Centotrentacinqueminuti: il tempo della poesia

4 novembre 2014 | Commenta Scelti per voi Segnalibro

Quanto ci vuole per raccontare un uomo, un genio, un poeta? A Mario Martone sono bastati 135’: quelli del suo “Il Giovane Favoloso” dedicati al nostro Giacomo Leopardi
Si dice che per conoscere una persona non basti una vita. In questo caso sembrano non essere bastati decenni di studi, approfondimenti, parafrasi. Giacomo Leopardi fu una personalità complessa, dai tratti a volte sfocati, circondati di quell’alone di pessimismo che ha sempre fatto da contr’altare ad un genio mai messo in discussione.
Giacomo e la sua Recanati, Giacomo e i suoi amori, Giacomo e i suoi tormenti interiori. Non è facile addentrarsi nell’animo di una figura che ha saputo far parlare di se negli anni in cui è vissuta, ma ancor di più in quelli avvenire, non è facile far staccare il nostro immaginario dai libri di scuola e porlo davanti non solo allo scrittore ma anche all’uomo.
Un’impresa forse titanica, nella quale solo grandi uomini e grandi attori hanno potuto cimentarsi.
I 135’ de Il Giovane Favoloso ci hanno provato e ci sono riusciti, parlando di Giacomo e poi di Leopardi.
Il regista Mario Martone e il protagonista Elio Germano hanno saputo calarsi in una dimensione altra e dalla loro ‘magia’ è uscita questa pellicola, realizzata con il contributo della Regione Marche e della Fondazione Marche Cinema Multimedia e della Marche Film Commission.

“Chi sa dubita, e sa più che si possa”. In quanti conoscono questa frase di Giacomo Leopardi? Probabilmente in pochi, perché se tanto si sa del poeta, poco invece si conosce dell’uomo. E il Giovane Favoloso ha voluto ed è riuscito proprio a compiere questa rivoluzione: quella di mettere al centro l’anima di Giacomo, senza ovviamente mai dimenticare la grandezza del sommo poeta, ma facendoci conoscere la persona che era al di la dei suoi scritti. O forse sarebbe meglio dire la persona che era nascosta dentro quegli scritti.
Guardate la locandina del film: il volto del Giacomo Leopardi di Mario Martone, Elio Germano, è capovolto. E non è certo un caso, ma già una dichiarazione di intenti; la volontà di guardare qualcosa di estremamente conosciuto da un punto di vista diverso. Quello che alla fine ci parlerà di un uomo sì forse pessimista e sicuramente tormentato, ma anche brillante, ironico, voglioso di conoscere, capace di grandi passioni.
‘Il Giovane Favoloso’ più che un film è un viaggio di scoperta che stacca Giacomo e le sue poesie dai libri, ormai probabilmente polverosi, riposti sulle nostre librerie o in vecchi scatoloni, e lo riporta alla vita, mettendo davanti ai nostri occhi la sua e permettendoci di viverla e di apprezzarla, con una sensibilità davvero toccante.

Tre ragazzini, i fratelli Leopardi, che giocano dietro la siepe, nel cortile di una casa che da subito appare ostile. Questa è la scena iniziale della pellicola, nella quale immediatamente possiamo ritrovare la prima chiave dell’esistenza di Giacomo: la sensazione di essere prigioniero, di vedere costantemente impedita la sua voglia di vedere oltre da quella siepe che ‘da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude’. Leopardi sognava l’infinito ma la severità del padre, convinto che nella studio dovesse esaurirsi l’esistenza e la conoscenza, e l’anaffettività di una mamma che non lo ha mai fatto sentire amato, hanno pesato per tutta la sua vita su di lui come un macigno, molto di più delle malattie e delle deformazioni fisiche che mai hanno impedito al suo intelletto di librarsi verso le sommità che gli spettavano.
L’interpretazione di Elio Germano è davvero intensa e grande deve essere stato il lavoro fatto dall’attore, capace di cogliere gli antipodi dell’animo del poeta e di farli apprezzare e comprendere anche a noi spettatori.
Sì, perché se il Giacomo segnato dalla austerità della famiglia è pervaso da una visione piuttosto cupa della vita, l’animo mai domo del poeta lo ha portato a passare tutta la sua esistenza a lottare per liberarsi proprio di questa scomoda eredità familiare.
Già da giovane Leopardi aveva provato ad andarsene da Recanati all’insaputa dei genitori, ma il padre aveva scoperto il suo piano ed i suoi sogni di fuga si erano infranti e ancora una volta avevano dovuto fare i conti con quella sorta di prigionia. Il suo talento però riesce a salvarlo e a portarlo via da una situazione nella quale l’universo e la sua conoscenza alla quale anelava gli erano del tutto preclusi.
La pellicola dopo un’ora totalmente ambientata a Recanati e dedicata alla prima parte della vita di Giacomo, salta a Firenze dove incontrerà le due persone più importanti della sua vita: Fanny Targioni Tozzetti per la quale perderà la testa, e Antonio Ranieri, quello che sarà l’amico per sempre.
Da questo momento in poi iniziamo a conoscere un Leopardi diverso, capace di grandi passioni, con la voglia di mischiarsi al popolo e di respirane pensieri ed odori. Un popolo che spesso lo deriderà per la sua condizione fisica, ma che non smetterà di essere per Leopardi una linfa della quale nutrirsi.
Martone ci mostra tutte le fragilità dell’anima di Giacomo, ferito dal grande amore della sua vita che lo lascerà sparendo per sempre, tormentato da un fisico segnato da malformazioni che lo espongono alla derisione, ma orgoglioso nell’affermare il potere del suo intelletto e nel portare avanti la sua sete di conoscenza.
E questo il regista ce lo mostra soprattutto nella fase napoletana della pellicola e della vita di Leopardi, dove ci conduce insieme a lui nei quartieri popolari, dove gli veniva riservata l’ironia tagliente dei popolani che lo prendevano in giro per la sua gobba ma dalla quale Giacomo non fugge e anzi alla quale risponde con un’ironia che non traspare certo dai libri di testo dai quali abbiamo imparato a conoscerlo.
Forse è proprio questa la più grande sfida de ‘Il Giovane Favoloso’ ed il motivo per cui più di ogni altro vale la pena andare a vedere questo film: dimenticare il Leopardi icona della letteratura nazionale e ad abbracciare un uomo, vulnerabile e struggente, dalla salute cagionevole e l’animo fragile, dalla grande lucidità intellettuale e dall’infinita ironia, capace di amare e in grado di emozionare.

