L’arte di Camilla Boemio

8 gennaio 2014 | Commenta Segnalibro Un pò di Why

Scoprire le Marche significa anche venire a conoscenza con chi, marchigiano di nascita, ha saputo farsi strada a livello nazionale ed internazionale. Oggi vogliamo raccontarvi la storia di Camilla Boemio, curatrice internazionale e critica d’ arte contemporanea, con un background di progetti di ricerca curati in musei ed università in Europa e in California, nonchè Deputy Curator del primo Padiglione Nazionale delle Maldive alla 55° Biennale di Venezia.
Le sue ricerche si concentrano sugli sviluppi socio-politici nella società contemporanea e sul filone arte/scienza.
Camilla è nata nelle Marche ed è profondamente legata all’Adriatico, quel confine tra terra e mare unico al mondo che ha voluto illustrare in un suo articolo, pubblicato nel febbraio 2013, per il magazine Pizza nel quale ha intervistato l’artista Luisa Zanzani e scelto tra le sue opere la serie ADRIA.
Quella del curatore d’arte è una figura affascinante ma poco conosciuta, ci aiuta a conoscerla meglio?
“Una parte delle mansioni verte nell’ avere una visione internazionale dell’ arte contemporanea conoscendo: i suoi protagonisti, gli artisti emergenti, gli spazi d’ arte più interessanti, i musei, i concetti cardini che stanno muovendo i vari focus, il mercato, visitare gli studi degli artisti, dialogare con i collezionisti, lavorare in squadra ed avere una conoscenza delle ricerche del linguaggio dell’ arte.
L’ altra è quella di una figura cardine tra gli artisti e le Biennali, l’ istituzioni, gli spazi no – profits ed i musei. I progetti d’ arte vengono realizzati tramite il curatore che sa armonizzare, strutturare un progetto e dialogare con i media. Le nuove tecnologie sono un valido aiuto ed un indispensabile supporto al nostro lavoro. Sono anche io presente su Twitter con un profilo nel quale inserisco materiale inerente ai miei progetti intervallato da articoli e mostre che reputo essenziali per conoscere l’ attualità”.
Dalle Marche alla Biennale di Venezia come Curatrice Associata del Padiglione Nazionale delle Maldive: come ha ottenuto un risultato tanto importante?
“Lavorando moltissimo, non risparmiandomi. Viaggiando ed avendo uno scambio continuo in un contesto, quello dell’ arte contemporanea, ricco di suggerimenti e di frequentazioni stimolanti. Il rigore è essenziale. Amministrare i propri progetti ed essere un curatore indipendente vuol dire avere un essenziale bisogno di pianificare: le risorse, le collaborazioni ed un modus agendi che vede sempre primeggiare una vera ricerca nella scelta degli artisti e dei progetti”.
Vivere di arte dunque, si può. Quali sono stati i momenti più importanti per la sua storia professionale?
“Ogni momento è stato un arricchimento. Dovendo dividere dei periodi sceglierei come prima la mia curatela della mostra CITIES per la preview della Festa dell’ Architettura di Roma, nel 2009, al Parco della Musica. E’ stata una collettiva con notevoli artisti internazionali, tra i quali Shaun Gladwell, Michael Wolf e Gabriele Basilico, nella quale indagavo il ruolo della città contemporanea. A seguire il progetto ISWA European Project del 2010 – 2011 con la consulenza con l’ Università Politecnica delle Marche, periodo nel quale ho realizzato saggi, workshops e mostre affrontando il filone internazionale dell’ arte e della scienza: dalle nanotecnologie, alla bio tech art, all’ archiviazione nelle scienza, la geologia ed il legame tra politica e scienza, collaborando con l’ artista Americano Trevor Paglen. Significativa la mostra ‘ After the Crash ‘ all’ Orto Botanico di Roma, nella quale sono stati realizzati dei lavori site – specific nelle serre dell’ immenso giardino di uno dei luoghi più belli della capitale. Tra le tante collaborazioni con gli artisti  per questa complessa mostra: il lavoro di land art di quattordici metri di Steven Siegel, la serie ed il video realizzati al museo di storia naturale di New York di Justin Cooper, l’ installazione dell’ artista Romano Donato Piccolo e la video installazione dell’ intellettuale ed artista Indiano Ravi Agarwal. Indimenticabile poi la collaborazione, del 2012, con Co/Lab per l’ importante fiera d’ arte ART PLATFORM – LOS ANGELES alla Barker Hangar di Santa Monica. Una parte della fiera era adibita per i progetti degli spazi no – profit con un allestimento museale. Siamo stati invitati come AAC , una piattaforma per i giovani artisti,  che abbiamo fondato con Fabrizio Orsini nel 2007. La partecipazione di gallerie assodate e di spazi sperimentali d’ arte, coesistevano in un atmosfera di grande vitalità nella quale si interagiva con lo show system Americano: dagli attori Hollywoodiani ( uno per tutti Jack Nicholson grande collezionista di arte, soprattutto, di fotografia ), ai rappers più noti, ai cantanti ( ad es: Anthony Kiedis il frontman dei Red Hot Chili Peppers ) in un contesto iconico: la California. Ovviamente un momento lavorativo, e relazionale, indimenticabile è stato il Padiglione delle Maldive Maldive alla 55° Biennale di Venezia. E’ stata una delle più intense collaborazioni, ed esperienze lavorative, non solo per me ma per tutti coloro che sono stati coinvolti in questa indimenticabile esperienza ed in una Biennale che rimarrà negli annali. Molto presto uscirà il catalogo del Padiglione delle Maldive, edito da Maretti editore, non posso fare a meno di consigliarlo per immergersi in una ricerca sul cambiamento climatico totalmente inedita”.
Le Marche e l’arte: lei che è un’esperta, crede che si valorizzi abbastanza il tanto che il nostro territorio ha da dare?
“Le Marche hanno dato i natali a due straordinari artisti, Gino De Dominicis e Enzo Cucchi ed al fotografo Giacomelli. Basterebbero loro tre per iniziare a valorizzare la vera arte e a dividerla dall’ artigianato e dal dilettantismo. Supportare la cultura vuol dire leggere i CVs, scegliere i progetti realmente innovativi ed iniziare a rivoluzionare le mentalità”.
Ha dei progetti legati alla nostra regione che le piacerebbe realizzare?
“Ne avrei moltissimi! Il legame con i Balcani e la storia dell’ Adriatico sono solo alcuni spunti iniziali. Intanto mi piacerebbe invitare i giovani artisti e tutti quei fruitori della cultura contemporanea a relazionarsi con AAC. Una dinamica associazione no – profit che funge da piattaforma internazionale nella quale il dialogo, le proposte ed un modo dinamico di approcciarsi alla cultura fanno si che si possano realizzare idee.
Un esempio, le mostre diffuse del il progetto Troubling Space nel quale i lavori di giovani artisti dialogavano con opere dei secoli passati in tre musei della Provincia di Macerata: il Museo del Territorio di Pievebovigliana, il chiostro di San Ginesio e la Pinacoteca di San Severino”.

 

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