Kurnalcool: storia di un fenomeno tutto marchigiano!

13 agosto 2013 | Commenta Scelti per voi

I Kurnalcool nascono quasi per caso sulle panchine di Piazza Mazzini a Falconara, una sera di Luglio dell’86.
Una storia lunga 27 anni, che ha intrecciato quelle di ragazzi appassionati di musica…e di vino!
Ironici, taglienti, senza peli sulla lingua, i Kurnalcool sono un esempio di come salire su un palco può non essere necessariamente una scelta votata al “dio denaro”, di come non partecipare ai talent show non è solo questione di non esser stati scelti ma di non voler andare, di quanto il successo sia un concetto estremamente personale e non coincida per forza con lo stereotipo.
Abbiamo chiesto loro di raccontarci questa storia e a farlo è uno dei due cantanti Ricky Tyger Bigwhite, che in quell’estate del 1986 su quella panchina di Falconara ha dato avvio ad un percorso che tra alti e bassi lui stesso definisce un successo!

Talento, genialità ed un po’ di sana pazzia. Sicuramente per fare musica queste sono tre caratteristiche fondamentali. Chi vi ha ascoltato sa che sono parte dei Kurnalcool. Ma se dovessi essere tu a definire il carburante che da anni vi fa salire sul palco, cosa ci diresti?
“Se si parla di carburante, riguardo i Kurnalcool, la prima cosa che mi viene in mente, ovvio, è il Vì! Basta pensare che abbiamo coniato un nuovo genere musicale, il Vì Metal, storpiatura del più famoso Heavy Metal, e di cui siamo gli unici rappresentanti. Ma il carburante essenziale per salire sul palco è la gente che ci segue da anni ad ogni concerto e che negli anni è cambiata attraversando due generazioni di sbornie”.
7 componenti, 7 caratteri, 7 storie diverse: raccontaci un po’ di voi…
“7 persone sono tante, soprattutto se si pensa che siamo praticamente due band sullo stesso palco: abbiamo tutto doppio tranne il basso; 2 cantanti, 2 chitarristi, 2 batteristi. Il fatto è che non c’è mai stato un motivo a questa scelta, abbiamo iniziato così dal 1986 e così siamo ancora oggi. La formazione attuale sta resistendo dal 2005 e dando un’occhiata al passato, è un record. Il segreto è forse la giusta amalgama musicale che abbiamo avuto dopo il quasi scioglimento del 2002; i nuovi ragazzi hanno contribuito in modo fondamentale alla rinascita di una band che molti davano per spacciata. Io, Big George e Trilling proveniamo tutti da Falconara, siamo cresciuti praticamente nella stessa piazza e ci conosciamo da una vita. Gli altri 4 provengono da Ancona, Camerano e Recanati, e quindi estranei alle vicende iniziali dei Kurnalcool, ma il bello è che sono riusciti grazie alla passione musicale, alla voglia di bere e divertirsi, ad integrarsi meravigliosamente con noi 3 vecchietti”.
I vostri testi sono particolari: molto ironici e soprattutto in marchigiano stretto, come mai questa scelta?
“A dir la verità non è stata una scelta, tutto è nato molto per caso. All’inizio nessuno di noi sapeva suonare uno strumento e l’idea di scrivere testi in dialetto era solo per canticchiare con lo stereo in piazza sopra brani famosi in quel periodo. Per esempio, I Wanna Rock dei Twisted Sister si trasformò in I Wanna Tazz, Breaking The Law dei Judas Priest divenne Acqua e Limò.  Cambiò tutto quando qualcuno decise di suonare veramente quei brani. La scelta del dialetto è fortemente voluta, abbiamo più volte cercato di scrivere in italiano, ma  i testi sono piatti, manca l’effetto umoristico e tanti modi di dire o espressioni particolari non sono utilizzabili in italiano. E’ forse questo il motivo che ci ha quasi sempre condannato a suonare solo dalle nostre parti, ma alla fine siamo orgogliosi del nostro dialetto e credo che sia un pregio essere riusciti ad avere un seguito importante anche fuori della nostra regione cantando in dialetto”.
Per scrivere canzoni si deve essere in grado di guardare con occhio attento quello che succede intorno. Proviamo a fare un gioco: se dovessi creare un nuovo testo, guardando alla situazione dei giovani di oggi, qui nelle Marche ma anche in Italia, cosa ti verrebbe in mente?
