La libertà della passione

28 febbraio 2013 | Commenta Scelti per voi Segnalibro

Tutti di corsa, tutti afflitti dai problemi, tutti a rincorrere soldi e carriera. Non tutti in realtà. Non i The Climbers. Una storia diversa quella della Mc Dini Family. Una rottura con tutto ciò che è imposizione per respirare a pieni polmoni l’aria della musica.

Una famiglia. Papà Lucio, mamma Adriana e i due figli Marco, il più grande, e Mirko. Loro sono i The Climbers, il volto italiano anzi marchigiano della musica folk e country. Una scommessa la loro, arrivata quasi come fosse l’unica scelta possibile. Troppo il peso di una quotidianità diventata sempre più grigia, senza soddisfazione, senza quella luce che il fare qualcosa che ami regala.
“Siamo diventati artisti a 50 anni”. Ci dice sorridendo Lucio. Fino al 2009 lui e sua moglie avevano un’azienda di jeanseria. Lavorava anche per marchi importanti, andava bene. Ma poi arriva quel momento in cui alzarsi la mattina diventa pesante.
“Ti rendi conto che oggi non conta più la preparazione, il titolo di studio, l’esperienza e la competenza. Oggi conta solo il discorso speculativo. E allora non hai più soddisfazione a gestire un’azienda, cosa che conduce piano piano alla morte dell’impresa. E ti accorgi che il tuo tempo come imprenditore è finito. Che non è più quello che vuoi. In un mondo regolato solo dalla corsa a chi guadagna di più, i figli non hanno futuro: non ci sono più le fondamenta per sviluppare un progetto, per dargli tempo di crescere, di “farsi”. Oggi ci sei, domani non si sa. Il fascino del lavoro, il sentirsi orgoglioso di ciò che si fa, di realizzare qualcosa, perde del tutto il suo fascino del lavoro e ti rendi conto che non conviene continuare, per rovinare tutto quello che hai costruito in 30 anni. E allora decidi di prendere un’altra strada, di cavalcare un’altra passione. Questo è quello che abbiamo deciso di fare noi. Tutti d’accordo. Nessuno è stato forzato a intraprendere questa strada, a fare della musica la propria vita, ad accettare una sfida: fare musica country quando abbiamo iniziato noi, in Italia, lo era davvero. Ma per noi era l’occasione di condividere come famiglia, di divertirci insieme, di ritrovare il fascino del fare e del seguire una passione. Il primo anno abbiamo fatto 5 concerti: non è stato un grande inizio! Ma nel 2012 ne abbiamo fatti 182: Marche, Romagna, Lazio, Abruzzo. All’inizio tutti ci hanno presi per pazzi, parenti ed amici compresi. Ma noi non abbiamo mai avuto fretta o necessità di dimostrare ad altri la bontà della nostra scelta: con la nostra coerenza, il nostro stile, la nostra passione siamo riusciti ad imporci”.
Non è artificioso Lucio nel suo parlare. Non sta assolutamente forzando la mano, come a raccontare una favoletta per far sembrare quella che dei The Climbers una storia da copertina. Sorride invece, semplicemente appagato dalla sua vita. E la stessa cosa fanno Marco e Mirko, che ascoltano ed annuiscono. Condivisione,se dovessi usare una sola parola per descrivere che cosa tiene insieme questa famiglia di artisti, userei proprio questa.
La storia dei Mc Dini merita davvero di essere raccontata. Quasi fosse un messaggio: non bisogna per forza ingrigirsi ed appiattirsi sotto il peso di una situazione. Si può prendere una strada diversa e decidere di vivere della propria passione.

