Giovani&Università: connubio vincente?

29 dicembre 2013 | Commenta Università

Mille e una ricetta per uscire dalla crisi. Ma forse la più utile è anche la più semplice: creare opportunità per chi ha voglia di fare, per chi ha idee, per chi è pronto a scommettere su un futuro migliore

Come si esce dall’empasse? Facendo, costruendo, realizzando. Non ci si può più limitare alla conta dei danni di una crisi che, per quanto si affaccino timidissimi segnali di ripersa, continua ad attanagliare la nostra vita. E chi la guarda con più paura ma anche con più voglia di combatterla, è il popolo dei giovani, quelli che ancora hanno tutta una strada da fare davanti a se. Peccato che, se fino ad una decina di anni fa, dopo la laurea c’era solo da decidere quale sentiero lavorativo imboccare, adesso c’è da rimboccarsi le maniche e costruirne uno, centimetro dopo centimetro.
Ma non è la volontà che manca: sono spesso le opportunità, in una lotta continua tra banche che non fanno le banche e quindi non finanziano i progetti, una burocrazia che schiaccia l’iniziativa e un mondo imprenditoriale che non assume più perché non ha più certezze ne capacità di programmare.
Una soluzione però sembra esserci.
Girando per convegni, conferenze, incontri sembra che le giovani menti imprenditoriali abbiano trovato spesso un valido aiuto proprio nell’ultima istituzione che li ha cresciuti: l’Università!
E ancora una volta allora, nella società della conoscenza, proprio chi è deputato a creare la classe dirigente di domani spesso decide di andare oltre la propria missione formativa e si offre a collaborare davvero con i neo laureati, sposando progetti di start up, mettendo a disposizione laboratori di ricerca, sinergie, esperienze.
Non è di certo cosa facile ad oggi, quando le risorse destinate alla formazione vengono di continuo tagliate, trovare i fondi necessari ad impegnarsi anche nell’investimento in nuove idee. Siamo sinceri: un ateneo è un po’ come un’azienda, i conti alla fine devono riportare. E se è già difficile mantenersi in linea con lo standard solito riconosciuto da sempre alle università italiane quando c’è da stringere la cinghia, si può comprendere come lo sforzo fatto dai nostri atenei deve essere davvero impegnativo.
Quello che è certo è che una risorsa come questa è fondamentale per dare un nuovo impulso ad un’imprenditorialità che nelle Marche è sempre stata motivo di vanto e che tutt’ora dimostra di essere la risposta alla crisi di questo territorio.
Oggi allora vogliamo chiedere ai nostri Rettori di raccontarci proprio alcune di queste esperienze. Quelle in cui il sodalizio università-studente non finisce nel momento in cui si consegna l’agognata pergamena, ma inizia proprio in quel momento.
Storie di aziende nate come start up universitarie, o di progetti che hanno visto la luce anche grazie al loro appoggio e contributo o anche quelle di dottorandi che hanno avuto la possibilità di trasformare la propria visione in qualcosa di concreto.
Perché il dialogo tra i centri di formazione, i destinatari della stessa e il tessuto lavorativo di un territorio deve essere continuo per poter guardare oltre e ricominciare a creare quel “valore-lavoro” che rappresenta la base per la rinascita. E di certo per gli studenti universitari spaventati dal cosa sarà dopo, poter vivere esperienze di altri che grazie proprio a questa collaborazione sinergica sono riusciti a trovare la propria strada, rappresenta una forza motrice fondamentale oggi più che mai.

