Garanti per il futuro?

1 marzo 2013 | Commenta Università

Si fa presto a dire che bisogna investire in cultura. Ma quando l’Università diventa un costo difficile da sostenere, come si fa?
Quando una società inizia ad essere in crisi, la cultura è la sua ancora di salvataggio. Perché l’innovazione, la ricerca, nuovi orizzonti, progetti e idee da portare avanti sono le uniche strade e soluzioni possibili.
Per realizzarle però, servono cervelli pronti a confrontarsi con nuove sfide, con nuove frecce al loro arco, con una capacità di guardare al di la dei confini nazionali e di costruire una rete di saperi ed esperienze che li ponga nella condizione di poter sviluppare opportunità alternative.
Nel corso di tutte le tavole rotonde che fin qui abbiamo realizzato con la collaborazione dei Rettori degli atenei marchigiani abbiamo sempre posto l’accento su questo aspetto: sull’imprescindibilità di laureati che sappiano calarsi a viso aperto nella realtà contemporanea. Per farlo, progetti erasmus, lezioni in lingue straniere, più importanza alle nuove tecnologie e tanto altro ancora.
Dal lato dei “contenuti” diciamo così, c’è un gran lavoro che le nostre università stanno facendo.
Ma, ci chiediamo, dal lato della sostanza è possibile fare qualcosa? Sì, perché se 40 anni fa l’università era un lusso che si concedevano solo le menti più promettenti, se negli ultimi 20 anni frequentarla è stata una conditio sine qua non a prescindere dalle effettive capacità ed aspirazioni, adesso si è purtroppo tornati un po’ indietro. Inutile nascondersi: la recessione economica che le famiglie italiane stanno attraversando è preoccupante e non accenna ad invertire la tendenza.
E, per quanto con infinito dispiacere, si iniziano a fare i conti e a valutare l’eventuale possibilità di mantenere un figlio agli studi: ci sono le tasse universitarie, il costo di un appartamento in affitto o quelli che comunque devono sopportare i pendolari, i libri che ovviamente non si possono fotocopiare. E il mancato guadagno che forse negli anni si sarebbe potuto realizzare se invece che decidere per un corso di studi si tentasse l’inserimento diretto nel mercato del lavoro.
Un discorso cinico, ce ne rendiamo conto. Ma un discorso attuale, senza dubbio.
Sappiamo già che gli atenei premiano il merito con borse di studio e possibilità gratuita di trovare posto negli studentati.
E sappiamo dall’altro lato che molti istituti bancari prevedono una linea di credito fatta appositamente per gli studenti. Ma, per ottenere un prestito dalla banca è necessario dare delle garanzie. E se il ragazzo studia, difficilmente ha una busta paga da portare come al Direttore di banca. E, se stiamo parlando di famiglie in difficoltà, che magari hanno già un mutuo o tentennano ad arrivare a fine mese, mettersi sulle spalle un’altra rata mensile è una richiesta quasi sovrumana.
E se fossero invece gli atenei a farsi garanti? Se prestassero le loro garanzie per permettere agli studenti di ottenere quel prestito che potrebbe aprire loro le porte dell’Università?
Ovvio, non sempre e non per tutti. Però in presenza di forti motivazioni magari esposte direttamente a un consiglio universitario creato appositamente e di effettive possibilità di realizzare qualcosa di importante…si potrebbe pensare di dare una mano concreata, di investire proprio come operatori della cultura e della formazione in un futuro che riparta dalle giovani menti.
Chiediamo a questo punto ai nostri Rettori, questo scenario è del tutto inimmaginabile? Oppure si sta già facendo qualcosa di simile? O ci sono possibilità di realizzare un progetto simile in futuro?