Come nascono i The Climbers?
“ Nascono dalla passione che io e Marco abbiamo in comune per la musica. Prima di scegliere questa strada come nostra professione, facevamo già musica nelle feste locali: liscio, musica anni ’60. Spesso dal pubblico arrivavano delle richieste impossibili: provate a suonare La Bomba, in due! Avremmo dovuto usare delle basi, ma assolutamente non era questo che volevamo. Specie per Marco era diventato pesante, non gli dava soddisfazione. Aveva anche pensato di smettere di suonare. Così abbiamo iniziato a riflettere su che altra strada potevamo seguire. E come spesso accade…da passione, nasce passione! Ad entrambi piace fare arrampicata. Quando scendevamo nei rifugi ad aspettarci c’era sempre la musica degli Eagles, dei Creedence, di Johnny Cash. E…ci siamo affascinati! Johnny Cash ci ha rapito. Riusciamo ad ascoltarlo per 3 ore al giorno da 10 anni e ancora non ci siamo stancati…vuol dire che ha qualcosa in più! E’ stato come rendersi conto di essere al mondo per continuare l’opera di Johnny Cash!”.
A Lucio si illuminano gli occhi. Marco e Mirko, li vedo con la coda dell’occhio, si lasciano andare ad un sorriso, come a commentare un’affermazione importante, quella di sentirsi un po’ un proseguo dell’opera di uno dei più grandi musicisti di sempre. Ma ci credono fortemente anche loro, tanto da decidere di buttarsi anima e corpo in questa impresa.
L’attività di famiglia, è essere i The Climbers. “Riusciamo a vivere della nostra passione e non c’è niente di più bello. Abbiamo una base di guadagno fissa, permessa dal contratto stretto dal 2006 con Fiabilandia e lavoriamo lì per tutto il periodo di apertura, da Pasqua ad Halloween. Questo è il nostro lavoro; gli altri concerti che facciamo in giro invece, portando in giro il nostro modo di fare cover sono la nostra massima espressione. Ovviamente, non siamo degli sprovveduti. Cerchiamo di diversificare, tenendo sempre presenti, come faro per decidere quali scelte intraprendere, le nostre passioni. Marco è un esperto ed un appassionato di arrampicata e per questo abbiamo aperto un parco di arrampicata; Mirko ha studiato all’alberghiero e per questo motivo abbiamo dato vita al saloon O.k. Corral Saloon all’interno del nostro ranch. Quello che riusciamo a fare è vivere della nostra passione in tutte le sfumature”.
Quindi possiamo dire che è la passione il vero motore di tutto ciò che fate…
 “Esattamente, la passione ci porta a realizzarci in tutto ciò che facciamo. Ci piace fondere tutte le nostre inclinazioni. Rimaniamo i The Climbers, pur nelle altre attività che abbiamo. Un esempio? L’anno scorso come dicevo abbiamo realizzato un parco di arrampicata a nome di Marco a Cagli. Vengono gli atleti, facciamo contest. Ma allo stesso tempo, rispondiamo anche alle curiosità di chi ci viene a trovare, un po’ per arrampicarsi, un po’ per sapere perché ci esibiamo con le giacche con le frange! Nello sviluppare il progetto dell’Ok Corral Saloon, abbiamo certo tenuto conto della passione di Mirko e anche di Adriana per la cucina, ma abbiamo voluto soprattutto creare uno spazio nel quale i nostri fans potessero condividere con noi un momento conviviale, farci domande e godersi una serata di musica”.
La Mc Dini Family ha un approccio particolare alle cose. Credo che ormai questo sia chiaro. Non vi sorprenderà quindi scoprire che questi marchigiani del country vivono a Cantiano…in un ranch!
“Abbiamo deciso di trasferirci a Cantiano perché il primo tributo ufficiale in pubblico lo abbiamo fatto quì al Teatro Capponi. Riteniamo che questa città ci abbia dato gli albori artistici. E poi, i luoghi sono davvero meravigliosi. Essendo amanti della montagna ci ha colpito questo paesaggio inconfondibile. Abbiamo trovato questa casa, che chiamiamo ranch in nome della tradizione country e abbiamo deciso di trasferirci. Perché? Perché qui non c’è nulla che ci leghi al nostro passato. Quando abbiamo deciso di cominciare una nuova vita a 50 anni, abbiamo anche voluto tagliare i legami e ricominciare da un posto nuovo. Qui, noi siamo i