“Credo di avere già scritto un testo che tratta questo tema. Propellente Libero è sicuramente il riassunto di come siamo messi oggi. Ti cito solo uno spezzone: “ma quale libertà se lavoro 10 ore al giorno per campà, se devi pagà l’aria da respirà, se le videocamere è sparse in città, se tanto lo sai chi te tocca votà.” Ma l’italiano, è risaputo, bravissimo a lamentarsi e lasciare le cose come stanno, purtroppo…”.
C’è stato un momento in cui la vostra carriera avrebbe potuto prendere una strada diversa. Ma, proprio per rimanere fedeli alle vostre origini, avete preferito non accettare compromessi. Ci racconti questo episodio?
“Non c’è stato un episodio particolare. Direi più che è stata una serie di situazioni che ci ha portato a rimanere fedeli  senza svenderci o altro. Innanzitutto non abbiamo mai avuto un manager, obbligatorio nel campo musicale, che ci imponesse cosa fare. Siamo stati sempre noi a decidere le nostre scelte. Le pochissime volte che abbiamo avuto contatti con il cosiddetto businness abbiamo capito che non ne valeva la pena. E’ tutta gentaglia che ti sfrutta, ti succhia e ti scarica quando non ci guadagna più, non abbiamo bisogno di questo. In Italia se non sei “il figlio di” o non vinci al Superenalotto non arrivi da nessuna parte. Seconda cosa, siamo da sempre un gruppo di amici scalcinati, eternamente svogliati e disorganizzatissimi. La musica per tutti noi è puro sfogo e divertimento e salire su un palco, scrivere un testo, incidere un CD è sempre stato un passatempo costruttivo e bellissimo”.
Il mondo della musica è di certo particolare, ma in molte cose simile a qualsiasi altro contesto di lavoro: il talento serve, ma non sempre basta. Se non partecipi ad un talent show oggi sembra che tu non sia nessuno. Cosa ne pensi? Non si sta, come in altri settori, trascurando la sostanza per dare importanza molto di più all’apparenza?
“Hai fatto questa domanda forse al tipo più sbagliato del gruppo, nel senso che non guardo la TV da anni, ma comunque sono al corrente di questi talent show, spazzatura vera e propria. Sarò all’antica, avrò preconcetti ma a me sembra tanto e tutto di plastica, ultra preconfezionato, tutto incentrato sul dramma umano, sulle litigate inaudite e sul piagnucolamento: uno schifo. Penso che purtroppo fin quando la gente sarà schiava della TV le cose potranno cambiare solo in peggio”.
Prova a dare un consiglio a chi si sta affacciando al mondo della musica…
“Saper suonare uno strumento è una dote incredibile: io so a malapena cantare e nel corso degli anni sono migliorato solo un po’. Non ho mai avuto voglia di prendere lezioni di canto, ma mi basta così. Il consiglio è comunque quello di cercare di restare sempre con i piedi per terra e soprattutto suonare deve essere e rimanere un modo per divertirsi. Questo lo dico per la mia esperienza, ma credo che anche quelli che lo fanno per lavoro abbiano la mia stessa idea”.
Che cos’è per voi il successo? Pensate di averlo raggiunto?
“Dopo 27 anni è una bella domanda questa! Solo se si pensa che questo gruppo è nato, cresciuto e invecchiato come se fosse uno scherzo. Se come successo si intende il passaggio dei video (a pagamento) su MTV, o alla partecipazione a tristi Festival, allora lo lascio ai vari raccomandati che hanno fatto 3 giorni di gavetta e non sanno neanche come si sta su un palco. Con un calcio nel sedere e qualche mila euro di papà, che di solito fa il portaborse a qualche politico, approda senza fatica a programmi insulsi tipo Amici di Maria. Io il successo lo vedo in un altro modo. Il brivido che si sente dentro quando la gente che ti sta sotto canta i testi che hai scritto durante una notte insonne. Rimanere intatti per 27 anni solo grazie alla distribuzione diretta di demo-tape registrati a casa o dei CD portati a mano nei negozi. Riempire posti a 3-400 km di distanza da casa cantando in dialetto, o avere un gruppetto di esauriti che viene in treno da Vicenza e si spara 400 km per vederci suonare. Per me questo è il successo. Per tutto questo esistiamo ancora e questo è un successo”.

