E adesso?

14 dicembre 2012 | Commenta Istituzioni

L’iter burocratico italiano è lunghissimo e spesso fa in modo che certe riforme finiscano per perdersi per strada. Ma non stavolta: il riordino delle province è cosa fatta!
Dopo mesi di discussione, ormai è stato messo un punto al “caso Province”. La spending review del ministro Filippo Patroni Griffi ha mietuto le sue vittime: le 35 province saltate.
Una svolta che coinvolge tutta l’Italia, al grido di meno sprechi. Di sicuro una manovra d’impatto sul popolo elettore che è stanco di vedersi chiedere sacrifici su sacrifici, senza mai veder adoperato lo stesso trattamento nei confronti delle istituzioni o delle caste varie ed eventuali che tutti sappiamo essere parte integrante del tessuto socio-economico e storico del nostro Bel Paese.
Ma, se facciamo due conti in maniera realista, conviene a noi cittadini questo cambiamento? Quanto si risparmierà o al contrario quanta differenza in negativo potremmo dover registrare nella gestione del territorio?
E…la noteremo in un modo o nell’altro questa differenza?
Perdonate la diffidenza ma, purtroppo in Italia ci hanno talmente spesso abituato alle “pezze” messe per rattoppare una situazione al posto di soluzioni in grado di risolvere davvero il problema, che questi interrogativi nascono spontanei.
Anche i criteri sostanzialmente territoriali, seguiti per decidere quali province salvare e quali accorpare sembrano poco rispondenti ad esigenze di miglior servizio reso al cittadino. Magari un’analisi qualitativa e non puramente quantitativa sarebbe stata garanzia non solo di un taglio della spesa ma anche di un effettivo salto in avanti nella gestione della cosa pubblica.
Questa nuova situazione tocca ovviamente anche le Marche. Dal 2014 – il 2013 sarà per così dire un anno di passaggio nel quale comunque gli Enti tagliati non avranno più i loro poteri – non più 5 Province ma solamente 3.
Si salvano Ancona e Pesaro, mentre saranno accorpate insieme Ascoli Piceno, Fermo e Macerata. Non possiamo sorridere nel pensare a quanto breve sia stata la vita di Fermo. Non ce ne vogliano Presidente e fermani, non è per il loro operato che sorridiamo. Ma perché fatichiamo a capire come solo pochi anni fa si sia istituita una nuova Provincia per cancellarla ancora prima che la sua amministrazione possa aver compiuto a pieno i suoi progetti.
E a chi chiedere se non ai nostri Presidenti, per l’ultima volta riuniti tutti insieme nelle nostre pagine, che cosa ne pensano di questa riforma e che cosa secondo loro cambierà?

INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI ASCOLI PICENO
PIERO CELANI

“Ritengo sia giusto tagliare le spese e contenere gli sprechi: tuttavia, nel caso delle Province il loro riordino comporterà risparmi irrilevanti e difficilmente quantificabili, specie per quanto riguarda i tanto vituperati costi della politica se si considera che un consigliere provinciale percepisce un gettone di presenza di 36 euro lordi a seduta. Saranno invece quantificabili i disagi sul territorio e i costi per la collettività in termini di mancata erogazione di servizi. È perciò una riforma molto raffazzonata che, tra l’altro, incide solo sulla rappresentanza democratica.
Sembra quindi si sia voluto identificare una sorta di capro espiatorio da esibire sulla pubblica piazza senza incidere su altre situazioni dove realmente ci sarebbero prodotti risparmi per miliardi di euro. Basti pensare alle migliaia di società partecipate o alle stesse Regioni, enti burocratici con costi molto elevati, mentre le Province sono storicamente parte essenziale dell’organizzazione del territorio e chiamate a gestire servizi essenziali per la comunità locale: dalla manutenzione di strade e scuole, alla tutela dell’ambiente, alle politiche per il lavoro e la formazione professionale, ai progetti comunitari fino a tante altre competenze che incidono sullo sviluppo e la crescita.
Riguardo al capoluogo penso che, in base ai parametri demografici, esso deve essere Ascoli Piceno: non è possibile infatti che il Sud delle Marche non abbia questo punto di riferimento. Ciò, naturalmente, non significa che ci devono essere penalizzazioni o disagi per i cittadini assicurando una omogenea distribuzione degli uffici e dei servizi in tutte e tre i territori interessati. In tale prospettiva, le istituzioni sono chiamate a fare un lavoro sinergico avendo come bussola di riferimento l’interesse generale dei cittadini e di tutte le comunità locali coinvolte fuori da ogni tatticismo o sterile campanilismo”.

INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI FERMO
FABRIZIO CESETTI

“Noi non sorridiamo affatto per questo scempio, che dal Governo è stato spacciato per riforma. E non sorridiamo soprattutto per il vergognoso teatrino andato in scena prima al CAL regionale e poi all’Assemblea Legislativa della Regione Marche. Un teatrino che ha volutamente umiliato un territorio, quello Fermano, che, seguendo scrupolosamente quanto previsto dalla Costituzione (a differenza di altre Province), nel 2004 ha ottenuto dal Parlamento la proprio autonomia, sancita dal voto del 2009 e dal successivo insediamento della Giunta da me guidata e dell’intero Consiglio provinciale.
In questi mesi abbiamo sempre affermato due principi. Il primo concernente l’incostituzionalità del provvedimento governativo, suffragato anche da pareri di autorevoli costituzionalisti. Il secondo che, pur non condividendo il metodo utilizzato, avremmo comunque rispettato la legge, che prevedeva e prevede tutt’oggi per le Marche una nuova Provincia comprendente le Province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata.
Quanto al risparmio, abbiamo già dimostrato con dati inconfutabili come la Provincia, se gestita in maniera seria e responsabile, sia un Ente capace di garantire realmente servizi al cittadino ed efficienza amministrativa. A Fermo lo abbiamo fatto, riducendo da 11 a 6 il numero dei dirigenti, da 8 a 5 quello degli assessori, contenendo il numero dei dipendenti dai 315 inizialmente previsti agli attuali 240 circa e, soprattutto, riducendo quasi a zero le cosiddette spese di rappresentanza”.

INTERVENTO DEL COMMISSARIO STRAORDINARIO DELLA PROVINCIA DI ANCONA
PATRIZIA CASAGRANDE ESPOSTO

“Le Province italiane si sono mostrate fin dall’inizio favorevoli a un riordino istituzionale che prevedesse la razionalizzazione della spesa pubblica e il miglioramento dei servizi erogati ai cittadini. Purtroppo si è scelto di cedere a visioni demagogiche e di corto respiro che classificano le Province come un mero costo. Anziché investire sulla modernizzazione della Pubblica Amministrazione, si è presa la via del rigore e della riduzione della spesa, il cui risparmio, tra l’altro, sarà infinitamente inferiore rispetto a quello che la propaganda disinformata e le sirene dell’antipolitica hanno voluto far credere agli italiani.
Tutto ciò ovviamente influirà anche nella nostra regione. Di sicuro il passaggio da cinque a tre Province pone un problema di razionalità del territorio, con una macro Provincia come quella che accorperà Macerata, Fermo e Ascoli Piceno poco funzionale ai consolidati assetti sociali ed economici della nostra regione. Ciò su cui va però focalizzata l’attenzione, non è tanto la forma adottata, cioè la soppressione di 35 Province, quanto il contenuto, di cui poco e male si parla. Mi riferisco alla cosiddetta revisione della spesa o spending review che ha accompagnato il riordino delle Province e che si è tradotta in una manovra economica basata su tagli lineari per milioni di euro ai trasferimenti statali, i quali impediranno ai nostri enti di adempiere alle proprie funzioni (peraltro anch’esse ancora avvolte da una coltre di incertezza: quali resteranno? quali verranno assegnate ad altri poteri locali?), svuotandone de facto il ruolo.
Su questo urge che la filiera istituzionale, a partire dalla Regione, apra una profonda riflessione, capace di coinvolgere la società civile marchigiana, perché il rischio, questo sì vero e tangibile, è che passata la burrasca ci si ritrovi tutti più deboli e più poveri, sia in termini di servizi essenziali, che il buon governo di questo territorio ha sempre saputo garantire come diritti inalienabili, sia in termini di democrazia”.

INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI PESARO URBINO
MATTEO RICCI

“La Provinciadi Pesaro e Urbino non scomparirà, né sarà accorpata, perché rientra nei due requisiti esplicitati dal governo su dimensione territoriale e popolazione residente. E’ una buona notizia, non solo per l’Ente, ma per tutto l’ambito territoriale. Tuttavia, se verrà mantenuta la riduzione dei trasferimenti indicata nella spending review, tutte le amministrazioni provinciali rischieranno il dissesto. Penso che in Italia dobbiamo aprire un ragionamento serio su chi fa che cosa, evitando doppioni su più livelli. Esempi? Riforma del bicameralismo perfetto. Ma non solo. Le Regioni, in origine, erano nate per pianificare e legiferare e non per gestire servizi. Altri nodi restano da sciogliere, con ricadute importanti per i territori. Tagliare la spesa pubblica, con i mancati trasferimenti, non suscita di sicuro la ripresa. Nella provincia di Pesaro e Urbino siamo passati da 29 milioni di euro per la manutenzione strade ex Anas a zero euro in 3 anni. Sono 29 milioni di euro in meno, con conseguenze notevoli anche sull’occupazione. Gli enti locali, di fatto, sono diventati soggetti che deprimono l’economia. Con il ridimensionamento delle future Province si spostano rapporti di forza e centri di spesa. Occorre, dunque, percorrere nuove strade. Dobbiamo rafforzare i Comuni. Ma 60 da soli, in una provincia come la nostra, forse non reggono più. Apriamo una riflessione per ragionare su area vasta, con 9 o 10 bacini omogenei, per mettere insieme le poche risorse che ci sono. Non rinunciando all’identità e al gonfalone, ma accorpando i servizi per consolidarci”.

INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI MACERATA
ANTONIO PETTINARI

“Non siamo contrari al riordino, ma chiediamo un vero “riordino”. Queste norme creano confusione, gravi incertezze e non raggiungono gli obiettivi essenziali del riordino stesso e cioè del risparmio e dell’efficienza. Vorrei sottolineare che il riordino deciso dal Senato è stato favorevolmente accolto dalle province: nella conversione del d.l. 95 sono state modificate le parole “accorpamento” e “soppressione” con il termine “riordino” ed è stata assegnata la fase propositiva alle Regioni e ai CAL, cioè alle autonomie locali. Se nonché, per quanto concerne la nostra regione, il governo non ha affatto tenuto conto dell’ipotesi di riordino del CAL né della proposta della Regione Marche e cioè mantenere 4 circoscrizioni territoriali. Il riordino non può essere una meccanica applicazione dei parametri.
Questa proposta risulta anche coerente con i requisiti minimi, ma a condizione che il riordino non sia una fotografia dell’esistente, ma un processo di riaggregazione che tenga conto della volontà dei territori. Del resto l’ipotesi di 4 province nelle Marche è giustificato da ragioni di ordine sociale, geografico, demografico, economico, produttivo ed infrastrutturale. Risulta anche coerente con i principi di buona amministrazione.
In particolare proponiamo anche una “clausola” di flessibilità nell’applicazione dei requisiti minimi; una progressiva attuazione di riordino che sia coerente con l’intero processo complesso e molto articolato (mi riferisco alle funzioni e competenze, alle risorse, al personale, alle sedi, agli immobili, al sistema elettorale, etc.)”.

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