Le università italiane e il rapporto qualità-prezzo

26 ottobre 2013 | Commenta Università

Di solito un raffronto su quanto ci costi una cosa e quale sia la sua effettiva capacità di far fronte alle nostre aspettative, si fa su beni materiali. Ma, siccome l’Italia è uno strano posto, noi lo facciamo anche su qualcosa di assolutamente immateriale come l’istruzione.

I conti sono in rosso. In un rosso profondo, di quelli che fanno paura più dell’omonimo film di Dario Argento.
E quando c’è bisogno di tirare i cordoni della borsa, nella bellissima Italia, patria dell’arte, della cultura, di menti eccellenti, di inventori e di letterati, si decide di tagliare la spesa sull’istruzione molto più di quanto non si faccia in altri settori. Avranno dei buoni motivi i nostri governanti, di certo. E non si vuole  discutere qui la strategia di chi guida un Paese.
E’ un fatto comunque che gli investimenti destinati al mondo della formazione siano davvero pochi, col contagocce.
Quello che è strano però, piacevolmente sorprendente, è che nonostante questo non ce la caviamo poi così male.
Il nostro rapporto “qualità-prezzo” è più che buono, a fronte di scarsi fondi, risultati in termini di qualità assolutamente soddisfacenti. Pensate  cosa si potrebbe fare se si decidesse anche di fare quel qualcosa in più ed andare oltre lo scolastico “è bravo, ma non si impegna”.
Notizia di pochi giorni fa è infatti che, stando al ranking mondiale Qs World University Rankings 2013 che include 800 università del mondo, l’Italia riesce a piazzare 26 atenei in questa particolare classifica di merito.
Vero che la prima, l’Università di Bologna, è al 188° posto in graduatoria, non certo in pole position, ma è già un risultato importante in un Paese in cui gli investimenti pubblici da dividersi tra tutti gli atenei sono poco più di quelli che negli USA fanno capo ad un solo polo universitario: 6,83 miliardi di euro quelli alla voce spesa pubblica destinati alla formazione da dividersi tra 66 atenei statali in Italia, a fronte dei 3,03 miliardi di euro destinati alla solo università di Harvard. Non c’è dunque da stupirsi troppo se i primi posti del ranking sono occupati da colossi di oltre oceano: veri e propri incubatori di talenti, in grado di forgiare al fuoco della cultura, della scienza, della tecnica, dello sport talvolta i migliori, quelli che diventeranno la classe dirigente di domani.
Resta comunque il fatto che con la minima spesa, in Italia riusciamo ad ottenere la massima resa: un’ottima qualità, senza dubbio.
Non si può prescindere dunque da una riflessione: che cosa fa si che, nonostante bassissimi investimenti, si abbia la capacità di stare al passo con i grandi? Qual è la risposta che i nostri Rettori potrebbero dare: qual è la nostra arma vincente, in Italia in generale e nello specifico nelle realtà marchigiane? Che cosa c’è nel nostro DNA in senso lato che ci permette di avere questo positivo rapporto qualità-prezzo?
A voi la parola!


