Tipi e Archetipi della Marca

21 marzo 2014 | Commenta Scelti per voi

Che marchigiano sei?
Ci siamo fatti una domanda: esiste un marchigiano-tipo? Come il ligure sparagnino, il veneto operoso o il siciliano omertoso, così è possibile affibbiare un aggettivo caratterizzante all’abitante della Marca? In questa regione al plurale è facile trovare una tipologia che stia a pennello a tutti? Cos’ha in comune l’operaio di Cagli con quello di Colli del Tronto? Per comodità abbiamo dovuto restringere il campo e ci è toccato generalizzare  il giusto per stilare, ironicamente, dieci categorie di marchigiano doc.
Maschere archetipiche di marchigiani plausibili in cui scorgere i tratti tipici delle persone che incontriamo per strada o di quella che vediamo allo specchio tutte le mattine.

L’INDUSTRIALE
Lo patrò
Ama dire che si è fatto da solo, ma molto più spesso si fa in compagnia. Probabilmente ha avuto l’intuizione giusta nel momento giusto o la conoscenza indispensabile nel momento perfetto.
In pochi anni ha trasformato la fabbrichetta ereditata dal babbo in un’azienda internazionale con ufficio stampa a Milano e i vecchi capannoni in building da Archistar. Pur dichiarandosi integrato nel territorio dove è nato e cresciuto, passa la maggior parte del tempo ficcanasando nei circoli più esclusivi dell’alta finanza oltreoceano. Uomo del fare, non ha mai perso tempo sui libri ma ha imparato sul campo e per questo ha ricevuto una laurea honoris causa dall’università locale in cerca di pubblicità. Ha però mandato i pargoli in college prestigiosi, con la speranza che trasformassero i sempliciotti che si ritrova come figli in CEO illuminati, pronti, un giorno, a guidare l’azienda.
DOVE LO TROVI: in una dimora storica non lontano dai Capannoni della fabbrica.

L’ARTIGIANO
Lo carzolà
Un solo pensiero fisso in testa: il lavoro. Ha sempre faticato, sin da piccoletto, che tanto alle scuole medie si poteva scegliere di non andare. Il lavoro produce soldi e i soldi benessere, ma non per lui, no, lui è troppo impegnato a lavorare per potersi godere i frutti. Ogni tanto qualche sfizio se lo toglie, tipo il Freelander immatricolato come autocarro o i pannelli solari sul tetto del garage (così prende gli incentivi statali e lo fa diventare una cantinetta).
Che la moglie e la figlia scialacquino il patrimonio in pelliccette borghesi o in costose macchine da femmine, non gli va tanto a genio, ma il cuore debole e la paura di far subodorare aria di povertà alla famiglia lo terrorizza, mai soffriranno quello che ha sofferto lui.
DOVE LO TROVI: nell’appartamento sopra il laboratorio.

IL COLTIVATORE DIRETTO
Lo contadì
La domenica va a messa col vestito buono, la prima, quella delle sette, che poi c’è da tornare a casa che gli animali, l’orto, il campo, il trattore. Parla poco, perchè non ne ha voglia e quando parla sbaglia perchè nessuno gli ha insegnato a farlo. Quando si è tutto il giorno sul trattore, a respirare la terra, non ci si può esercitare poi molto a conversare. Il figlio sì che ce l’ha la chiacchiera, sta per laurearsi e ha grossi progetti per quei due ettari di terreno che dice di voler coltivare in maniera biologica. La cosa lo preoccupa, ma non tanto come la figlia minore. Sta a Bologna, ha trentasei anni e non gli ha mai portato un ragazzo in casa. Rimarrà sola come la zia Adelina, che non l’ha voluta mai nessuno, ma almeno stava in casa con loro e non in una città lontana e piena di debosciati drogati.
DOVE LO TROVI: nelle campagne con le strade sterrate vicino al paese.

IL MONTANARO
Quello dell’interno
Stretto tra montagne acerbe, passa il tempo al bar del paese quando non lavora. Che una quarantina di chilometri se li deve fare per arrivare in fabbrica e molto spesso con le catene perchè non nevica solo in televisione dalle sue parti. Pratico, affidabile, fa parte della proloco con cui organizza la castagnata a novembre e la sagra degli arrosticini ad agosto, gli unici periodi in cui si vedono facce nuove in paese, che gli inglesi che si sono presi la vecchia casa nello sprofondo dopo il fiume non contano. Un sabato su due si spinge fino al mare per andare a ballare in quei locali alla moda che usano in riviera: le luci, i maschi agghindati come pavoni e le femmine come a Sanremo, l’alcool nei bicchieroni pieni di ombrellini e scorze di agrumi. La colazione in autogrill e la sensazione di vivere al centro del mondo, almeno per una notte.
DOVE LO TROVI: sugli Appennini.

LA PERSONA BENE
Lo signore
Il nonno era avvocato, il babbo era avvocato e lui ovviamente ha scelto la carriera. Vive ancora in casa dei suoi ma si è persuaso di vivere da solo perchè si è riservato la mansarda di cento metri quadri della palazzina in centro storico che la sua famiglia possiede da quattro generazioni. Nel suo lavoro è abbastanza bravo, in fondo ci è nato in mezzo alle cause di divorzio e al codice penale. La domenica va allo stadio e il sabato sera spesso gli tocca presenziare a cene di qualche gruppo massonico di cui fa parte, dove si presentano volumi di poesie del Caro Estinto o generose donazioni a enti benefici. Molto più spesso dopo una cena ad alta gradazione alcolica con gli amici si fa consolare da qualche maitresse che fa servizio a domicilio.
DOVE LO TROVI: in centro ad Ancona, Macerata, Ascoli, Pesaro, Fermo.