L’intervento del Rettore dell’Università di Camerino
Flavio Corradini
“Sono molteplici le iniziative e le collaborazioni che l’Università di Camerino ha messo in campo per incentivare i nostri giovani laureati alla creazione d’impresa. Siamo convinti che investire in ricerca e innovazione, attraverso azioni che possano favorire l’auto-imprenditorialità dei nostri laureati, possa rappresentare lo strumento per superare questo momento di crisi e riavviare il processo di sviluppo del nostro territorio. L’Università, oltre a produrre risultati di ricerca, ‘produce’ capitale umano, ossia laureati, dottori di ricerca e giovani ricercatori che possono assumere un ruolo centrale nel trasferimento di conoscenze all’interno delle imprese e assumere un ruolo di volano per l’innovazione imprenditoriale e per lo sviluppo del territorio. Vogliamo dunque individuare intelligenze e talenti, far emergere le potenzialità dei nostri studenti e aiutarli nel settore dell’auto-imprenditorialità insieme alle imprese e agli enti del territorio per la creazione, ad esempio, di start up innovative e di spin off universitari: questo genera occupazione giovanile e creativa. I nostri spin off sono esperienze di successo e vantano già diversi prodotti commercializzati, altri sono in fase di costituzione, grazie ad idee innovative dei nostri ricercatori e laureati. Siamo dunque intenzionati a proseguire nel mettere in campo tutte le iniziative possibili per favorire le start up e le imprese innovative, anche grazie a collaborazioni con soggetti quali The Hive – Incubatore e Coworking e l’Ordine dei dottori Commercialisti e degli esperti contabili di Macerata e Camerino, e con quanti vorranno condividere questo percorso. Cerchiamo in tutti i modi di aiutare i nostri giovani a  realizzare i propri sogni. E’ in questo modo che le nuove generazioni potranno trovare una adeguata collocazione nel mondo del lavoro per contribuire a mantenere alta la competitività del nostro Paese”.

L’intervento del Rettore dell’Università Politecnica delle Marche
Sauro Longhi
“Il passaggio da una civiltà dei consumi, caratterizzata dalla produzione dei soli beni materiali, ad una civiltà del sapere, con un sistema produttivo più sofisticato e dominato dagli intangible asset, come servizi, know how, informazione, ricerca per lo sviluppo, formazione di risorse umane, produzione o diffusione delle conoscenze, induce ulteriormente il mondo imprenditoriale a prestare concreta attenzione alle opportunità che l’università e la ricerca scientifica offrono in termini di conoscenza e di talenti.
Per tale motivo l’Università Politecnica delle Marche da anni ha sviluppato un continuo dialogo con il mondo imprenditoriale promuovendo strumenti per favorirne il dialogo. Fra questi ricordiamo ad esempio le borse di dottorato cofinanziate, la banca dati della ricerca, il progetto Innovazione con Confindustria Marche e Banca Marche, il progetto Smiling con Legacoop, Cna, Confindustria e Confapi, I cluster Tecnologici (Tecnologie per gli Ambienti di Vita e Fabbrica Intelligente), ecc.
Da diversi anni siamo inoltre attivi a promuovere nei nostri giovani studenti e dottorandi una cultura imprenditoriale che arriva fino ad accompagnarli nella creazione di imprese capaci di valorizzare le loro attività di ricerca, mettendo loro disposizione figure qualificate per il supporto, docenti di riferimento, strutture e spazi universitari. Ad oggi contiamo circa 32 imprese attive capaci di coinvolgere oltre 150 giovani. Questa attenzione ci ha premiato nella valutazione della qualità della ricerca fatta dal Ministero: il nostro Ateneo si è classificato al terzo posto in Italia per capacità di avviare imprese innovative.
Siamo stati promotori insieme ad un partner industriale e al Comune di Jesi dell’incubatore J3 (jcube) recentemente Certificato, come previsto dalle norme ed i parametri dettati dal Ministero dello Sviluppo Economico.  Vista l’attenzione che ho avuto verso questo fenomeno anche da docente, aiutando 3 gruppi di studenti a fondare altrettante società spin-off, da Rettore vorrei dare un maggior impulso alla cultura imprenditoriale dei nostri giovani attraverso specifici progetti. Ad esempio favorendo l’incontro con le imprese. Possiamo mettere in contatto diretto il mondo del lavoro con i nostri laureati, oppure favorire tirocini e stage in realtà particolarmente interessanti. In questo rapporto di conoscenza i nostri ragazzi imparano certo, ma sono anche portatori di conoscenza, per quanto grezza e teorica, che però spesso è in grado di essere un’arma importante per le imprese stesse che non sono mai venute a contatto ad esempio con un laureato in biomedica o in informatica. I tempi sono ormai maturi per una nuova imprenditorialità: non più solo quella che nasce dall’intuizione dell’artigiano, ma quella che si origina dalla conoscenza, da studenti che sono andati all’estero, son tornati arricchiti e adesso pronti a creare la loro impresa. Noi siamo al loro fianco per aiutarli …”

