Malleus

30 dicembre 2013 | Commenta Scelti per voi

Un amanuense. Un castello. Un’energia potente che origina pace e creatività.
Elementi che fanno pensare ad una storia antica, ad una leggenda. E in un certo senso il Castello Malleus, regno del celebre amanuense marchigiano, leggenda lo è grazie ad un filo conduttore che affonda le sue radici dalla notte dei tempi fino ai giorni nostri.

Appena si arriva al Castello si ha subito la sensazione di trovarsi in un luogo unico, che fonde alla perfezione l’antico ed il moderno, la tradizione e la tecnologia. Quando si entra, si rimane sbigottiti nel vedere l’arco gotico curvo in pietra – l’unico di questa tipologia ci sottolinea il padrone di casa – e nell’ascoltare un silenzio carico di storia: quella che viene creata per ogni pezzo unico, per ogni miniatura, per ogni pergamena. Si potrebbe pensare quasi di trovarsi in un luogo deserto tanto è ovattato questo ambiente…e pensare che in questo Scriptorium gli Amanuensi sono solo donne!
Ma la sorpresa e la curiosità aumentano quando Malleus inizia a parlare…
Quando ci si trova di fronte a qualcosa di così particolare, non si può fare in meno di chiedersi come nasce un’idea come questa?
“La scrittura è stata un’avventura piacevole che mi ha accompagnato fin da bambino: sono stato uno degli ultimi fortunati a poter scrivere col pennino ad inchiostro. Anche se a livello lavorativo tutto questo è venuto in un secondo momento. Io sono un musicista compositore ed un ingegnere del suono e nel 1978 aprii il primo studio di registrazione delle Marche ad Albacina: prima si andava a Bologna, a Milano, a Roma. Una scelta quella di portare la discografia qui che mi ripagò totalmente, il lavoro era davvero tanto. Nel 1980 poi mi sposai e, quasi per gioco e per divertimento, scrissi io a mano tutte le 160 partecipazioni, sfruttando questa mia abilità: un successo clamoroso! Mi venne allora l’idea di creare una Bottega di Scrittura, ma il mio lavoro di studio non mi permetteva di lanciarmi in altri progetti; quindi questa idea finì nel terzo cassetto della mia scrivania. L’occasione di cambiamento me la offrì, come spesso accade, un momento di profonda crisi, quella che nel 1988 rase praticamente al suolo l’industria discografica italiana con il fallimento di 30 delle più famose case discografiche del nostro paese. Nel frattempo morì mio fratello e tanto per completare il quadro, la banca mi chiese un rientro immediato di 60 milioni. Ho sempre creduto molto in me stesso, tant’è vero che il motto del Castello recita “Cerca la verità dentro di te”, le risposte possiamo trovarle solo dentro di noi. Mi sono ritirato nell’eremo della Madonna dell’Acquarella dove mi sono rinchiuso per 10 giorni da solo in meditazione. Il messaggio che ho ricevuto è stato netto ed incontrovertibile: un’immagine filmica di me, di spalle, alla mia scrivania che aprivo il terzo cassetto per tirarne fuori una cartella, quella con su scritto “Antica Bottega Amanuense” . Un input non facile da portare avanti, perché proprio alle fine degli anni ’80 la tecnologia iniziava a prendere campo con stampanti, plotter e quant’altro. Ovviamente, tornare da un eremo e dire di voler aprire una bottega amanuense non era proprio comprensibile a tutti…”
Ma la forza della sua illuminazione della volontà l’ha convinta a proseguire ad imboccare questa strada.
“Ho dovuto lottare davvero molto per imporre questa mia idea, ma io non avevo dubbi. Era il 1988. Sapevo di avere una bella calligrafia, ma questo non significa essere un amanuense. Ho iniziato a fare corsi, stage, approfondimenti da maestri, tutti all’estero. Ognuno di loro ti insegna un carattere, una filosofia, una linea di lavoro. Ho approfondito tutta la parte di paleografia e poi pian piano ho acquisto la destrezza nel saper scrivere tutti i caratteri che vanno dall’a.C ad oggi. Ma fare l’amanuense non significa solo saper scrivere”.
Ci dica di più di questa figura così particolare: chi è l’amanuense?
“Intanto bisogna aver conoscenza anche della parte alchemica per realizzarsi gli inchiostri, i colori, le tempere. Poi si deve essere in grado di saper realizzare le miniature e di utilizzare l’oro zecchino a rilievo. Essere un perito chimico mi ha facilitato, perché intanto mi ha permesso di poter acquistare alcuni componenti per fare gli inchiostri. L’amanuense è quello che partendo da un foglio di carta bianco è in grado di creare un esemplare unico, da farti rimanere sbalordito: ci sono delle miniature all’interno strabilianti, che contengono tutto un mondo in un centimetro quadrato oppure testi decorati a rilievo. Da quel foglio di carta bianco, nasce un’opera d’arte. E’ necessaria una conoscenza ampissima che va dal saper temperare le penne d’oca, al saper fare i colori o preparare i pennelli. Ci vuole tantissima concentrazione e la mano deve essere in grado di dare lo stesso risultato alle 9 della mattina come alle 17 del pomeriggio”.