musicisti, gli artisti. L’idea di chiamare la nostra nuova casa Ranch Mc Dini nasce in realtà dalla volontà di tributare un ricordo a George Mc Anthony. Quando abbiamo iniziato a fare musica country nel 2002, questo friulano dalla storia particolare era il nostro punto di riferimento: ha suonato con John Denver, ha inciso a Nashville, suonava 9 strumenti da solo, l’unico “One Man Band”. A 20 anni si trasferì in Africa per fare opere di bene. Qui imparò a suonare la chitarra e capì che avrebbe voluto fare della country music la sua professione. E’ stato un grande compositore, ma anche grande rivoluzionario nel fare le cover e quando ci siamo conosciuti siamo subito entrati in sintonia: è stato a casa nostra, ha scritto una canzone per noi. Due anni fa è mancato, dopo un concerto. Abbiamo deciso di riprendere il suo “Mc” per portarlo sempre con noi”.
Entriamo un pochino più nel vivo della vostra musica. Intanto spiegaci Lucio, come fate a suonare 9 strumenti in 3 durante le vostre esibizioni?
“Beh, questo è uno dei motivi per cui abbiamo tanti fans: solo noi sappiamo suonare con le batterie ai piedi! Il nostro principio è fare tutto in maniera originale. Se riproduciamo una canzone, non la sconvolgiamo con nostri pezzi, con nostre influenze, cerchiamo di essere fedeli sia come sound che come strumenti. Ed questo ci distingue nei nostri concerti. Io suono armonica, chitarra a 12 corde, rullante, charleston e batocco. Marco suona basso, contrabbasso e gran cassa ai piedi. Mirko, il banjo, la chitarra elettrica, il dobro e il mandolino. E siamo autodidatti. Abbiamo imparato a suonare grazie alla nostra passione. Dalla mattina alla notte alle due, il nostro impiego è questo: uno studio continuo fatto di tanto impegno ma anche grandi soddisfazioni. Facciamo quello che amiamo fare. La nostra è arte”.
Il country in Italia non è molto conosciuto. Come siete riusciti a coinvolgere il pubblico?
“Come ti dicevo, il nostro modo di suonare è unico e questo porta già le persone ad avvicinarsi. E poi il nostro abbigliamento, il nostro stile di vita. Le persone sono curiose; ci chiedono perché portiamo i cappelli o la giacca con le frange o quello strano cravattino. E allora tu spieghi e facendolo gli racconti un mondo al quale si appassionano oltre la musica. Il country è uno stile di vita. Una vita semplice. Ci siamo trasferiti nel nostro ranch anche per poter vivere veramente in modo country, non solo per suonarlo. Vivevamo a Fossombrone, non una metropoli certo; ma già lì la vita è più cittadina, più difficile. E’ un susseguirsi di obblighi, di impegni, di rapporti freddi. La nostra scelta è stata proprio quella di allontanarci da tutto questo per recuperare la semplicità e la verità dei rapporti. Ti faccio un esempio, magari stupido ma che rende molto bene l’idea. Noi abbiamo un cavallo. Il cavallo produce sterco. Questa sua produzione è utile ad un nostro vicino che ci ha chiesto se poteva prenderlo per utilizzarlo come concime. In cambio e in segno di gratitudine, lui ci da le uova delle sue galline. Ecco: uno scambio semplice che però ti fa capire come ci sia un valore anche in cose che spesso scartiamo. Riportandole su una scala più ampia, queste riflessioni ti cambiano il senso della vita. Noi abituati a combattere con le banche, con gli insoluti, con i fidi, con il fatturato di una azienda, facevamo una vita sbagliata. E ora me ne accorgo. Correre dietro ai soldi e al potere non porta a nulla. Se si guarda solo alle cose materiali, il valore di quello che si costruisce è terribilmente effimero. Scegliendo di diventare i The Climbers, e di fare del country la nostra strada abbiamo scoperto altri valori. E anche questa nostra storia aiuta le persone ad avvicinarsi a noi e alla nostra musica”.
Forse è anche perché non solo fate un certo tipo di musica ma perché vivete quel tipo di musica che siete riusciti a ricevere un riconoscimento importante: la cover band ufficiale di Johnny Cash per l’Europa!
