“Ehi bambino cosa vuoi fare da grande…l’attore?!” “No! Il regista!”

18 ottobre 2012 | Commenta Scelti per voi

Insolita risposta per un bambino di soli 7 anni, eppure Beniamino Catena, cresciuto in un paesino delle colline marchigiane, fin da piccolo aveva le idee ben chiare sul suo futuro: voleva viaggiare, vedere il mondo e raccontarlo dal suo punto di vista.
Chi è Beniamino Catena è presto detto: avete presente la serie TV che vi tiene a casa il lunedì sera, quella con Simona Cavallari e Marco Bocci? Esatto! Squadra antimafia -Palermo Oggi, per la regia di Beniamino Catena.
Decido di intervistarlo e spostare per una volta i riflettori su di lui, mi piacerebbe incontrarlo a quattr’occhi, ma la Sicilia non è proprio “dietro l’angolo”, in questi mesi infatti il regista marchigiano è a Catania, impegnato con le riprese della quinta stagione. Mi accontento perciò di una telefonata fra un ciak e l’altro.
La mamma di Recanati, il papà di Polverigi, le scuole elementari e medie a Santa Maria Nuova, le superiori a Jesi e fin qui un’infanzia come tanti tuoi coetanei. Com’è nata la passione per la regia?
“Bè sicuramente fra le mura di casa: mio nonno mi ha trasmesso l’amore per il teatro, mio zio faceva il fotografo, aveva una collezione di libri e film che ben presto ho imparato ad apprezzare anch’io. A 7 anni mi hanno regalato una macchina fotografica ed è allora che ho capito che volevo fare il regista, stare dietro la macchina da presa. In quegli anni è uscito Incontri ravvicinati del terzo tipo, il film che mi ha catturato l’anima!”.
Dopo il diploma studi Lettere e Filosofia a Bologna, ti laurei  in Storia del Cinema e già durante gli studi lavori a Milano come aiuto regista nella cinematografia pubblicitaria. Lasciare le Marche per intraprendere questa carriera è stata una scelta obbligata?
“Obbligatorio non è andarsene, ma far di tutto per raggiungere i proprio obiettivi. Certo la zona da cui provengo non offre grandi opportunità in ambito cinematografico, ma per un regista è la realtà che vivi, provinciale o meno, a essere stimolante. Io poi sono stato fortunato: negli anni ’90 c’erano a Montefano e Civitanova diversi gruppi di giovani con la mia stessa passione e con i quali ho girato, poco più che ventenne, i primi cortometraggi, non mi sono sentito completamente solo insomma”.
È stato difficile realizzare il tuo sogno?
“Sì, bisogna ammetterlo. Quello del cinema è un campo molto competitivo, i posti disponibili nell’olimpo dei famosi sono pochi, ma d’altronde è così per ogni lavoro”.
E oggi, nell’era hi-tech? Chiunque abbia un telefonino può girare video e caricali su youtube o sul proprio profilo facebook, pensi che ciò semplifichi la strada degli aspiranti registi?
“Oggi i mezzi a disposizione sono illimitati è vero e questo è un bene, ma riuscire a produrre qualcosa di buono, farsi apprezzare dal pubblico non è stato facile ai miei tempi come credo non lo sia ora. A fare la differenza non sono gli strumenti, bensì la determinazione di chi li usa, solo chi ha nuove idee riesce a strappare il consenso della critica”.
Tu di consensi ne hai strappati parecchi, i tuoi lavori sono stati premiati ai festival del cinema di tutto il mondo, hai diretto videoclip musicali con artisti come Gianna Nannini, Marlene Kuntz, girato con Dario Argento e molti altri. C’è un regista a cui ti sei ispirato?
“John Carpenter e nel ’99 in occasione della personale dedicatagli a Torino ho realizzato, con il regista americano, l’intervista Il cinema secondo John Carpenter”.
Parecchi dei tuoi lavori sono cortometraggi, si tratta di una scelta stilistica ben precisa?
“Direi piuttosto che è il modo più diretto per farti conoscere dal pubblico, hai 3-4 minuti in cui puoi raccontare una storia, è anche decisamente più semplice realizzarlo rispetto ad un film o una serie TV”.
E qui volevo arrivare! La serie Squadra antimafia ha portato il tuo nome sugli schermi degli italiani, ma come ci sei riuscito? Insomma il tema mafia è ben noto ai telespettatori ormai eppure la serie ha grande successo, qual è il segreto?
“Il format è diverso. Parlare di mafia sì, ma non come denuncia sociale, non raccontando i fatti realmente accaduti. Si tratta di una narrazione più romanzata, quasi un poliziesco”.
Nel tempo libero, se le riprese te ne lasciano, che ti piace fare?
“In quel poco che ho adoro viaggiare e guardare film”.
Mi sembra di capire che il lavoro assorba ogni tua attenzione e ti porti in giro per il mondo, ti senti ancora legato alle Marche?
“Sicuramente! Ogni volta che capito però trovo una nuova rotonda e puntualmente mi perdo! Scherzi a parte, torno dalla mia famiglia e dagli amici storici, quelli con cui ho girato il primo film, Mysteria, non avevo ancora 18 anni, ma fu un successone in paese…” e lo sento sorridere, come chi ripensa al primo bacio, magari un po’ impacciato, ma pur sempre indimenticabile!
Chissà che un giorno il regista di Santa Maria Nuova non voglia ripetere il “successone” tornando a girare nelle sue Marche…noi ci speriamo!

di Giulia Genangeli

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