27 anni di Kurnalcool
Tutto inizia nel luglio del 1986 quando Ricky Tyger Bigwhite e Bob Tony decidono di passare la serata in un modo diverso: scrivendo storielle in puro dialetto falconarese sulle loro vicende alcoliche, praticamente l’unico modo di spezzare la monotonia di quella Falconara dove c’era poco da fare e le ragazze non avevano la libertà di oggi.
La prima svolta verso quelli che sarebbero diventati i Kurnalcool è rappresentata dalla conoscenza con un gruppetto della zona, gli Ixion’s Wheel, più giovani di noi, ma già musicisti. Era l’11 Agosto del 1986 quando su registrata Bumba Atomika, il primo demo-tape dei Kurnalcool, prodotta in studio con 10 musicisti di cui 5 cantanti: una follia pura. Un mese dopo il primo concerto: la gente incuriosita arrivò a frotte e qualcuno portò anche delle damigiane da scolare lì sul posto. Nasceva lo spirito dei Kurnalcool.
Nel giro di 3 anni furono pubblicati altri 3 demo-tape: Vattafadantelvì, Svìnavyl e Slongame La Biscia. I Kurnalcool erano diventati una cult-band che si esibiva soprattutto tra Ancona-Falconara-Senigallia;  raramente anche fuori regione.
Il 1989 è un “anno nero” per il Kurnalcool: Big George e Andy Silver, forse stanchi di suonare sempre negli stessi posti, abbandonarono il gruppo. Lo scioglimento fu inevitabile e ognuno andò per la sua strada.
Solo nel 1994 tornò alla ribalta il nome Kurnalcool, grazie alla cover band anconetana La Ditta Del Sudore. Grazie a loro, il fenomeno Kurnalcool fu riscoperto e rivalutato anche da un cambio generazionale. Nel 1996 fu organizzato un concerto per festeggiare i 10 anni dalla nascita della band: un evento che avrebbe dovuto essere unico e che invece si rivelò la scintilla che diede nuova vita al gruppo. I Kurnacool ripartirono alla grande, scrivendo nuovi testi e incidendo 3 CD – Bumba Atomika, Stand By Vì e Fuckin’ Giubilive – nonchè una registrazione di un concerto del 1999 con l’accompagnamento live della Banda di Polverigi. La sperimentazione da questo momento in poi fa parte del background dei Kurnalcool che capiscono l’importanza del reinventarsi per non morire. Nel 2001 la prima esperienza in acustico in 2 serate a Urbino e Monsano che sfociarono nella registrazione di Unvìned, un CD autoprodotto e autoregistrato, praticamente introvabile. Nel corso degli anni gli show si trasformavano sempre di più, prendendo una piega spesso cabarettistica, tralasciando l’impronta metal, considerata da alcuni noiosa e ripetitiva. Nacque così il cosiddetto Cabarock che incise sul futuro del gruppo e che determinò una scissione nel 2002, con l’abbandono dell’intera sezione ritmica. Con una nuova formazione, nel 2003 esce Takki A Beve, frutto della scommessa vinta dai nuovi Kurnalcool.
Internet gioca il suo ruolo e grazie alla sua esplosione i Kurnalcool varcano i confini regionali e divengono in poco tempo conosciutissimi in tutta Italia. Nel 2010, dopo quasi 4 anni di gestazione, esce VI il 6° CD, considerato da molti quello della maturità con testi che non si occupano solo di sbornie e storielle simpatiche, ma spaziano anche sul sociale.
Questi sono i Kurnalcool, una cult-band volutamente nata underground e rimasta underground per 27 lunghi anni.