UNIVERSITA’ DI ANCONA
IL CONTRIBUTO DEL RETTORE
MARCO PACETTI
“Partirei ricordando che l’Italia ha una dotazione di laureati pari a meno della metà della media dei Paesi OCSE e siccome è cognizione comune che siamo immersi nella Società della Conoscenza dove ciò che conta è la qualità del sapere che possiedono i cittadini che saranno la classe dirigente del domani, l’Italia dovrebbe fare uno sforzo molto più grande per garantire al Paese uno sviluppo legato al capitale umano. Questo sforzo non lo sta facendo lo Stato ed anche se tutti i Governi hanno affermato la priorità dell’Istruzione, nei fatti proprio in questo settore e nella Ricerca si è sempre andato a tagliare. Forse solo in questa manovra, per la prima volta non si taglia, ma neppure si fanno quegli investimenti che ci si aspettava. Questo sforzo allora, dovrebbero farlo le famiglie. E da qui si aprono una serie di considerazioni. Primo, il fatto che tutto sommato – anche se è difficile affermarlo in questo momento difficile – l’Università in Italia costa ancora poco. E non lo dico perché voglio un aumento delle tasse o dei costi, ma per giustificare il fatto che le famiglie dovrebbero vedere il “sacrificio” nell’investire sull’istruzione universitaria come portatore di un grande valore. Non solo da un punto di vista morale, perché così si rimette in moto quell’ascensore sociale che nel dopo guerra permise di far arrivare ai più alti livelli di istruzione anche figli di operai o di famiglie nei quali i genitori avevano la licenza elementare; ma anche perché investire in istruzione è ancora economicamente estremamente conveniente: nell’economia della conoscenza, conta l’intellegibile qualità del capitale umano. Mi piace sottolineare questo aspetto, ricordando che le famiglie italiane dovrebbero avere questa consapevolezza: che è meglio fare sacrifici per lasciare una laurea ai propri figli, piuttosto che tentare di lasciargli un mutuo su una casa! Anche perché il mattone non è spendibile facilmente, mentre un buon titolo di studio permette di essere attivi nel mercato del lavoro anche e soprattutto in momenti di difficoltà, nei quali la manodopera generica si trova più facilmente in altri Paesi a prezzi che sono 1/5 dei nostri, mentre i  migliori cervelli italiani sono così appetibili e costano così poco da trovare collocazione facilmente nel mercato internazionale”.


UNIVERSITA’ DI URBINO
IL CONTRIBUTO DEL RETTORE
STEFANO PIVATO
“Nel contesto della crisi che il Paese sta attraversando, il ruolo delle università impone atteggiamenti e spinte ulteriori nei confronti dei capaci e meritevoli, così come già vorrebbe l’art. 34 della Costituzione italiana che sarebbe a mio parere più importante pensare ad applicare piuttosto che a modificare. L’Università Carlo Bo di Urbino si impegna da diversi anni a coniugare questi due aspetti: dal 2008/2009 gli studenti che raggiungono la maturità con il massimo dei voti hanno diritto all’esenzione dalla tassa di iscrizione al primo anno. Da quest’anno inoltre, gli studenti con almeno un genitore che si trovi da un minimo di tre mesi in disoccupazione, mobilità, cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga, che si iscrivono all’anno accademico 2013/2014 (le immatricolazioni sono aperte dal 16 luglio) a un corso di studi di primo e di secondo livello dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, sono esonerati dal pagamento relativo alla tassa di iscrizione e contributi della I rata di contribuzione studentesca. Agevolare dunque la formazione e le opportunità a capaci e meritevoli fa sì che, nonostante tutto, il merito sia ancora riconosciuto. Con questa base, i futuri dottorandi e ricercatori riescono ancora a emergere, nonostante l’Italia investa, secondo gli ultimi dati dell’Education at a Glance 2013, il rapporto dell’OCSE sullo stato di salute dell’istruzione nei Paesi occidentali, soltanto il 4% del PIL nell’istruzione, contro il 7% degli altri Paesi. Il Ministro Carrozza ha dichiarato che l’Italia potrà ripartire se porterà questa quota almeno al 6%, il che fa sperare in una ritrovata consapevolezza sul ruolo dell’istruzione nel rilancio del Paese. Nel frattempo, l’impegno di tutti dovrà essere quello, peraltro dimostrato dai numeri, di impegnarsi nella ricerca e nello studio, nonostante le difficoltà strutturali e l’esiguità dei fondi per la ricerca: l’università di Harvard ha un bilancio pari al 44% di tutto il Fondo per il Finanziamento Ordinario degli atenei italiani. Con tutto ciò, la vera tragedia sta ancora oggi nella fuga dei cervelli, di quei giovani che non sarebbero così ricercati all’estero se non si fossero egregiamente formati in Italia. Siamo dunque un Paese che investe sui giovani ricercatori, ma i cui frutti vengono raccolti da altri. Se fossimo agricoltori avremmo già chiuso l’azienda da un pezzo”.

