Alla riscoperta della canapa sativa

25 ottobre 2013 | Commenta Scelti per voi

Marche in salsa giamaicana? Non proprio. La Canapa Sativa torna nelle nostre campagne per produrre olio, birra, dolci, pane, cosmetici, abbigliamento. Non per essere fumata

C’è una pianta che per secoli è stata coltivata nelle campagne marchigiane (e non solo) e che a partire dal secondo dopoguerra ha conosciuto una repressione senza eguali. Si tratta della Canapa Sativa, un tempo presente in ogni fondo agricolo per i suoi molteplici utilizzi, soprattutto nel settore del tessile. Oggi la si sta riscoprendo tanto che nelle Marche è nato un consorzio di produttori che si è posto l’obiettivo di realizzare una filiera corta tra aziende locali. Dalle foglie, dai fusti, dai semi si può produrre di tutto: farina, birra, ma anche corde e tessuti. Attualmente sono una ventina gli ettari coltivati a Cannabis Sativa nella nostra regione. Ma attenti. Non fatevi strane idee. Non si tratta di droga da fumare. La versione Sativa contiene molto meno principio attivo (il tetracannabinolo o thc) rispetto alla variante Indica. Il che la rende coltivabile e vendibile nonostante una legislazione antidroga, quella italiana, non particolarmente chiara. Proprio a causa di quest’ultimo aspetto molti agricoltori guardano la coltura della canapa con sospetto, temendo controlli e sequestri preventivi da parte delle forze dell’ordine. L’esito giudiziario (se il principio attivo rimane sotto la soglia di legge) è favorevole ma sequestri e procedimenti penali comportano rallentamenti dell’attività lavorativa. Meglio non avere noie, insomma. “Quando ho accennato al Questore e al Prefetto che avevo intenzione di coltivare canapa sui miei terreni – racconta Antonio Trionfi Honorati, dell’omonima azienda agricola di Jesi – pensavano che scherzassi. Poi si sono preoccupati. Quando però li ho portati in azienda e ho spiegato loro di che cosa si trattava non hanno avuto da obiettare”. Non mancano certamente le situazioni limite. Come quando i carabinieri di Jesi hanno fermato alcuni ragazzini che viaggiavano in motorino trasportando una cesta riempita con l’inconfondibile foglia a punte. “L’abbiamo presa da Trionfi Honorati” hanno detto alla richiesta di spiegazioni da parte dei militari dell’Arma. Alla fine, una volta chiarita la situazione, se la sono cavata con una robusta tirata d’orecchie ma questo rende l’idea su cosa si va incontro scegliendo canapa e non girasoli. La zona di Jesi è quella che più di tutti nelle Marche si sta attrezzando. Un ritorno alle origini per la città di Federico II. Già perché la canapa era diffusissima prima degi anni ’50. Il distretto jesino era celebre per la produzione di corde marinare e il porto di Ancona era uno dei principali acquirenti di cime prodotte con la fibra di canapa. Un operaio, per consentirsi una paga quotidiana dignitosa, arrivava a produrre almeno 15 chili di corda al giorno. Nelle campagne, ogni famiglia aveva una porzione di terreno, di solito i confini, coltivato a canapa che veniva utilizzata anche per allestire, anno dopo anno, il corredo nuziale delle figlie femmine. Una pianta facile da far crescere: necessita di poca acqua, non ha bisogno di fertilizzante, è coltivata anche a 1500 metri sul livello del mare. E dalle mille risorse. A Jesi, dove è stato proposto al Comune di allestire anche un museo dedicato, vengono prodotte stoffe, tovaglie, filati, farine, pane, grissini, prodotti dolciari. Con la Cannabis si aromatizzano anche formaggi e viene prodotta ottima birra agricola a fermentazione naturale utilizzandola prevalentemente insieme al luppolo (che deve esserci per legge). “Sono partito dalla passione per la birra – spiega Mattia Guarnera di Canapa e Derivati – e da questa nuova coltura per sperimentare. Oggi sono l’unico in Europa che coltiva e produce e presto avvierò un microbirrificio a Jesi”. A Senigallia la usano per produrre sapone, a Castelplanio per creme e cosmetici, a Montecassiano, attraverso la molatura dei semi, olio. “Da circa 6 abbiamo iniziato a sperimentare la canapa – spiega Marco Cartechini della Cartechini Food di Montecassiano – affiancando la produzione storica di extravergine dell’Oleificio Cartechini. Solo negli ultimi due anni abbiamo sviluppato volumi importanti. C’è un’ottima risposta da parte del pubblico (che riscontriamo dal nostro punto vendita e dalle vendite online) perché si sono visti i benifici dell’olio di canapa a livello di omega 3, omega 6 e omega 9 di questo prodotto molto particolare”. Non è certamente facile vincere la diffidenza e, spesso, l’ignoranza che regna attorno a questo mondo. La canapa è stata un’importante realtà in tutto l’Occidente fino a metà ’900. Fonte di ricchezza e sostentamento per milioni di persone. Poi arrivò il proibizionismo. Partì dagli Stati Uniti e qualcuno teorizza che dietro questa politica ci furono le pressioni delle compagnie petrolifere, preoccupate di eliminare uno scomodo concorrente. Quanti teorizzano il complotto non perdono occasione per citare l’esempio di Henry Ford che arrivò a brevettare un’auto con carrozzeria in fibra di canapa e biodiesel estratto dall’etanolo della pianta come carburante. Ad ogni modo, in nome della lotta alla tossicodipendenza, la canapa finì nel dimenticatoio. Oggi assistiamo a un invertimento di rotta. Sempre a Jesi, nel mese di settembre, si è tenuto un convegno sulla coltivazione della canapa come possibile soluzione alla crisi economica. Vi hanno partecipato realtà anche dalla Toscana (dove ci sono aziende che realizzano biomattoni con il residuo legnoso della pianta) e dalla Basilicata (dove addirittura si sta sperimentando con ottimi risultati l’utilizzo per bonificare terreni inquinati). La strada non è delle più semplici. Tra gli alti costi per fare impresa in Italia e le incomprensioni con le forze dell’ordine, i più sono scoraggiati in partenza. C’è però tanta curiosità sulle potenzialità di questa coltura e il riscontro sulla qualità riesce a far breccia su un numero sempre più consistente di produttori.

di Marco Catalani

 

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  • Anita Gozukara

    Sono molto grato a Eric Oliver per avermi fornito l’olio di cannabis qui in Italia. Ero diagnosticare un cancro al seno 2 anni fa, e da allora ho fatto un sacco di chemio e radiazioni che non mi hanno aiutato, ma solo danneggiato il mio sistema immunitario e renderlo debole e indifeso. Mi sono imbattuto in Lacrime Phoenix e ho letto su l’olio di cannabis molto e ho visto che potevo fornire me con Olio di Canapa qui è lo Stato, gli ho contattato sul ericolivermedicalservice@hotmail.ca per l’acquisto di questo farmaco, con mia sorpresa il farmaco è stato procurato e consegnato entro 48 ore e sono stato in trattamento per gli ultimi 3 mesi. Ora sono qui per testimoniare che non sono più un malato di cancro, ho esperienza una trasformazione totale nel mio settore sanitario con servizio di olio Rick Simpson canapa. per tutti malato di cancro che vivono nella regione dell’America ed europeo, ottenere il vostro olio di canapa da ericolivermedicalservice@hotmail.ca,

    Anita Gozukara