“Una grandissima soddisfazione e riconoscimento del nostro lavoro. Proprio nell’anno in cui morì Johnny Cash – il 2009 – noi tenemmo il nostro primo concerto e fummo contattati da Bill Miller, il proprietario del sito ufficiale johnnycash.com . Da appassionati, avevamo scoperto questo sito tempo prima e avevamo iniziato a scriverci col signor Bill Miller. Quando ascoltò le nostre cover ne rimase impressionato: suonavamo come gli originali! E c’è un grande lavoro di ricerca dietro, ve lo posso assicurare. Per esempio per riprodurre in maniera esatta il suono della chitarra di Cash, ci siamo inventati di inserire un foglietto di carta tra le corde. Miller ci disse che il nostro sound era il migliore in Italia ed in Europa e l’unico in grado di rappresentare Johnny Cash!”.
E a ritirare questo importante attestato, a Corona, ci sei andato tu Marco. Raccontaci tutto!
“E’ stata un’esperienza unica, che capita una volta nella vita. L’americano non ha pregiudizi su di te, lui accetta tutti, ma sei tu che devi colpirlo e farti conoscere. Arrivato ho dovuto io chiamare Bill, ma sono bastati pochi minuti al telefono per capirci, come persone. Mi è venuto a prendere con la sua Mercedes, ci ha portato a mangiare in uno dei migliori locali di Corona, facendoci assaggiare tutti i piatti tipici. Il giorno dopo mi ha portato a casa sua. La Radio Johnny Cash ha sede in una taverna blindata. Ti chiederai: perché blindata? Beh, all’interno Bill ha una cassaforte al muro di circa 7metrix3 dentro la quale c’è un vero e proprio tesoro: dalle fibbie d’oro di Johnny , alla sua chitarra originale, la sua camicia, i suoi stivali, le cose che Johnny gli aveva regalato. Per me è stato unico poter toccare le cose di Johnny. L’emozione più grande è stata quando mi ha fatto trasmettere in diretta su Radio Johnny Cash: io che parlavo all’America dicendo le stesse cose che in passato avevano detto Bob Dylan o Jerry Lee Lewis, la classica frase di benvenuto sulla radio “Benvenuti su Radio Johnny Cash, sono Marco Dini della MC Dini’s Family”. Ho parlato ad una fetta d’America: non so ancora come sia riuscito a farmi venire fuori la voce!”.
E se pensate di aver scoperto tutto di questa famiglia così particolare…sbagliate! Prima di lasciarci hanno ancora qualcos’altro da svelarci. Verrebbe quasi da dire, qualcos’altro da insegnarci.
Facciamo un piccolo riassunto. Ex imprenditori che decidono di lasciare non perché “c’è la crisi”, ma semplicemente perché non sono più felici. Due ragazzi giovani che decidono di seguire la strada di famiglia perché “portare avanti una passione con la propria famiglia è eccezionale”. Una strada che in dieci anni li porta a vivere della propria musica e ad ottenere un riconoscimento tanto importante da incoronarli cover band ufficiale di Johnny Cash. Sembra la classica storia che finisce con una scalata al successo. Ma non è questo che interessa loro. Ed è questa la lezione. La riflessione anzi, con la quale vogliamo chiudere questo atipico incontro in un Ranch a Cantiano.

“Non siamo commerciali. Forse è quello che ci manca. Con un commerciale dietro ed il riconoscimento come cover band ufficiale Johnny Cash, a quest’ora in molti avrebbero tentato la scalata. Ma non è questo che vogliamo. Il nostro pensiero è che non bisogna mai forzare i tempi. Se una cosa deve venire, viene. E’ il principio di naturalità delle cose. Non devi fare in modo che accada prima del tempo, deve avvenire spontaneamente. Noi siamo pronti, quando passerà quel famoso treno, saremo pronti a salirci. Due anni fa fummo invitati ad Italian’s Got Talent: non abbiamo accettato perché ci sembrava qualcosa di troppo “aleatorio”. Spesso andare in questi talent show significa bruciarsi. Con i nostri concerti e con tutto il resto che facciamo, riusciamo a vivere di questa nostra passione, possiamo impegnarci nella ricerca della giusta sonorità, nel rispetto fedele dell’originalità…perché dovremmo abbandonare questa strada per andare in televisione? Noi aspettiamo l’occasione giusta, quella che verrà come deve venire e come noi la vogliamo!”.

di Eleonora Baldi

PHOTO: Luca Centurelli - www.lc978.com

Tags: , , , , , ,