Difficile nell’era della tecnologia assoluta pensare che ancora questa tipologia di arte possa rappresentare una professione…
“Questa meravigliosa arte tramandata dai monaci ha rischiato davvero di scomparire. Oggi esiste l’Associazione Nazionale dei Calligrafici che raccoglie professionisti ed insegnanti, ma dal 1988 al 1990 io fui l’unico amanuense d’Italia. E’ un impegno importante decidere in questa epoca di realizzare qualcosa in un unico esemplare. Viviamo di una nicchia di mercato spessa come un foglio di carta. Per questo il lavoro di calligrafia è svolta di solito in piccolissime botteghe artigiane, dove ci sono solo il maestro ed il suo allievo. Il Castello Malleus è l’unico esemplare di attività amanuense in cui lavorano 13 persone: è un’eccezionalità assoluta!”.
Un lavoro davvero particolare, come lo è il luogo in cui si svolge: il Castello Malleus!
“Dal 1983 eravamo a Villa Colloredo, una meravigliosa villa recanatese, abbandonata prima del nostro arrivo, dove avevamo trasportato gli studi di registrazione e dove nel 1988 costruimmo lo Scriptorium. Nel tempo ci siamo resi conto che però quello non era il “nostro” posto. Abbiamo iniziato a girare per trovare alternative, ma sembrava davvero che non ce ne fossero. E ancora una volta, l’illuminazione è arrivata grazie all’aspetto onirico. Nel 2005 andai con mio cognato – il proprietario della casa vinicola Strologo – al Salone del Gusto di Torino. Si partiva alle 6 di mattina e la sera prima avevo dormito praticamente nulla. A Rimini sud mi addormentai. Feci un sogno vigile spettacolare, nel quale volavo in questo castello già costruito, girando, cogliendo i dettagli, osservando ogni particolare. Un sogno brevissimo: mi svegliai a Rimini Nord. Presi carta e penna e riempii tutto il blocco notes con i ricordi del mio sogno”.
Una visione che poi ha saputo trasformare in realtà: come?
“Anche in questo caso in un primo momento lasciai questa idea chiusa nel cassetto. Ma proprio come accadde nel 1988 per l’avvio della Bottega Amanuense il momento della meditazione mi diede le riposte. Ancora una volta mi ritirai in monastero. Una sera parlavo con l’abate di discipline olistiche ed energia e raccontai come dal sogno mi fosse arrivata l’idea del Castello. Lui rimase folgorato e mi condusse nella biblioteca dove mi mostrò una pergamena. Una storia che inizia nel 590 d.C. quando una lingua di fuoco precipitata dal cielo – così racconta Paolo Diacono – creò un grandissimo cratere sul quale fu edificata una fortezza protagonista di strani accadimenti: di notte, dai margini dello scavo del Castello, qualsiasi manufatto o pietra appartenente alle fondamenta risultava visibile e dotato di una luce intensa e propria. Presto il luogo divenne meta di pellegrinaggi fino a quando nel 594 la pia Teodalinda, spaventata dall’inspiegabilità del fenomeno decise di far radere al suolo Castello per nascondere ogni traccia. Nel 1403 però questo luogo torna a far parlare di se, quando un monaco accampatosi qui per la notte a causa della testardaggine del suo mulo che non voleva proseguire e di lancinanti dolori alla schiena, racconta di uno strano sogno: era un manovale, intento a costruire lì una fortezza, pervaso da un senso di benessere e pace. Al risveglio, quel mal di schiena che da anni lo tormentava era sparito. Non potè dunque fare a meno di prendere nota di quel sogno ed annotare i punti di riferimento per ritrovarlo, un giorno”.
A ritrovarlo però non fu quel monaco, ma lei!
“Si, grazie ad una pergamena mostratami dal mio amico abate nella quale erano tracciati appunto i punti di riferimento lasciati dal monaco. Individuai più o meno la zona, ma ovviamente non la posizione precisa: in 600 anni l’orografia del territorio cambia! Lo trovai finalmente una sera d’agosto: ho subito percepito l’energia potentissima che c’era in questo luogo. Come mi sono seduto a terra, una vampata di energia positiva mi ha invaso: il mio cammino era finito, questo era il posto giusto per costruire il Castello che oggi ospita la mia Bottega Amanuense! Ho chiamato degli specialisti per avere conferma se il punto da me trovato corrispondesse al centro preciso di quella energia e in quel punto esatto far edificare il Castello, realizzato secondo l’egida delle geometrie sacre e della sezione aurea, riallineando il progetto di costruzione per far si che l’energia “producesse” pace e creatività”.

Una storia davvero unica, come irripetibili sono le opere d’arte scrittoria che qui nascono.

 

di Eleonora Baldi

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