Studenti o intellettuali?

18 ottobre 2012 | Commenta Università

Formare. In questo unico verbo risiede tutta la forza di un percorso che inizia con l’asilo e si conclude con l’Università. Creare dei professionisti, si può dire, è lo scopo dell’Ateneo: ma si può essere un buon professionista se non si è al centro del proprio sistema sociale?
Questa volta la tavola rotonda che vogliamo proporre ai nostri Rettori è diversa da tutte le altre. Perché il momento che stiamo attraversando è davvero delicato. E lo è a maggior ragione per i giovani, per quelli che frequentano le università e che ne escono con una laurea che rende orgogliosi i loro genitori e ambiziosi loro stessi. Orgoglio e ambizione che però ora come ora tendono a rimanere campati in aria e sono realtà per sempre meno studenti, per quanto meritevoli.
E allora ci si apre una riflessione, che vorremmo condividere con uomini illuminati. Perché, almeno nel mio pensiero ma penso anche in quello della maggior parte di chi legge, l’uomo di cultura, l’intellettuale, è quello che meglio del politico, meglio del tecnico, meglio dello “specialista”, riesce a vedere oltre e a individuare una soluzione, una strada da percorrere, un punto di vista diverso, dove gli altri vedono un grigio difficilmente interpretabile.
Questa volta quindi non chiederemo ai nostri Rettori di dirci qualcosa in più sui loro atenei, sulla loro offerta formativa, sui loro rapporti con il territorio.
Per questo numero, vogliamo provare a fare qualcosa di differente. Che nella mente di chi lo propone è qualcosa di più.
Può essere un buon professionista, un uomo o una donna illuminato chi si rende avulso dal proprio mondo? Chi non sente di doversi “mischiare” in un modo o nell’altro nella vita della società? Chi non sa che cosa sta accadendo intorno?
I “moti” del ’68 presero il via dalle Università.
Gli intellettuali sono sempre coloro che, armati della loro cultura e del loro spirito critico, hanno fatto riflettere.
Oggi ci sembra che ci sia una certa vacanza in questo senso. Una sorta di appiattimento.
Figure dalla grande personalità e dal grande carisma, sembrano non essercene molte in giro. Ci sono quelli che urlano. Quelli che si scagliano contro questo o quello. Quelli che allungano la mazzetta perché “così sistemiamo tutto”.
Lo spazio della crescita delle giovani menti brillanti, dovrebbe essere anche quello del contesto universitario. Non si può certo chiedere alle scuole secondarie di assolvere a questo compito. La coscienza critica non sarebbe ancora pronta a sostenere il peso di un confronto con il mondo; per lo meno non lo sarebbe nella maggior parte dei casi. Ma quando si inizia il percorso di ateneo si è ormai maturi.
Che cosa ne pensate voi, Rettori?
Riesce l’Università ad essere anche incubatrice di uomini e donne carismatiche, di intellettuali? Oppure il suo compito deve fermarsi al creare il professionista?  

UNIVERSITÀ DI ANCONA
Marco Pacetti
Il contributo del Rettore

“I nostri corsi hanno una struttura di tipo tecnico-scientifico, quindi apparentemente siamo un po’ più lontani dal percorso classico che si immagina possa formare l’intellettuale. Nonostante questo però, ci teniamo a creare le migliori condizioni possibili affinché la vita universitaria sia una preparazione alla vita a tutto tondo: non avrebbe senso “creare” un professionista che sa tutto del suo mestiere, ma che non capisce il mondo.
Per questo spingiamo molto per fare in modo che la vita dell’intera comunità universitaria sia stabilmente inserita in quella più ampia quanto meno della città, attraverso la disponibilità nei confronti delle associazioni studentesche a finanziare eventi di natura culturale e politica. Un secondo approccio che attuiamo sta nel favorire l’apertura mentale dello studente attraverso l’acquisizione della cittadinanza del mondo. Poniamo in essere azioni specifiche molto intense, non solo attraverso gli ormai tradizionali Erasmus, ma attraverso programmi da noi stessi ideati con orizzonti più ampi dell’Europa: con campus word i nostri studenti possono operare in realtà in giro per il mondo,  imparando ad essere cittadini del mondo. Attualmente il problema è la difficoltà crescente degli studenti  e delle loro famiglie a pensare in grande, a vedere nel percorso universitario un investimento  per la vita, i cui risultati si vedono nel medio e lungo periodo e soprattutto la cui mancanza si vede come un elemento di debolezza non solo dello studente ma del Paese tutto. Per questo cerchiamo di stare il più possibile vicino agli studenti per aiutarli; se è vero che questo investimento è sempre più difficile, è anche vero che il migliore che si possa fare anche considerando che l’Italia è straordinariamente debole nella formazione del capitale umano: un problema serio se si considera che siamo nell’economia della conoscenza!” .

