L’agroalimentare marchigiano è il futuro

30 dicembre 2013 | Commenta Scelti per voi

Non ha dubbi Gianluca Carrabs, giovane ed intraprendente Direttore dell’ASSAM – Agenzia Servizi Settore Agroalimentare delle Marche – sul fatto che il modello marchigiano rappresenti un punto strategico sul quale puntare per costruire qualcosa di davvero importante.

Al di la dell’acronimo, che cosa fa l’Assam sul territorio e per il territorio?
“L’Assam dà veri e propri servizi al comparto agroalimentare marchigiano, offre un servizio diretto alle imprese agricole e ai cittadini. Svolge le sue mansioni attraverso specifici nuclei operativi, che in un anno svolgono migliaia e migliaia di prestazioni: a cominciare dal Servizio Agrometereologico che attraverso il sito web Agrometeo Marche ha registrato oltre 100.000 visite e che ha redatto e inviato 42 notiziari per ogni Centro agrometeo locale provinciale, a loro volta divulgati a 3600 aziende. Il Centro operativo dell’Autorità di Controllo e Tracciabilità ha invece implementato 18 filiere agroalimentari per altrettanti prodotti con il Si.Tra. – Sistema di Tracciabilità, coinvolgendo 1451 soggetti; l’APC – Autorità Pubblica di Controllo – ha eseguito 281 ispezioni per la Certificazione dei Marchi DOP, IGP, QM e altre certificazioni volontarie, seguendo le linee guida di undici disciplinari e coinvolgendo 1754 aziende; il Servizio fitosanitario ha emanato oltre mille provvedimenti d’autorizzazione, iscrizione, revoca, misure fitosanitarie, certificati import export, oltre 1200 diagnosi di laboratorio su 1107 campioni di materiali vegetali e ha compiuto 7000 indagini su elementi vegetali per la lotta al Punteruolo Rosso delle palme, anche in convenzione con sei comuni, e controllato 175 vivai; il Centro operativo “Qualità delle Produzioni” ha fornito oltre 250mila determinazioni su 50mila campioni relativi a 350 parametri analizzabili di 25 matrici; il Centro operativo di monitoraggio, collaudo e trasferimento dell’innovazione ha recuperato e conservato oltre 300 varietà e biotipi di sei specie frutticole autoctone in tre campi di conservazione, ha realizzato liste d’orientamento varietale per 180 varietà di cereali appartenenti a sette specie su 19 campi parcellari, monitorato la qualità degli stessi, ha conservato 80 accessioni di germoplasma viticolo autoctono e 15 vitigni in selezione e caratterizzazione, ha presentato 350 oli monovarietali alla Rassegna nazionale.Infine, il Centro operativo di Tutela e Valorizzazione del Territorio ha prodotto e concesso 220.000 piante di cui 16.400 tartufigene”.
E un obiettivo, guardando al futuro?
“Promuovere e valorizzare un modello agroalimentare unico che lega la specificità del territorio e dei suoi prodotti alla sua immagine, in una sinergia istituzionale che sappia: individuare un nuovo modello di sviluppo che punti su un volano in grado di integrare l’agricoltura e la sua multifunzionalità con il turismo; puntare e salvaguardare la qualità ambientale degli ecosistemi e la tutela della biodiversità affinché vi siano le condizioni ecologiche per sviluppare eccellenze agroalimentari ; legare la valorizzazione e la commercializzazione delle produzioni autoctone alla promozione turistica, per migliorare le performance attrattive della regione. Ovviamente non posso esimermi dal sottolineare l’importanza che diamo e dare alla promozione della ricerca e dell’innovazione”.
Ci può fare un esempio concreto di cosa l’Assam fa per le aziende territorio?
“L’ultimo progetto, che ha portato con se la valorizzazione e la promozione agroalimentare ad Eataly a Roma, è sicuramente un esempio. Un format questo inventato da Oscar Farinetti, una vetrina del Made in Italy di eccellenza, dove non possono mancare le Marche. Noi, assieme alla Regione Marche, abbiamo lavorato su due aspetti: da un lato promuovere l’agroalimentare marchigiano, facendo anche in un certo senso promozione turistica, dall’altro commercializzazione vera e propria del prodotto. Abbiamo portato ad Eataly 50 aziende che per 15 giorni hanno potuto vendere il loro prodotto e farsi conoscere. Alla fine del percorso, tre aziende sono state selezionate perché risultate più performanti rispetto alle altre e hanno avuto la possibilità di stipulare un contratto nazionale con Eataly. Ecco le opportunità delle quali le parlavo prima: singolarmente aziende piccole come le nostre non avrebbero potuto accedervi, tramite l’ASSAM invece hanno avuto questa possibilità”.
Un lavoro davvero complesso che vi permette di conoscere le pieghe del territorio marchigiano e del settore agroalimentare. Qual è la sua idea del livello di formazione ed informazione delle aziende che operano in questo settore?
Secondo me sono formate ed informate su come si realizza un prodotto, un grande prodotto di qualità. Il problema è che le cose bisogna anche saperle comunicare, aspetto che manca alle Marche. Bisogna far percepire all’esterno che nelle Marche esiste un sistema agroalimentare proprio, un modello Adriatic Food. Siamo conosciuti per il modello economico marchigiano, quello delle piccole e medie imprese, del manifatturiero. Da oggi in poi bisogna ragionare sul modello agroalimentare: abbiamo un export in crescita, un biologico che traina tantissimo e ci stiamo confermando come una delle realtà davvero più importanti. Dobbiamo cominciare ad intervenire sul processo di globalizzazione facendoci sentire nella maniera giusta con il nostro modello sul mercato globale. I francesi occupano il 45% del settore della GDO agroalimentare italiana con marchi come Leclerc o Carrefour. Al contrario la prima ed unica esperienza di GDO all’estero è quella di Oscar Farinetti con Eataly. Dobbiamo invertire la tendenza e puntare sul nostro know how. Abbiamo un grande asset e dobbiamo sfruttarlo anche perché, a voler guardare il lato positivo, non avendo investito prima in questo settore abbiamo ampi margini di crescita. L’Assam vuole lavorare anche su questo: imprimere questo nuovo modello di sviluppo, cercare le opportunità in Europa e portarle nelle Marche per rendere sempre più forte questo settore strategico. Proprio per questo la nostra ambizione per il futuro è diventare il punto di riferimento della Regione Marche per l’assistenza tecnica e la realizzazione dei progetti europei, che possano fornire risorse economiche da utilizzare poi sul territorio. Ovvio che per ottenere i fondi dell’ UE bisogna avere una forte conoscenza di quelle che sono le progettualità in grado di reperirle. Ecco perché abbiamo creato una task force che si occupa esclusivamente di progetti europei. L’ambizione è quella di individuare nuovi modelli  di sviluppo riproducibili  a livello aziendale. Cerchiamo di creare nuove opportunità al comparto agroalimentare sia dal punto di vista tecnico che economico”.

di Eleonora Baldi

Tags: , , , , , ,