L’intervento del Rettore dell’Università di Macerata
Luigi Lacchè
“E’ uno dei compiti primari di un Ateneo quello di fornire ai propri laureati gli strumenti più idonei per affrontare il mondo del lavoro. L’Università di Macerata si muove su diversi fronti e la risposta è molto positiva. Un grandissimo successo ha riscosso il nuovo Laboratorio Umanistico per la creatività e l’innovazione – Luci, che rappresenta il nostro incubatore di impresa, pensato per avvicinare studenti e dottorandi all’auto-imprenditorialità attraverso il confronto con esperti e professionisti  -Iginio Straffi è stato protagonista del primo incontro con imprenditori che hanno fatto dell’innovazione un’arma vincente – e attraverso attività di formazione, volta a fornire gli strumenti di base per “fare impresa”. E’ in dirittura di arrivo anche il nostro primo spin off, che sarà dedicato a servizi e consulenze a supporto dell’internazionalizzazione. Un altro spin off nascerà all’interno del progetto “Play Marche” vincitore del bando regionale sul “Distretto culturale evoluto”: l’obiettivo è quello di sviluppare una filiera produttiva nell’ambito delle nuove tecnologie ICT  applicate alla divulgazione e alla valorizzazione dei beni culturali del territorio maceratese, in maniera innovativa attraverso il linguaggio del gioco. Sono, infine, più che raddoppiati i nostri dottorati di ricerca applicata, presentati in collaborazione con le aziende, che hanno ottenuto il finanziato dalla Regione Marche nell’ambito del bando Eureka 2013. Questi risultati dimostrano quello che ritengo un fattore distintivo del nostro Ateneo, e cioè la capacità di portare innovazione anche all’interno del sistema produttivo grazie all’autorevole specializzazione nel campo delle scienze umane e sociali, giuridiche ed economiche”.

L’intervento del Rettore dell’Università di Urbino
Stefano Pivato
“La recessione economica ha evidenziato che in Italia occorre un salto di qualità del settore produttivo: servono imprese più grandi, più tecnologiche, più internazionalizzate. Uno slogan ricorrente  è che il lavoro non si cerca, ma si crea. E’ dunque tempo che i giovani, specie quelli con qualifiche professionali più elevate, fondino la propria impresa. Una soluzione che potrebbe essere la risposta almeno al problema del basso tasso tecnologico delle imprese italiane. Nel caso delle Marche, i dati OCSE sulle caratteristiche della domanda e dell’offerta di lavoro mostrano un eccesso di lavoro qualificato rispetto alle esigenze delle imprese. Questo gap positivo di capitale umano potrebbe quindi rappresentare una opportunità per favorire la nascita di nuove imprese in un contesto socio-economico come quello marchigiano  tradizionalmente orientato all’imprenditorialità. Ma la decisione di diventare imprenditori si scontra in Italia con un contesto poco favorevole. Secondo il recente rapporto della Banca Mondiale, Doing Business 2014, l’Italia è al 65 posto nella graduatoria (in ordine decrescente) dei 189 paesi dove è più facile fare impresa. In questo contesto qual è il ruolo delle università? La riforma cosiddetta “Gelmini” ha previsto il trasferimento della conoscenza al territorio e l’Ateneo di Urbino si è rapidamente adeguato, approvando un nuovo regolamento spin-off e istituendo un ufficio dedicato (il KTO – Knowledge Transfer Office) che si è attivato per promuovere l’imprenditorialità dei docenti, dei ricercatori e dei giovani (laureandi, neolaureati, dottorandi, titolari di borse contratti o assegni di ricerca). E i risultati ci sono: a partire dal 2011 sono stati accreditati tre nuovi spin-off mentre un quarto sta percorrendo in queste settimane l’iter di accreditamento; il KTO ha poi ricevuto negli ultimi mesi richieste di informazioni e di appoggio da parte di una dozzina di gruppi di lavoro che, con diversi livelli di maturità, stanno elaborando nuove idee imprenditoriali in vari campi della ricerca (scienze motorie, psicopedagogia, energie rinnovabili, editoria digitale, turismo accessibile, servizi informatici)”.

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