Un cuore squarciato

23 marzo 2014 | Commenta Scelti per voi

E’ un immagine forte, non trovate? Provate ad immaginarvelo: un cuore barbaramente ferito, che sanguina ma continua anche se a fatica a pulsare. Beh, questa è la prima che mi viene in mente quando penso alla violenza esercitata su una donna.

Corre l’anno 2014. Siamo tutti emancipati. Abbiamo tutti il supertelefonino, che chiamiamo smartphone, che fa tutto per noi…tra un po’ ci cucinerà anche. I nostri figli, casse economiche permettendo, li possiamo mandare a studiare all’estero e vogliamo che lo facciano perché devono conoscere il mondo, scoprirlo, diventarne cittadini. Abbiamo la cultura a portata di click, se solo lo vogliamo possiamo leggere dai classici all’ultima uscita, ci basta acquistarli su Amazon e leggerli col nostro tablet.
E potrei continuare ancora per molto, con una serie di “abbiamo” infinita. Ma, chi siamo, ce lo siamo mai chiesto? Quant’è che non ce lo chiediamo più? O dovremmo chiederci chi stiamo diventando: forse sarebbe ancora meglio.
Perché in una società che dovrebbe essere quella del benessere, con tutti questi “abbiamo”, siamo però quelli che ancora permettiamo e usiamo violenza sulle donne: dov’è l’emancipazione, il benessere, il progresso se ancora una moglie, una madre, una figlia o una fidanzata devono aver paura di lasciare il proprio uomo, di contraddirlo, di uscirsene con le amiche perché poi si troveranno in un angolo? Con il volto tumefatto, quando non sfigurato dall’acido. Con il terrore negli occhi. Con l’anima rotta proprio come le ossa.
Donne la cui spesso unica colpa è quella di aver scelto l’uomo sbagliato. E poi, ancora peggio, essersene accorte, e avere osato lasciarlo.
Quando poi hanno fatto una scelta. Perché figlie ad esempio si nasce ed i casi di violenze sul sangue del proprio sangue, sono senza dubbio quelli che più degli altri fanno accapponare la pelle.
Sarebbe “bello”, ed ovviamente il termine contiene in sè una parte importante di sarcasmo, poter aprire in due il cervello di questi uomini quando alzano le mani su una donna, spesso ma non sempre la loro donna, per capire che cosa di guasto c’è dentro di loro. Inutile andare ad aprire il cuore: lo troveremmo nero e putrefatto probabilmente perché di sentimenti lì non ce ne possono essere.

Le Marche purtroppo in questi ultimi mesi sono state teatro, come mai in passato, di episodi di efferata violenza.
Il caso di Lucia, l’avvocatessa di Pesaro, sfigurata per sempre dall’odio e dalla pazzia, da una gelosia morbosa e dalla incapacità di accettare un rifiuto, è forse il più emblematico. Anche perché qui si vede benissimo la codardia di chi, esercitando violenza e pensando così di dimostrare la sua forza, non si rivela invece altro che un debole ed un inetto: non ha avuto neanche il coraggio di ‘vendicarsi’ da solo, lui! Ha dovuto pagare qualcun altro per rovinare, o cambiare come forse sarebbe più politically correct dire, per sempre la vita della donna che doveva aver amato. La sua colpa? Quella di aver messo fine ad una relazione.
E poi c’è Giovanna, di Civitanova. Lei è stata più fortunata! Già, per lei solo 3 coltellate, di cui una dalla schiena è arrivata al polmone. Stavolta non un ex, il responsabile, ma il marito. Capita no? Si litiga, si alza la voce…e vuoi che non finisca con una coltellata?
Pochi mesi prima, sempre nel regno del fashion marchigiano, era andata peggio ancora per Maria Pia, uccisa a coltellate dall’ex marito.
E queste sono solo tre storie, quelle che sono saltate ai nefasti onori della cronaca. Per una di loro, la vita è finita. Per le altre due irrimediabilmente diversa rispetto a un attimo prima che la violenza le colpisse.

Ci siamo chiesti, spinti da questi fatti di cronaca, quale fosse la realtà nelle nostre Marche. Abbiamo cercato dati per dare una voce ai volti e ai cuori che vengono squarciati dal dolore della violenza, perché volevamo provare a vedere, anche in questo modo chi siamo e chi stiamo diventando.