UNIVERSITA’ DI MACERATA
IL CONTRIBUTO DEL RETTORE
LUIGI LACCHE’
“In Europa – a differenza del mondo anglosassone – è poco diffusa l’idea che una famiglia o un giovane possano chiedere un mutuo per sostenere i costi dell’Università. Nessuno si meraviglia per un prestito rivolto all’acquisto di una casa o di un’automobile, ben più difficile è immaginarlo per scopi di formazione. Ciò si deve ad un fattore culturale e istituzionale, che vede nell’istruzione un “obbligo” di prestazione in capo allo Stato sociale, tanto più nei confronti degli studenti capaci e meritevoli ancorché privi di mezzi. Non è facile cambiare questo indirizzo. Ciò è dimostrato dallo scarso successo di apposite linee di credito bancario. Già da alcuni anni l’Ateneo maceratese ha stipulato con Banca Marche una convenzione che permette ai propri studenti di ottenere un prestito fino a 36 mila euro, rimborsabili anche in 84 mesi, sull’onore, ovvero senza la necessità di garanzie accessorie (la richiesta rimane, comunque, soggetta alla valutazione della banca). Il prestito “Magna Charta”  finanzia le spese di formazione sostenute dagli iscritti al biennio della laurea magistrale; a un dottorato di ricerca; a un master o corso di perfezionamento; agli ultimi due anni di un corso di laurea a ciclo unico; agli ultimi due anni di una scuola di specializzazione. Il prestito consiste nell’apertura di credito in conto corrente intestato allo studente e si caratterizza per l’entità del finanziamento, le favorevoli condizioni economiche, l’ampio periodo temporale per il rimborso, la ricca gamma di servizi. Quindi, esistono già strumenti finanziari che potrebbero essere rafforzati, ma la domanda è stata finora scarsa. In ogni caso, non dovrebbero essere le singole Università a farsi “garanti” del rimborso, ma lo Stato, con un apposito meccanismo promozionale, come avviene, con migliore successo, in Germania o in altri paesi del Nord Europa. Quello che gli Atenei già provano a fare è premiare, in base al reddito e al merito, gli studenti. Unimc eroga ogni anno svariate centinaia di borse di studio, che si aggiungono alle riduzioni delle tasse per reddito”.

UNIVERSITA’ DI URBINO
IL CONTRIBUTO DEL RETTORE
STEFANO PIVATO

“La crisi che sta attraversando l’Italia ha tutte le caratteristiche dei più gravi fenomeni recessivi della storia. Questo significa che l’intero sistema paese rischia di avvitarsi in se stesso in quella che non a caso viene icasticamente definita “spirale” recessiva.  Sono fasi attraversate ciclicamente dall’economia, ma quella attuale sta coinvolgendo in maniera profonda le società occidentali, che sbaglieremmo a voler confinare entro gli aspetti economici.
E’ stato detto “l’Italia è un paese depresso” acquisendo nel concetto sia l’aspetto economico che quello psicologico. Inevitabile che così accada, quando su migliaia di famiglie monoreddito si abbatte la perdita del lavoro del capofamiglia o quella di entrambi i coniugi, con conseguenze drammatiche, soprattutto con uno stato sociale che non riesce a farvi fronte adeguatamente.
Il ruolo dell’Università in queste condizioni è, verrebbe da dire sarebbe, fondamentale. Uso il condizionale perché purtroppo non vedo attenzione all’investimento nella conoscenza, nella ricerca, nell’innovazione e nei giovani. I tagli colpiscono proprio questi settori che rappresentano l’investimento di un paese civile nel futuro. L’Università rappresenta quel futuro possibile che invece, è rappresentato dai tagli feroci al Fondo di Finanziamento Ordinario, rimasto bloccato dal 2001 al 2009 ha poi subito persino tagli del 5% ogni anno. Tutto ciò ha determinato la fine di un ascensore sociale già deficitario rispetto agli altri paesi, determinando la negazione dei principi costituzionali sanciti dall’Art.34, forse il più calpestato:  I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze. In tutto ciò, l’Università di Urbino offre borse di studio e possibilità di tirocinio all’estero, attraverso le borse Erasmus, Tempo fa Pierluigi Celli consigliò a suo figlio di andarsene all’estero. Nonostante tutto ci impegniamo a far sì che abbia ancora torto”.