L’IMPIEGATO COMUNALE
‘l geometra
Nell’89 finito il militare era ad un bivio: partire per Goa o dar retta allo zio e provare il concorso in comune? Scelse la seconda e dal ’92, grazie al solito zio, entrò nell’organico comunale, ufficio anagrafe. Nei primi anni era pure soddisfatto e finse interesse e propositività, come si addice al fresco vincitore di concorso, poi la routine, il grigio lavoro impiegatizio, i colleghi inoperosi, lo ridussero a quell’ombra sbiadita ma pervasa di equilibrio zen che è tuttora. Perennemente in bilico tra il senso del dovere e la voglia di evadere, legge libri di yoga e scrive poesie nel tempo libero. Conta sulle dita di una mano gli apici più emozionanti di mezzo secolo di vita: quella volta che amoreggiò con la nuova entrata dei servizi pubblici dentro lo stanzino del quarto piano; quando finì di pagare il mutuo, la vacanza in India nel ’96; la nascita della sua primogenita; quella volta che fece una tirata di coca a casa di amici e si ritrovò a letto con le mogli di due che stavano alla festa.
DOVE LO TROVI: alla distanza esatta per raggiungere il lavoro in 15 minuti di bicicletta.

IL PESCATORE
Lo Marinà
Il lavoro è fatica, la fatica è sudore e il sudore è puzza di pesce. Quello pescato tutte le mattine quando esce alle due per andare in mare col barchetto del padre. Fortuna l’Inter che ha vinto il derby, che è stata una delle più grosse gioie di quest’anno e che è valso il rinnovo dell’abbonamento allo stadio. Se non ci fosse il calcio uno di che parlerebbe durante tutte quelle ore in mare aperto? Da quando poi ha messo la testa a posto con Mariangela e ha potuto sfornare tre eredi maschi a cui dare i nomi dei nonni paterni tutto è apposto. Non desidera altro.
DOVE LO TROVI: in un appartamento della palazzina comprata dai nonni negli anni sessanta quando abbandonarono il borgo marinaro.

LO STUDENTE IN SEDE
Quello che studia
Da quando ha deciso che Lettere a Roma non valeva la pena, quattro giorni a settimana va con la Panda della mamma a Macerata/Ancona/Ascoli/Urbino per studiare in una facoltà che vagamente la appassionava in terza liceo. Non è mai stata ambiziosa e studiare le sembrava una conseguenza logica dopo il liceo, ma lungi da lei voler diventare la nuova Simone de Beauvoir. Non cerca nemmeno il riscatto sociale, ma solo la possibilità di avere uno stipendio fisso che le permetta di sposarsi, crescere dei figli sani e andare al mercato il sabato mattina. A cosa farà dopo la laurea non ci pensa, Mario sta già costruendo casa e quando uno non deve pagare l’affitto, anche con uno stipendio solo a fine mese ci si arriva.
DOVE LO TROVI: a casa dei genitori.

LO STUDENTE FUORI SEDE
Quella che sta fori
Appena ha potuto se ne è scappata dal paesello sulle colline per approdare nella big city life, dove studia in un ateneo privato marketing e comunicazione per la moda con i quindicimila euro all’anno che il papi e mami le elargiscono per la retta universitaria. Ogni tanto, per qualche giorno, piena di nostalgia, torna ad osservare i villici capaci solo di comprare il pane, andare al bowling e portare i figli dal pediatra, nelle loro squallide tute di ciniglia. Quanta indulgenza nel ricordare agli amici rimasti in paese la noia letale della vita di provincia a cui sono condannati.
DOVE LA TROVI: in doppia senza finestre a Milano, Bologna, Roma, Firenze.

IL CREATIVO
Ha sempre preferito essere il pesce grosso nello stagno piccolo anche se ogni tanto ha accarezzato l’idea di trasferirsi a Milano per darsi una chance nel mondo dell’Arte, poi ripensa al borgo natio, al cappuccino alla mattina e alla comodità di vivere nell’appartamento che i suoi gli hanno comprato in tempi non sospetti.
Si è dovuta accontentare di impaginare Menu per l’unico studio di comunicazione finto-avanguardistico che c’è in città, ma i frequenti viaggi a Londra e Berlino le permettono di comprarsi quei vestitini vintage che tanto la fanno sentire diversa quando beve Long Island impalata fuori dall’unico locale di tendenza del centro, dove espone le sue sculture in fil di ferro.
DOVE LA TROVI: in un appartamento di un grosso condominio a Civitanova, Senigallia, San Benedetto, Fano.
Se avete ritrovato in queste descrizioni il vostro capo, il vostro vicino o il vostro migliore amico, forse non siamo poi andati molto lontani con queste generalizzazioni. Se invece vi siete indignati leggendo questi luoghi comuni allora, forse, siete dei Marchigiani migliori di quelli descritti qui sopra.
Siete dei Marchigiani tosti, gente con obiettivi chiari, sensibilità sviluppate, carattere e voglia di fare. Sono proprio questi i tratti tipici che vorremmo sentire quando qualcuno parla dei marchigiani, quando qualcuno parla di voi.
Diteci voi che marchigiano siete.

 

di Andrea Cozzoni – immagini Andrea Cozzoni

 

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