Oltre le apparenze

20 luglio 2012 | Commenta Scelti per voi

Quando si va di corsa, come il mondo di oggi ci impone troppo spesso, si finisce per non dare tempo agli altri di farsi conoscere. Si guarda, si giudica. Ma la realtà la si scopre spostando un po’ il velo…

Quando Pirandello scrisse “così è, se vi pare”, lasciò ai suoi contemporanei e a tutte le generazioni future una grande verità, che però sarebbe bello poter confutare.
Ognuno guarda a modo suo e quindi, se non si prova a vedere cosa c’è oltre quello che balza all’occhio immediatamente, si finiranno per avere tante opinioni diverse quanti sono gli sguardi…ma probabilmente saranno tutte sbagliate o quanto meno non del tutto esatte!
L’apparenza nella società e nel mondo di oggi sembra essere diventata l’unico metro di giudizio: cosi mi appari e quindi così sei.
E non è difficile capire quanto questa uguaglianza sia limitativa e limitante per chi ci sta davanti e per noi; e a volte anche pericolosa: si rischia di fidarsi di chi sembra una brava persona e si finisce per perdere la possibilità di conoscerne un’altra perché non sembra affidabile.
Spesso invece dietro un modo di vestire o di parlare o di porsi aggressivo o comunque fuori dal comune ci sono interi mondi, c’è un complesso valoriale, ci sono radicate sensazioni ed emozioni. C’è un perché che nella grande maggioranza dei casi finisce per farci capire che l’essere è ancora più importante dell’apparire.
Un discorso che può sembrarvi generalistico e messo insieme con tante frasi fatte. Ma che, come ormai sapete, non farebbe parte di Why Marche e del suo modo di essere.
A noi piace vedere cosa c’è sotto, piace andare a scovare le particolarità, piace portare ai vostri occhi piccoli mondi sommersi.
Ed è quello che vorremo fare anche stavolta. Raccontandovi una storia, portando a togliere piano piano il velo che appartiene ad una naturale ma debole ipocrisia, che può essere sconfitta.

State camminando per strada e fate un incontro particolare: un grande e grosso motociclista, tutto muscoli, vestito di pelle e che gli stemmi del suo gruppo di appartenenza che campeggio ovunque, sui suoi abiti e sulla sua moto. Barba lunga, occhiali da sole, un mostro d’acciaio su due ruote a fargli compagnia.
Il vostro primo pensiero? Potremmo facilmente immaginare. Sarebbe qualcosa di simile a: “oddio, e questo adesso da dove se ne esce?!?”. O anche qualcosa di più colorito.
L’apparenza ci dice che è un esaltato, legato a qualcosa di simile a una confraternita, probabilmente un violento che vive con le sue regole, fuori da quelle della società.
Per carità. Non che non sia possibile. Ma chi ci dice che l’uomo in giacca e cravatta con la sua ventiquattro ore dall’altro lato della strada, non sia molto peggio? E che invece il nostro motociclista non sia un tenero padre di famiglia?
Proviamo allora a fare un viaggio dentro questo mondo.
Dentro il mondo di uno dei gruppi storici di motociclisti che qui nelle Marche ha quattro punti di incontro.
Vi racconteremo la loro storia, il loro universo valoriale, i perché. Scosteremo il velo e vi mostreremo quello che c’è dietro.
Allacciate il casco e partiamo!