UNIVERSITA’ DI CAMERINO
IL CONTRIBUTO DEL RETTORE
FLAVIO CORRADINI
“Ad Unicam, riteniamo che sostenere finanziariamente uno studente ‘oggi’, sia il modo migliore di investire le nostre risorse per ‘domani’, per cui  da tempo abbiamo deciso di fare un … un prestito. Al Sapere.
Lo facciamo  per tutti i nostri iscritti: ‘Prestito al Sapere’, così abbiamo deciso di chiamarlo,  è un finanziamento riservato agli studenti dell’Università di Camerino, ad uno qualsiasi dei corsi di laurea o di formazione postlaurea, ed è destinato a supportare le spese sostenute per motivi di studio durante gli anni universitari (ad esempio tasse di iscrizione, testi universitari, affitto per l’alloggio, ecc …). Tramite l’accordo con un istituto di credito, finanziamo allo studente una somma che rimborserà alla fine degli studi universitari in comode rate mensili. Tutte le condizioni di accesso sono dettagliate in un’area del nostro sito riservata agli studenti: possono accedere al prestito tutti coloro i quali sono regolarmente iscritti ad Unicam. Ma da sempre Unicam garantisce il diritto allo studio dei meritevoli: “Prestito al Sapere”  non è l’unica forma di aiuto che il nostro Ateneo ha previsto per rendere il percorso di studi di chi si iscrive privo di problemi economici. Un corposo numero di borse di studio accompagna gli anni universitari degli studenti bravi ed in regola con gli esami: borse di eccellenza per le matricole e per le lauree magistrali, borse di merito, borse  di studio per gli studenti che si laureano in corso, sono solo alcuni esempi dell’attenzione che Unicam riserva ai propri iscritti. Insomma, lo studente “mette la testa”, al resto pensa Unicam”.


UNIVERSITA’ DI ANCONA
IL CONTRIBUTO DEL RETTORE
MARCO PACETTI
“L’attuale situazione del sistema universitario italiano è drammatica. E non solo per il fatto che sono stati registrati ben 60mila iscritti in meno. A questo dobbiamo unire il momento in cui questo calo avviene. Stando ai dati OCSE è infatti chiaro che ad oggi l’Italia ha una dotazione di laureati pari alla metà dei Paesi competitori europei: la nostra nazione, stando così le cose, sarebbe destinata ad un declino ineluttabile. E, considerando il sempre minor numero di studenti che dopo il diploma decidono di iscriversi all’università, non solo la situazione attuale è grave, ma in futuro sarà ancora peggiore. E’ una fotografia che fa male. Ma è necessaria per capire quanto sia importante invertire questa tendenza. Un atteggiamento come quello attuale fatto di aumenti dei costi per lo studio e di un sentimento diffuso secondo il quale “laurearsi non serve più, ci sono troppi dottori a spasso” non fa altro che peggiorare la situazione. Il circolo vizioso va spezzato. Come? In primo luogo diffondendo notizie vere: non esiste un surplus di laureati,  anzi al contrario dati pubblicati dal Sole 24Ore parlano di un deficit di laureati in ingegneria (meno 20.000), in economia (meno 15.000) ed in medicina (meno 7.000). Lo Stato deve poi recuperare il suo ruolo di garante al diritto allo studio, ruolo che ha decisamente abbandonato negli anni. E’ fondamentale che la politica – lo Stato centrale ma anche le Regioni – capisca la necessità di investire nello studio come tutela del futuro del Paese: con dei cittadini ignoranti non si potrà di certo stare al passo delle altre nazioni. Dev’essere un impegno forte e in totale controtendenza con le misure attuali. Esistono al momento degli strumenti di prestito che potrebbero aiutare gli studenti nel loro percorso. Ma gli italiani sono piuttosto diffidenti nei confronti di queste pratiche e non senza motivo: basta vedere quello che accade negli Stati Uniti dove si sta parlando di una bolla legata proprio a prestiti universitari che non saranno mai restituiti a causa della crisi. Serve un’inversione di sistema e serve subito”.

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