Il Giovane Favoloso di Mario Martone
“Abbiamo scritto la sceneggiatura del film attingendo agli scritti di Leopardi e all’insieme del suo epistolario, lo scrigno attraverso cui è possibile seguire la sua breve vita dalla Recanati della biblioteca paterna fino alla Napoli del colera e del Vesuvio. Ed ecco la famiglia di Giacomo, il padre Monaldo, il compagno della vita Antonio Ranieri, gli intellettuali del tempo, la donna per la quale si accese di passione, Fanny Targioni Tozzetti. Ma il mio interesse non è per l’aneddoto: la vita di Leopardi è tutt’uno con la sua scrittura, si potrebbe dire che non c’è un suo verso, non c’è un suo rigo che non sia autobiografico. Leopardi sa, con molto anticipo su Proust, o su Beckett, che solo la radicale esperienza di se stessi consente la partita con la verità: da qui le poesie, lo Zibaldone, le Operette morali. È per questo che oggi possiamo sentire Leopardi con tanta forza. Affrontare la vita di Leopardi significa inoltre svelare un uomo libero di pensiero, ironico e socialmente spregiudicato, un ribelle, per questa ragione spesso emarginato dalla società ottocentesca nelle sue varie forme, un poeta che va sottratto una volta e per tutte alla visione retorica che lo dipinge afflitto e triste perché malato. Dopo Noi credevamo, ho voluto insistere con questo film nel tentativo di riportare alla luce pezzi del nostro passato a mio avviso preziosi per il presente, ma questa volta non si tratta di un film storico. Il giovane favoloso vuole essere la storia di un’anima, che ho provato a raccontare, con tutta libertà, con gli strumenti del cinema”.

Il Giovane Favoloso di Gian Mario Spacca
“Un film di forte struttura che per la sua intensità, anche concettuale e filosofica, non cavalca l’onda dell’immediatezza che caratterizza il clima culturale contemporaneo, ma quella della riflessione profonda. Questo straordinario racconto della vita di Giacomo Leopardi è entrato nella memoria dei marchigiani che hanno ritrovato attraverso questa operazione nuova consapevolezza di sé. E’ questo che la Regione, nel decidere di sostenere il progetto, auspicava: che questa grande opera non fosse soltanto la narrazione della figura di Leopardi, ma anche una riflessione della nostra comunità sulla sua storia e sui grandi uomini che hanno dato lustro alla nostra terra.
Questo film è importante per molti motivi: da una parte, appunto, per il rafforzamento dell’identità dei marchigiani e dall’altra per una proiezione esterna verso l’opinione pubblica nazionale ed internazionale. Altrettanto fondamentali sono i valori e l’opera di Giacomo Leopardi esaltati dalla pellicola. Il film, non a caso, è stato riconosciuto dal Ministero della Cultura come un’opera educativa e sarà proiettato nelle scuole.
Credo che la Regione Marche, insieme agli imprenditori della nostra comunità che hanno sostenuto il progetto, abbia contribuito a realizzare una grande operazione che si iscrive in una sequenza avviata con la testimonianza delle Marche affidata a Dustin Hoffman e che oggi ritorna su un personaggio della nostra terra, Giacomo Leopardi. Avere più consapevolezza di noi stessi e della nostra storia significa anche riconoscere la bellezza delle Marche che è veramente grande. Non una bellezza decadente, bensì viva e rigogliosa, proiettata verso il futuro”.

I protagonisti
ELIO GERMANO
Giacomo Leopardi
MICHELE RIONDINO
Antonio Ranieri
MASSIMO POPOLIZIO
Monaldo Leopardi
ANNA MOUGLALIS
Fanny Targioni Tozzetti
VALERIO BINASCO
Pietro Giordani
PAOLO GRAZIOSI
Carlo Antici
IAIA FORTE
signora Rosa, padrona di casa
SANDRO LOMBARDI
Don Vincenzo, precettore di casa Leopardi
RAFFAELLA GIORDANO
Adelaide Antici Leopardi
EDOARDO NATOLI
Carlo Leopardi
GIOVANNI LUDENO
Pasquale Ignarra, famiglio di casa Ranieri
FEDERICA DE COLA
Paolina Ranieri
GIORGIA SALARI
Maddalena Pelzet detta Lenina
e per la prima volta sullo schermo
GLORIA GHERGO
Teresa Fattorini (Silvia)
con
ISABELLA RAGONESE
nel ruolo di Paolina Leopardi

Regia: Mario Martone

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