Il mito nasce ad Ancona

22 marzo 2014 | Commenta Scelti per voi

Il successo dell’inimitabile liquore al caffè parte dalla Dorica nel 1863 grazie al genio di Eugenio ed Ugo Borghetti

È il maggio del 1863, dalla stazione di Ancona sta per partire per la prima volta un treno diretto a Pescara. Si inaugura la nuova tratta ferroviaria. Mentre i passeggeri prendono posto, tra loro un ragazzo ha con sé un thermos pieno di una bevanda che da lì a poco conquisterà tutti i viaggiatori, l’Italia, il mondo. È il Caffè Sport Borghetti quello che il giovane vende tra le carrozze del treno. Lo ha spedito là il suo datore di lavoro, Eugenio Borghetti, proprietario del bar che porta il suo nome, proprio in piazza della Stazione. È lui l’inventore del liquore al caffè che ha battezzato Caffè Sport – miscela della migliore qualità, zucchero, alcol e basta – che vuole far conoscere e assaggiare a un pubblico più vasto degli abituali frequentatori del suo bar. E quel treno carico sembra l’occasione giusta. Intuizione azzeccata. Perché di lì a poco il Caffè Sport, grazie all’intraprendenza del figlio di Eugenio, Ugo Borghetti, diventerà famoso in tutto il mondo.

La storia e il successo di uno dei più famosi e amati caffè al liquore nasce ad Ancona, poco più di 150 anni fa. In città non c’è bar che non ne abbia una scorta e spesso l’inconfondibile bottiglia sbuca dalle dispense delle case anconetane e ancora non di rado nei ristoranti al momento del dessert vi offriranno un dolce al Borghetti. Eppure, a chiedere come mai il Caffè Sport sia apprezzato e richiesto nel capoluogo più che altrove, in pochi sanno rispondere. Legame inconsapevolmente forte. In occasione del compiersi dei 150 del Caffè Sport, però Artuso Martigiano – un collettivo tutto al femminile, nato ad Ancona nel 2012 con l’intento di riscoprire e valorizzare realtà marchigiane e artigiane – si imbatte nella storia della famiglia Borghetti. Decide così che la memoria di questo passato non può andare perduta. Perché? Ce lo spiega Giovanna Bora Saracinelli, socia fondatrice di Artuso Martigiano. “Abbiamo pensato che la storia tanto affascinante del Caffè Sport, che così tanto ha segnato e segna ancora abitudini e costumi degli anconetani non potesse essere dimenticata. Volevamo che fosse restituita alla città, anche come segno di fiducia, in questi tempi di crisi, per ricordare la capacità di inventiva e la vitalità imprenditoriale di Ancona e dei suoi abitanti”. Continua Nicoletta Carnevali, presidente della società: “Ci siamo messe all’opera: ricerche in biblioteca, per comprendere che persona era Ugo Borghetti, raccolta di vecchie bottiglie e cartoline pubblicitarie. Scoviamo, grazie ad un ex dipendente della Borghetti, un pezzo unico, l’antica caldaia in rame del 1864 che veniva utilizzata per la produzione dell’inimitabile liquore al caffè. E poi videointerviste a barman e ristoratori storici della città. Abbiamo raccolto testimonianze per ricostruire l’origine del successo del Caffè Sport, ma anche le abitudini del suo consumo nel tempo”, racconta entusiasta Nicoletta. Ne è nato un evento: “Sulla strada di Ugo Borghetti”. Un’esposizione, una videoinstallazione e un’intera giornata di festa dedicata a questa storia da raccontare e a questo aroma da gustare (oggi marchio e ricetta del Caffè Sport Borghetti appartengono alla Fratelli Branca Distillerie), la scorsa estate alla Mole Vanvitelliana di Ancona.

Qualche curiosità sul Caffè Sport? Qualcuno giura di avere l’unica vera ricetta originale. Come la signora Rosita Marchetti che racconta leggendo un appunto di oltre cinquant’anni fa: “Preparavo sei caffettiere da tre tazzine, poi il caffè ottenuto lo rimettevo in tre caffettiere da sei e rifacevo il caffè. Poi mettevo otto etti di zucchero e il caffè della tre caffettiere da sei in un bottiglione. Il mattino dopo aggiungevo un litro di alcol e due buste di vaniglia. Lasciavo riposare per un altro giorno, poi lo filtravo ed era pronto”. Titti Carloni, storico ristoratore di Ancona, utilizzava invece il Caffè Sport per la sua Coppa Carloni. “Mettevo un amaretto imbevuto di rum sulla base – spiega -, poi facevo la spuma di mascarpone con il Caffè Sport, la mettevo sopra l’amaretto e completavo con amaretto sbriciolato”. Il liquore era utilizzato anche per cocktail inediti come quello firmato da Enzo Chionne, titolare del Liz Bar di Ancona ed ex presidente Aibes: tre cl di Caffè Sport, 3 di crema di Irish whisky, 1 cl di crema al cacao. Ma in molti lo consumavano, e lo consumano tutt’oggi, al naturale. Un tempo soprattutto i pescatori e gli operatori del porto, gli autotrasportatori e i muratori lo bevevano per ritrovare l’energia nei lunghi e faticosi turni di lavoro, come “svejari’”. I tifosi lo bevevano nel suo formato mignon, Sportino poi Borghettino, negli stadi.

Riaccesa la memoria sulle origini anconetane del Caffè Sport, Artuso Martigiano, ha lanciato anche due Borghetti-Teca: “Liquore al caffè home-made”, la raccolta di ricette fatte nelle case anconetane e “Ugo Borghetti e la Dorica in postcard”, per raccogliere materiale celebrativo del legame tra Ancona e il Caffè Sport Borghetti, invitando a realizzare creazioni originali. Le raccolte sono state lanciate sul sito www.artusomartigiano.eu e sulla sua pagina facebook. A artuso@artusomartigiano.eu è possibile inviare idee perché si continui a costruire una memoria condivisa su Borghetti eLa Dorica.

di Agnese Carnevali – foto Agnese Carnevali

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