-JOHN BIG GEORGE-
48 anni
Cantante
Nei Kurnalcool dal 1986
Professione : Rappresentante di prodotti ospedalieri
Segni particolari : E’ grande, in tutti i sensi, sia fisicamente che “spiritualmente”. E’ la colonna portante del gruppo da sempre, l’intrattenitore sul palco e autore di molti testi fondamentali soprattutto in passato. Nei concerti molto dipende dal suo umore e stato d’animo, essendo il trascinatore delle folle che ci seguono dal vivo.

-RICKY TYGER BIGWHITE-
47 anni
Cantante
Nei Kurnalcool dal 1986
Professione : operaio comunale
Segni particolari : L’anima metal del gruppo, co-fondatore insieme a Bob Riot, è quello che spinge sul fare,  propone brani nuovi da inserire in scaletta, sistematicamente bocciati, l’unico del gruppo che cura anche l’aspetto del look, occhiali da soldatore, borchie e bracciali.
Una rockstar mancata…

-MICHAEL TRILLING-
43 anni
Chitarra solista
Nei Kurnalcool dal 1986
Professione : Rappresentante di prodotti metallurgici 
Segni particolari : Unica mente musicale e quindi gelosissimo di tutte le altre idee non sue che tenta di stravolgere e boicottare. Autore di mille riffs, camicia bianca e compostissimo sul palco, nel corso degli anni ha suonato di tutto, dal blues al liscio, al rock americano con altri gruppi da lui fondati.

-MARK NARDIELLO-
35 anni
Chitarra ritmica
Nei Kurnalcool dal 2005
Professione : Programmatore di turbine
Segni particolari : Ultimo arrivato e primo oriundo, in quanto recanatese di nascita, con la sua ritmica devastante ha reso il suono duro e granitico. Vero appassionato di chitarre è la disperazione della moglie che vorrebbe comprare tende e divani, ma si ritrova puntualmente la Gibson sul comodino.

-ANDREAS KLEINSTEIN-
30 anni
Basso
Nei Kurnalcool dal 2002
Professione : Dipendente in un negozio di strumenti musicali
Segni particolari : Musicista polistrumentista, ingegnere del suono, praticamente un tuttofare nel campo musicale. La leggenda lo voleva il nuovo bassista degli Scorpions, ma sarebbe stato troppo anche per loro e ha preferito i Kurnalcool. Negli ultimi tempi si diletta anche nel giardinaggio.

-MAX VORTEX-
41 anni
Batteria
Nei Kurnalcool dal 2002
Professione : Dipendente Multiservizi
Segni particolari : Batterista funambolico e amante dei travestimenti, dal vivo più volte si incarna in batteristi famosi, per poi togliersi la maschera a metà concerto e tornare Vortex.  Uno dei maggiori collezionisti di batterie in Italia, è disperato perchè continua a comprarle anche se non sa più dove metterle. Amante dei concerti alla follia, nello stesso giorno può assistere a un live dei Pooh e degli Slayer mezz’ora dopo.

-JAY JAY GUASTO-
35 anni
Batteria
Nei Kurnalcool dal 2002
Professione : Operaio in una ditta di cucine
Segni particolari : Il classico esempio di fan che si è ritrovato a far parte del suo gruppo preferito. Passato da semplice sostituto a colonna portante, attivandosi per prendere date live e organizzare prove. Ha fortemente voluto l’uso della doppia cassa irrobustendo in modo evidente il sound delle batterie.
di Eleonora Baldi

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