Chi sono i Black Devils?
Per capire un fenomeno di costume e i motivi che creano appartenenza ad un gruppo, spesso è utile tornare alle origini. Facciamo allora un percorso a ritroso, arrivando fino al giorno della fondazione dei Black Devils; per farlo dobbiamo spostarci non solo temporalmente ma anche geograficamente, trasferendoci in Germania. Qui e precisamente a a Wiesbaden nascono nel 1969 i Black Devils MC. Inizialmente la loro connotazione principale è un forte nazionalismo che li porta, a differenza di altri gruppi simili nati in Europa, ad avere un’identità prettamente tedesca. Solo in un secondo momento questo campanilismo muterà, quando si aprirà anche a membri stranieri, tra i quali diversi soldati americani di istanza in Germania. Altra caratteristica distintiva sta ovviamente nelle due ruote con le quali negli anni ’70 la maggior parte dei membri del Motor Club girava: BMW chopperizzate. Le Harley Davidson, molto rare allora, si cominceranno a vedere solo qualche tempo dopo.
E in Italia? Quando inizia a farsi largo questo stile di vita? Più o meno contemporaneamente. Ma diversi anni dovranno passare affinchè dalla Germania venga data l’autorizzazione per fondare un Black Devils MC ufficiale anche nel bel paese. E’ infatti il 1996 quando, dopo diversi anni di frequentazioni e scambi con la Germania ed un duro periodo di prova, i Black Devils Imola (oggi Chapter Bologna), riescono ad guadagnarsi gli agognati  Colori dalla casa madre tedesca.
Il primo passo per l’avvio di un capitolo italiano di questa storia era ormai compiuto. Dal 1996 ad oggi, altri 11 motor club hanno ottenuto il riconoscimento dalla Germania: uno in Trentino Alto Adige, quattro in Emilia Romagna ed altrettanti nelle Marche, uno in Abruzzo e due in Puglia.
Trent’anni in cui il mondo è cambiato, le lotte non sono più le stesse, i modi di affermare i propri ideali neanche.
Trent’anni nei quali ad rimanere immutate sono state le tradizioni dei Black Devils. Certo anche loro cambiati e cresciuti con l’andar del tempo, ma sempre forti e granitici sono restati gli ideali sui quali il Club ha costruito le proprie fondamenta: sincerità, fiducia e profonda fratellanza tra tutti i membri.
Tre valori che vorremmo tanto poter dire essere parte immutabile anche nella nostra società, fatta di uomini in giacca e cravatta e di donne in tailleur…ma spesso non è così!

I Black Devils marchigiani

Pesaro
Il Prospect Chapter di Pesaro nasce nel luglio 2011 da un gruppo affiatato di 13 elementi componenti del V Riders Biker Group, che negli anni si è evoluto da una realtà federale a quella supporter, grazie ad uno stretto rapporto di amicizia e collaborazione con il chapter di Ancona.
La strada prosegue e, chilometri dopo chilometri, i rapporti e la stima con i Black Devils crescono fino a maturare la consapevolezza che lo status da supporter, sebbene ricco di soddisfazioni, non era l’evoluzione finale; il 16 luglio 2011, al raduno dei fratelli Dorikan viene offerto al gruppo l’onore di entrare a far parte della grande famiglia. L’assenso è stato unanime: “Coscienti di avere ancora tanta strada davanti a noi, difenderemo con onore ed orgoglio i colori che indossiamo”.

 

Ancona
I Black Devils Motorcycles Club Ancona nascono nel 1997. Il free club “Orfani” di Ancona, nato qualche anno prima, percepisce il bisogno di vivere il mondo motociclistico in un modo più serio e completo e grazie a qualche contatto universitario con Karim, membro dei BDMC Bologna, gli “Orfani” decidono di intraprendere quella che sarebbe stata la strada del loro futuro. Nasce così la formazione del Prospect Chapter Ancona. Dopo due duri ma formativi anni di prova, il chapter prende effettivamente vita conquistando i Full Colors, e diventando così una solida e rispettata realtà nel territorio marchigiano, italiano e internazionale.

 

 

Dorikan
I Dorikan Biker Group nascono ad Ancona nell’estate del 2006 come Supporter Black Devils MC, CHapter Ancona.
Con il passare del tempo e di chilometri percorsi per l’Italia e la Germania, i Dorikan stringono un vero e proprio legame fraterno con il panorama Black Devils e i rispettivi Supporter Club.
Dopo alcuni cambiamenti strutturali interni, il 5 febbraio 2011 – con estrema soddisfazione – passano da Supporter Club a Black Devils Prospect Chapter, mantenendo il nome “Dorikan”. Finalmente a Taranto, il 18 febbraio 2012, ufficialmente i Dorikan ottengono il Full Color, diventando di fatto il nono Chapter Black Devils MC Italia.

 

Macerata
Il P.C. Chapter Macerata nasce nel 2011 dall’unione di due membri, con  una lunga esperienza maturata all’interno dei  Black Devils Mc provenienti dal chapter di Ancona e da diversi supporter ufficiali, con la volontà di seguire la vita del Club MC.
Il P.C. Macerata è il 10° Chapter italiano per ordine di anzianità,e andrà a rafforzare la presenza dei Black Devils MC sia nelle Marche che in Italia.
Attualmente è composto da 8 persone con la loro sede (club-house) in Macine di Mogliano(MC),già promotori di svariate iniziative atte allo sviluppo sia del club stesso che del territorio che ricopre.