UNIVERSITÀ DI CAMERINO
Flavio Corradini
Il contributo del Rettore

“Credo che ci sia un equivoco di fondo sul ruolo che le “Universitas” (riferendoci proprio al significato del termine latino) debbano assolvere all’interno della società. Non è un caso che l’università sia nata proprio in uno dei periodi più bui che la storia ricordi, il Medioevo, un periodo – forse il peggiore della storia umana – caratterizzato da povertà, guerre, carestie: proprio in quella terribile fase oscura e buia, l’uomo ha saputo reagire, regalando al futuro uno strumento eccezionale di trasmissione della conoscenza, dove insegnamento e ricerca sono da sempre un unicum inscindibile. Nei momenti di crisi, quindi, sia economica che intellettuale, è necessario porre al centro di tutto la Persona, ed è questa la vocazione principale dell’università:  formare donne e uomini, ancor prima di preparare professioniste e professionisti, capaci di affrontare la vita, di reinventarsi il futuro, in grado di guardare oltre, facendo, se necessario,  riferimento ad una nuova generazione di valori. Ci sono speranze per i nostri giovani, in questa delicatissima fase storico-economica che il nostro Paese sta attraversando?  C’è un modo per rispondere all’incertezza che pervade  il loro futuro? Unicam dice di sì: mai come in questi periodi, impegno, preparazione e determinazione sono le chiavi vincenti per realizzare concretamente la propria strada e per diventare donne e uomini capaci di scegliere, scegliere di lavorare e impegnarsi per il bene del proprio Paese, con tenacia, senza abbattersi, capaci di trasformare le difficoltà in opportunità.
Cerchiamo di aiutare i giovani a realizzare i propri sogni, senza lasciare che diventino illusioni”.

UNIVERSITÀ DI MACERATA
Luigi Lacchè
Il contributo del Rettore

Il nostro obiettivo non è formare professionisti, ma persone. L’università è un luogo appassionante, dove confrontarsi con i docenti; un mondo dove sviluppare la propria convinzione e portarla avanti; una realtà coinvolgente, che va vissuta e da cui occorre trarre il meglio. I nostri non sono studenti passivi, lo dimostrano anche i dati: tra i nostri laureati c’è una buona percentuale di studenti lavoratori, con un picco del 50% per Scienze politiche. Di questi, analizzando i dati a nostra disposizione, circa la metà lavora per finanziare i propri studi. A caratterizzare il nostro Ateneo, d’altronde, è sempre stato il clima che favorisce il coinvolgimento dello studente, i contatti che si possono instaurare direttamente con i docenti, la possibilità di confrontarsi con personalità di spicco del mondo della ricerca e delle professioni. La maggior parte dei nostri studenti si pone come protagonista attivo della vita accademica. Tanto per fare qualche esempio recente, sono stati loro a ideare le ultime due campagne pubblicitarie dell’offerta formativa e sono sempre loro a organizzare ogni anno l’Unifestival degli studenti universitari, con spettacoli e iniziative culturali. L’Università di Macerata è un polo altamente specializzato e a elevata identità vocazionale, perché opera nel campo delle scienze umane e sociali. Il nostro laureato è un umanista di tipo nuovo, che porta nel terzo millennio la tradizione coniugandola con i nuovi linguaggi, i nuovi saperi, le nuove tecnologie, trovando lavoro e portando innovazione. Ecco perché l’Università di Macerata è, in sintesi, ‘l’umanesimo che innova’ ”.

UNIVERSITÀ DI URBINO
Stefano Pivato
Il contributo del Rettore

“Sulla figura dell’intellettuale e sul suo ruolo nella società attuale credo innanzitutto che ci sia un equivoco di fondo, legato alla mitizzazione che spesso è per sua natura  immemore. L’accezione negativa che si dà alla mancanza di figure che traggono il loro carisma dalla cultura si confonde infatti con la storia e con la memoria. Importanti figure del passato presero le loro cantonate, quando vollero sposare questa o quella causa. Penso a personaggi come Benedetto Croce o Ezra Pound senza arrivare ad altri esempi più recenti e talvolta imbarazzanti.
Il ruolo delle università è duplice in questo senso: prima ancora di creare intellettuali deve creare intelletti, che dunque dovrebbero saper intelligere, cioè guardare avanti. E ogni giorno nelle università la ricerca accompagna la didattica, in ogni settore, proiettando nella società di domani le speranze e le attese  delle generazioni attuali e future. L’università offre alla società gli strumenti di lavoro, che nel caso in questione devono saper essere gli stessi docenti, ogni giorno presenti e vivi nel mondo. Ma il problema è che gli intellettuali si esprimono attraverso le parole. E le parole hanno perso terreno, ultimamente, in favore delle immagini, dell’impatto rapido, immediato. E quando sono parole sono titoli, grida, imposte a forza, violente. Per non dire di quelle attualmente dominanti: spread, btp, bund, fuochi d’artificio più che parole. L’intellettuale ha per forza di cose il ritmo e il tono della riflessione, alla quale mi pare si sia sempre meno disposti. Gli slogan sono ormai ridotti a una sola parola, un mantra da ripetere piuttosto che un concetto da approfondire”.

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