Futuro artigiano

1 marzo 2013 | Commenta Impresa

Gabriele Alberti, Amministratore Delegato dell’Ente organizzatore della manifestazione Artigiano in Fiera, ci spiega perché il futuro è nelle mani degli artigiani…

…se sapranno cogliere le nuove sfide che il mercato lancia! Una conditio si ne qua non, questa. Alberti respira il mondo dell’artigianato e sa perfettamente il grande potenziale che vi è racchiuso. Diciotto anni di Artigiano in Fiera sono una bella palestra per scoprire questo universo, fatto di eccezionalità e di qualità, ma anche di problematiche che devono essere affrontate e risolte. Un invito ai giovani, a riprendere in mano il mestiere perché della loro capacità di reinventare c’è bisogno. Una piacevole finestra aperta non solo sulla fiera milanese ma anche e soprattutto su questo vivace settore, trainante anche nelle nostre Marche.
Alberti infatti lo incontriamo a Senigallia, nel corso di una conferenza stampa congiunta con Marche Expo.

18 anni: Artigiano in Fiera è ormai maggiorenne. Ci racconta il percorso fatto fin’ora?
Raccontare 18 anni è difficile. Siamo partiti con la volontà di mettere al centro dell’opinione pubblica e all’attenzione di un mercato significativo l’impresa artigiana, il produttore di qualità. Abbiamo creato un evento per renderli protagonisti. Volevamo gettare  le basi affinché un’impresa artigianale potesse vendere il proprio prodotto ad un mercato particolarmente ricco ed interessato, come è quello del nord ovest dell’Italia. Poi, mettere in contatto gli espositori tra di loro, creando una specie di palestra: per le piccole imprese artigiane è difficile verificare il proprio prodotto con costose indagini di mercato; in un ambiente come questo possono farlo, confrontandosi con chi fa un prodotto analogo, magari in altre parti d’Europa o del mondo. Si è sempre alla ricerca di innovazione di prodotto e quindi vedere ciò che i colleghi fanno è importantissimo. Il terzo aspetto che abbiamo voluto privilegiare è quello dell’ incontro con gli operatori del settore, soggetti che possano mettere in condizione di allargare la vendita a chiunque visiti la fiera.
Queste caratteristiche hanno fatto la differenza e hanno sancito il successo della fiera. 9 giorni, ingresso gratuito, nel periodo pre-natalizio: un ottimo mix!”.
Novità per il futuro?
“Stiamo valutando di fare un altro passo importante, ragionando di come le nuove tecnologie ed in particolare l’e-commerce possano dare un sostegno ai nostri espositori. La forza di un grande evento fieristico come questo è l’essere localizzato nello spazio e nel tempo; ma questo è anche il suo punto di debolezza: come possiamo raggiungere il mercato che è venuto in fiera, durante tutto l’anno? Quelli che volevano venire e non hanno potuto farlo? Realizzare una piattaforma e-commerce potrebbe essere una risposta adeguata. Internazionalizzare per una micro impresa come quella artigiana è difficile. Bisogna trovare il modo migliore per mettere l’artigiano in condizione di farlo, dotandolo di uno strumento potente di vendita all’estero. E questo vale anche e di più per le aziende giovani, che capiscono l’importanza degli strumenti digitali. L’orizzonte di questa partita è potenzialmente mondiale, una sfida che vogliamo cogliere a pieno”.
Parliamo allora dei giovani. L’artigianato può essere un’opportunità per loro?
Questo è un tema decisivo. E’ venuto meno il mito del manager a tutti i costi. Questa crisi è un grande cambiamento, irreversibile. Pone di nuovo l’accento sulla valorizzazione del territorio e sul prodotto del territorio. Ed il giovane è il soggetto naturale della ripresa della tradizione in questo senso. Cosa vuol dire innovare per un produttore artigiano? Il giovane è il soggetto primario che riesce a prendere in mano una tradizione e rinnovarla facendola diventare un’altra cosa. Bisogna che vi sia la voglia dei giovani di rimboccarsi le maniche e di entrare in questa nuova fase e vedere che succede. Ovviamente occorre poi la disponibilità dei maestri artigiani ad insegnare. Noi vorremo avere sempre più soggetti così all’interno della fiera, capaci di fare innovazione, di usare nuovi strumenti, moderni. Abbiamo predisposto un’area, una specie di grande incubatore che ci permette di vedere che cosa imprese giovani o giovani imprese sono in grado di fare. Ci sono delle cose estremamente interessanti e significative”.
E le Marche, che ruolo giocano all’interno dei padiglioni fieristici?
“Le Marche sono una presenza significativa e ci sono secondo una delle dinamiche più complete, seguendo tutte le varie sfumature: presenza artigianale ed alimentare, ristorazione, turismo. 18 anni fa le Marche erano presenti con uno stand di stand di 16 metri quadri; adesso hanno un’area di circa 100 metri quadri. Quest’anno le aziende marchigiane sono circa 50 dislocate su tutto il territorio regionale. Molto forte è il manifatturiero del maceratese e del fermano, come anche il distretto della ceramica e della terracotta del pesarese. Per il distretto di Ancona una presenza importante è quella dell’agroalimentare sostenuto anche dal punto degustazione e ristoro, fulcro dell’area e traino dello stand marchigiano. Sempre grazie ad Expo Marche poi, in fiera ci sono cuochi, camerieri ed hostess dell’istituto alberghiero di Senigallia e di Porto Sant’Elpidio e c’è l’idea in futuro di replicare l’esperienza con gli Istituti professionali, d’arte, di design. Insomma, una presenza molto vivace. Quello che auspico, è che si riesca a lavorare sempre di più insieme affinché si riesca a creare uno stand non più istituzionale ma esperienziale: quando si entra nell’area delle Marche, si deve assaporare il territorio marchigiano; quando si acquista un prodotto, si deve poter portare con se anche il vissuto di un’esperienza territoriale. Questo all’estero riescono a farlo in maniera impressionante e noi dovremmo imparare lavorando appunto insieme: organizzatori, Enti, Istituzioni e anche imprese artigiane attente e lungimiranti che abbiamo voglia di cambiare, di essere attive e propositive.”

di Raffaella Scortichini

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