 

Dalla storia…alla voce
Basterebbe già leggere fin qui per capire che dietro questi uomini “brutti e cattivi” o queste donne “tutte tatuate” c’è molto di più. C’è un universo valoriale, c’è rispetto per le regole, c’è solidarietà per quelli che vengono chiamati fratelli, c’è la voglia di appartenere ad un gruppo e di portarne avanti gli ideali, c’è un qualcosa in cui si crede.
Ma vogliamo togliere ancora l’ultima patina di dubbio, squarciare il velo e non solo spostarlo. E allora facciamo due chiacchiere con Steve che fa parte del gruppo dei Dorikan fin dalla sua fondazione nel 2006, molto prima che l’anno scorso diventassero ufficialmente Black Devils.

Allora Steve, parlaci un po’ di questo mondo. È così particolare che per chi non lo conosce è più facile fermarsi all’apparenza che cercare di capirlo.
“Potrei parlare tanto, ma alla fine il concetto è molto semplice. Hai presente la famiglia? Un legame forte e saldo, persone che fanno parte di te? Ecco, appartenere ai Black Devils significa questo, sentirsi parte di una famiglia, si crede nelle stesse cose, ci si aiuta, si condividono gli stessi valori. Sincerità, fiducia e fratellanza non sono solo parole. Se succede qualcosa, se si ha un problema, i primi che chiami sono i tuoi fratelli perché sai che ci saranno sempre”.
Parole forti. E che cosa significa allora far parte dei Black Devils?
“Al di la del condividere la passione per la moto e per la filosofia dell’andare in moto, significa aver fatto una scelta. Decidi di entrare a far parte di questo gruppo dopo anni di frequentazione dell’ambiente, quando capisci che veramente le persone che hai intorno sono valide, affidabili, vere”.
Condivisione sembra un’altra parola importante. Avete un punto di ritrovo e degli appuntamenti fissi durante l’anno?
“Ovviamente. Per “chapter” si intende capitolo; ognuno di essi contraddistingue una sede staccata dello stesso club. Noi Dorikan, così come tutti gli altri chapter, hanno una sede che si chiama Club House. Non è solo la nostra sede, un punto di ritrovo. E’ un luogo dove c’è tutto, dove si può vivere: dai tv, ai divertimenti, al cibo. Lì si passano momenti che ci uniscono. Si condivide appunto.
Ogni chapter poi ha il suo raduno, una volta l’anno. Il calendario si condivide insieme con gli altri, insieme ai Black Devils Italy. Anche questa per noi è una cosa importante, rispettare le posizione gerarchiche. Nessuno decide di testa sua. Anche durante nella composizione dello “striscione delle moto” – il corteo – ci sono dei ruoli da rispettare: prima i membri effettivi, poi quelli che sono ancora in corso di valutazione e poi tutti gli altri”.
Ecco, hai toccato un punto che mi incuriosisce. Per essere Black Devils a tutti gli effetti, c’è un periodo di prova da superare. In che cosa consiste? Dobbiamo aspettarci qualcosa di simile alle confraternite?
“Assolutamente no, non scherziamo! Il periodo di prova consiste semplicemente in un tempo, più o meno lungo a seconda di quanto si conosce il gruppo o il singolo, durante il quale si cerca di capire con che persone si ha a che fare. Prima di concedere il proprio logo e i propri colori, giustamente dalla Germania vogliono capire se hanno a che fare con persone meritevoli, che siano all’altezza sia per quanto riguarda l’affidabilità che la fratellanza”.

E se ancora non bastasse, abbiamo un ultimo contributo per sfatare definitivamente il falso mito del motociclista tutto muscoli e tatuaggi e niente anima. Queste righe inviate dall’organizzatore di un motoraduno che, dopo aver invitato i Black Devils senza neanche conoscerli di persona, sente di dire loro questo. E forse lo dice anche a tutti i nostri pregiudizi:
“Ragazzi, vi scrivo queste due righe per ringraziarvi di cuore per la vostra partecipazione al moto-incontro di venerdì sera a Sterpeti di Montefelcino. Ancora una volta, semmai ce ne fosse stato bisogno, ho avuto la prova della vostra allegria e voglia di stare insieme… la serata è trascorsa anche troppo velocemente senza che potessi ringraziarvi e stringere la mano uno ad uno. Tutte le centinaia e centinaia di persone che son venute alla festa si son dette entusiaste nel vedere moto così belle e gente tanto amabile, così lontana dal solito clichè del “Bikeraccio” brutto sporco e rissoso.
Intanto non posso che ripetere fino alla nausea: GRAZIE!  e…ci si vede sulla strada”

di Eleonora Baldi

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