Secondo i dati Istat risalenti a gennaio 2012 (gli ultimi disponibili) nelle Marche vivono 795.219 donne. Prevale nettamentela Provincia di Ancona, nella quale vivono 245.727 donne,  seguita da Pesaro Urbino (186.154), Macerata (164.717), Ascoli Piceno (108.585). Ultima la giovane Provincia di Fermo (90.036)

La nostra Regione, nell’ attività di contrastare e prevenire violenze di ogni genere, sei anni fa ha istituito cinque Centri Anti Violenza (CAV), uno per Provincia, nei quali sono garantite ospitalità, protezione, solidarietà e soccorso alle vittime di abusi, indipendentemente dalla cittadinanza. I CAV sono a disposizione di tutte le vittime di violenza fisica e psicologica, stupri e abusi sessuali.
Questi centri accolgono e ospitano donne con o senza figli minori; sostengono chi vive situazioni di disagio e difficoltà a causa della violenza in atto o subita in passato.

 Sette domande che non vorremo mai farci

Quante donne hanno contattato i CAV?
Nel 2012 sono stati 307 i “contatti”: Ancona è sempre al primo posto con 126 casi, a seguire Pesaro Urbino (71), Macerata (46), Ascoli Piceno (42), Fermo (22).

Chi sono le donne che si rivolgono ai CAV?
Nell’80% dei casi è la donna stessa ad aver contattato direttamente il CAV. “L’identik” è quello di una donna tra i 33 e i 52 anni (48% dei casi), coniugata (47%), di cittadinanza italiana (72%), con figli (75%), minorenni (55%), mentre tra le straniere ci sono le albanesi (12%) e le marocchine (10%).

La violenza subita dalle donne che si rivolgono ai CAV?
E’ la violenza di tipo psicologico quella maggiormente denunciata (40%), seguita dalle aggressioni fisiche (33%): nel primo caso prevalgono insulti e denigrazioni (33%) e intimidazioni (22%). Nel secondo caso “spinte, strattonamenti, schiaffi, pugni, calci, morsi” come citano le stesse vittime. Nel 70% dei casi gli episodi di violenza sono stati più di uno (una donna su sei indica addirittura sette volte). Le donne hanno parlato con altre persone nell’80% dei casi: con persone di famiglia (26%) e con individui fidati o amici (20%). Il 45% dei contatti ai Cav ne ha parlato dopo un anno.

Cosa temono le donne che si rivolgono ai CAV?
I tre quarti di loro che si sono rivolte nel 2012 temono nuovi episodi di violenza e ben il 40% ha temuto per la propria vita.

Cosa chiedono le donne che si rivolgono ai CAV?
Diversi sono i motivi per cui le donne si rivolgono ai centri anti violenza. Tra questi i prevalenti sono “consigli” e “richiesta di informazioni”; consulenza legale (17%) e psicologica (16%). Alla domanda “Come considera il fatto?”, la percentuale più alta delle risposte (40%) è “reato”, ma il 29% delle donne risponde “qualcosa di sbagliato ma non reato”. Un altro 27% non indica o non risponde. Sono percentuali allarmanti, poiché la consapevolezza della gravità di questi fatti non è diffusa in modo adeguato. Il 27% vive infatti nella paura, il 23% in uno stato di ansia e di impotenza; il 12% ha perso l’autostima; il 10% dichiara di soffrire di depressione e il 9% afferma di soffrire di disturbi del sonno e dell’alimentazione.

Quali sono le condizioni delle donne che si rivolgono ai CAV?
Nel 48% dei casi la donna vive con il compagno ed è importante sottolineare come nel 50% dei casi le vittime subiscono violenza dal partner attuale, il quale nel 38% dei casi è ancora convivente. Nel 55% dei casi la violenza è avvenuta nell’abitazione della vittima. Una donna su quattro possiede diploma di scuola superiore e più del 10% è laureata: indicazione chiara del fatto che subiscono violenza donne di tutti i livelli culturali. Per quanto riguarda l’occupazione, una su quattro ha un lavoro fisso, mentre una su sei è precaria. Quasi la metà dei contatti ai CAV dichiarano di avere un reddito proprio ma solo il 4% ammette che è “largamente sufficiente”, mentre il 26% indica che è “appena sufficiente”; per il 14% è “insufficiente”. Inoltre, i figli del 50%  delle donne rivoltesi ai centri hanno assistito a violenza e i figli dell’11% hanno subito, a loro volta, violenza.

Da chi subiscono violenza le donne che si rivolgono ai CAV?
Nel 50% dei casi si tratta dell’attuale partner, cui si aggiunge, per quasi il 30% dei casi, l’ex partner. Solo il 2% indica che si è trattato di persona estranea o sconosciuta. Questi sono i tratti degli autori di violenza nel 2012: nel 51% dei casi si tratta di un uomo nato tra il 1991 e il 1980; nel 37% dei casi ha più di 52 anni. Il 20% ha la licenza media e il 15% diploma di scuola superore. Sette volte su dieci è italiano e, se straniero, prevalentemente marocchino (11 casi) o albanese (10 casi). Il 40% è occupato in maniera stabile e uno su quattro è operaio o ha un’occupazione fissa.

di Eleonora Baldi e Francesco Gambini

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