comune di Matelica e dall’AMAT.
L’attività di Roberto Vecchioni nel mondo musicale inizia negli anni ’60: scrive canzoni per artisti affermati (Vanoni, Zanicchi, Cinquetti) e avvia collaborazioni con Nannini, Oxa, Patty Pravo. Nel 1971 si propone per la prima volta come interprete delle sue canzoni e incide il suo primo album, Parabola che contiene la celeberrima Luci a San Siro. Il successo di pubblico arriva nel 1977 con l’album Samarcanda, cui fanno seguito più di venti album e altrettante raccolte fino all’ultimo Io non appartengo più (2013) pubblicato da Universal Music in cui Roberto Vecchioni – a distanza di sei anni da Di rabbia e di stelle – si racconta con dodici nuovi brani.
Nelle sue canzoni parla d’amore e di cose perdute o ritrovate, di occasioni non colte, di affetti vicini e lontani: la sua dimensione più precisa è il sogno, il ricordo. La scelta è quella di un linguaggio ironico, spesso autobiografico e spiccatamente favolistico, che attinge da miti e trame storiche rese attuali, come parabole.
A Matelica il pubblico potrà apprezzare anche brani dall’ultimo toccante romanzo del Professore, Il mercante di luce, uscito nel 2014 per Einaudi editore. La vicenza narra la cronaca dei giorni di un ragazzo colto e curioso, emozionato di fronte a quello che sa della vita e a un padre che gliene spiega il senso, l’unico che conosce. Marco è ormai prossimo alla fine. Ha diciassette anni e soffre di progeria, una malattia che accelera vertiginosamente lo scorrere del tempo e condanna a una vecchiaia precoce. Suo padre, Stefano Quondam, fuori dal tempo e dal mondo ci si è sempre trovato, anche se in maniera diversa. È un professore di letteratura greca, grandissimo e misconosciuto, un Don Chisciotte che non ha mai smesso di combattere una testarda battaglia contro la stupidità e l’omologazione. Certo, è al tempo stesso un uomo imperfetto, pieno di difetti, ma vuole trasmettere al figlio quanto ha di più suo. E vuole credere con tutto se stesso che la bellezza che gli tempesta la memoria sia una luce così potente da svergognare il buio. Ma tra i due, chi è veramente il mercante di luce? Chi salva l’altro?. Il filo che unisce padre e figlio, che trasforma il pensiero in un racconto che non potrà essere dimenticato, è la poesia greca: un excursus appassionato, un viaggio in cui si rincorrono i grandi gesti e le tenere paure di poeti e poetesse dell’unico tempo possibile, quello tra il mito e l’invenzione. E sarà proprio qui tra Omero e Saffo, Anacreonte, Sofocle, Euripide, in un punto sospeso tra pagine da sfogliare, passioni e vita vissuta, che troveranno il varco per salvarsi entrambi, perché non è possibile che “gli uccelli cantino quando finisce una tempesta e un uomo non sappia essere felice per il sole che gli resta”. E potranno dire -forse- di non avere più paura, di morire e di vivere.

 

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