 

UNIVERSITA’ DI CAMERINO
IL CONTRIBUTO DEL RETTORE
FLAVIO CORRADINI
“Sono fermamente convinto che anche le università italiane siano di grande qualità e competitive a livello internazionale, malgrado non occupino posti di vertice nei ranking più conosciuti. Per l’Università di Camerino lo dimostrano le certificazioni ricevute e confermate nel corso degli anni, i finanziamenti che ottengono a livello europeo i nostri ricercatori, le politiche di internazionalizzazione, gli studenti che ci scelgono per la loro formazione sia per la qualità dell’offerta formativa che per i molteplici servizi e agevolazioni che Unicam mette loro a disposizione: sono queste alcune delle misure che fanno sì che nonostante i finanziamenti ministeriali e gli investimenti nazionali nei confronti della ricerca siano sempre minori, l’Università di Camerino persegue con eccellenza la sua mission che è quella sia di formare nuove generazioni, donne e uomini, cittadini e cittadine capaci di avere un futuro, che di produrre sviluppo e innovazione tecnologica attraverso le attività di ricerca. Altro punto di forza è nell’attrattività dell’offerta formativa, che sta raccogliendo numerosi consensi anche oltre i nostri confini nazionali, grazie alla strategia di attivare corsi di laurea e corsi di laurea magistrale in lingua inglese, e di condurre tutti i corsi di laurea magistrale di area scientifica in consorzio con altre prestigiose università europee, in modo tale da poter rilasciare l’ormai fondamentale “Double degree”. Non tralasciamo, poi, il rapporto con il territorio: ci crediamo e riteniamo che una costante sinergia con il territorio e con i maggiori stakeholder che in esso operano, rappresenti un volano per lo sviluppo economico –culturale del territorio stesso. Disponibile a mettere  a disposizione le competenze del nostro Ateneo, nei settori che più la caratterizzano, l’Università di Camerino vuole essere un punto di riferimento d’eccellenza per l’intero territorio regionale, nella convinzione appunto che la sinergia tra università e realtà imprenditoriali produca innovazione e sviluppo”.


UNIVERSITA’ DI MACERATA
IL CONTRIBUTO RETTORE
LUIGI LACCHE’
“Credo che il rapporto qualità-prezzo, se vogliamo utilizzare questo criterio, sia buono. Le tasse di iscrizione ai corsi universitari, pur aumentate negli ultimi anni, sono competitive a livello internazionale. Il fatto che, purtroppo, un numero crescente di laureati e ricercatori italiani se ne vada all’estero attratto da migliori condizioni, significa che il sistema “produce” un ottimo capitale umano che l’Italia non valorizza. Dal lato della ricerca, l’Italia, nonostante la scarsità di investimenti in Ricerca & Sviluppo (meno della metà dei nostri principali competitori) non sfigura a livello internazionale (numero e qualità delle pubblicazioni scientifiche). A parità di potere d’acquisto, inoltre, la retribuzione dei docenti italiani è circa la metà di quella dei pari grado di Austria e Svizzera, due terzi di quella del Regno Unito. Il divario è ancora più accentuato per i giovani ricercatori, che, oltretutto, sono quasi tutti titolari di corsi e laboratori, anche se non sono obbligati per legge ad assumere incarichi didattici. L’impegno e la passione sono, quindi, le principali leve che ci spingono a fare bene. Se devo posizionare questo tema dentro l’Università di Macerata, posso dire che il rapporto qualità/prezzo è ottimo. Le tasse a Macerata sono molto inferiori alla media nazionale (oltre alle tante forme di sostegno: esenzioni e borse di studio), ma la Guida Censis-Repubblica certifica che tutti i corsi erogati a Macerata sono tra i primissimi in Italia. Se guardiamo alla ricerca, i risultati recenti della valutazione nazionale sono positivi, specie per la parte più qualificante che riguarda la valutazione della qualità dei prodotti della ricerca (articoli, monografie ecc.): siamo 7° tra le 31 Università ‘medie’ per l’indice di miglioramento e 13° su 31 per il posizionamento medio delle Aree scientifiche presenti a Macerata. Le graduatorie non dicono tutto, ma i dati mostrano un Ateneo di qualità elevata a costi contenuti: così deve fare una Università pubblica, tanto più in un momento così difficile per le famiglie e per i giovani”.

 

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