C’era una volta la colazione

7 gennaio 2015 | Commenta Segnalibro Un pò di Why

Non è l’inizio di una fiaba. Ma come nelle fiabe, il tempo della narrazione è quello del ‘fu’: se prima infatti la colazione era un momento centrale della giornata delle famiglie, oggi è qualcosa di rapido e veloce, difficilmente condiviso. Un caffè di fretta al bar, in piedi, tutto al più accompagnato da un cornetto industriale omologato da Nord a Sud, da Est ad Ovest, con l’illusione di aver così incamerato tutte le energie che ci serviranno fino a quando, forse, ci potremo sedere e pranzare.
Che la colazione sia il pasto più importante della giornata e che per questo dovremmo darle l’attenzione che merita, è qualcosa di risaputo ma che, come tante altre cose, ci dimentichiamo spesso. Ci manca il tempo, diciamo. Ma se riflettessimo in po’ su quegli alimenti che erano i protagonisti della prima colazione e che davvero tanto aiutavano nell’essere concentrati e pimpanti durante la giornata, forse qualche minuto ce lo potremmo ricavare ed in un sol colpo faremmo felici nutrizionisti, sociologi e soprattutto … il nostro palato.
Una volta i bambini avevano a disposizione in qualsiasi momento latte “alla spina”. Sicuramente c’era una poesia unica nel bere il latte appena munto ma quanto all’igiene… qualcosa da obiettare ci sarebbe stato. Oggi grazie alle moderne reti distributive, nelle Marche abbiamo trovato un giusto compromesso: in poche ore dalla mungitura, si può avere a disposizione un ottimo latte fresco con garanzie igieniche infinitamente superiori a quelle di un tempo.
Latte quindi come materia prima essenziale per la colazione di una volta sia dei bambini che dei grandi (eventualmente colorato con un po’ di “caffè d’orzo”). La parte solida della colazione era costituita dal pane fatto in casa; anzi la colazione era il momento ideale per lo “smaltimento” del pane raffermo che veniva ammorbidito nel latte o abbrustolito sulla brace.
Ma oltre al pane, non era raro che sulle tavole apparecchiate del mattino comparissero biscotti, ciambelle e ciambelloni. E proprio quest’ultimo la faceva da padrone: un dolce dall’aspetto di una torta ben lievitata a base di farina, uova, zucchero, latte, strutto o burro, buccia di limone, lievito e bicarbonato.
Esistevano poi svariati tipi di ciambelle, come quelle all’anice dette anche anicini o quelle frastagliate, chiamate anche “strozzose” per la loro asciuttezza tanto da richiedere l’aiuto di una tazza di latte caldo per inzupparle o di un buon bicchiere di vino cotto, quando invece che per la colazione venivano proposte come dolce a fine pasto.
Per quanto riguarda i biscotti, dimenticate le colorate buste industriali alle quali siamo abituati e sostituitele con i gustosissimi anicetti a base di farina, strutto, semi di anice, zucchero, latte e uova.
Altrettanto apprezzati erano anche i biscotti di mosto, prodotti nella maggior parte del territorio regionale, e gli storici biscottini sciroppati, detti anche biscutin’, inviati un tempo dai familiari ai soldati al fronte durante la guerra.

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