Lavoricidi
15 giovani autori marchigiani e un libro collaborativo.
Ma che razza di libro sarà se in quarta di copertina cita Flavio Briatore e Flavia Vento?
Un gran bel libro.
Puntuale, attuale, infernale.
Fila via liscio come l’olio. È olio. Di ricino. Soprattutto se hai trent’anni, ti sei laureata a pieni voti, hai persino seguito un master e ti barcameni – ancora – alla ricerca di un’occupazione stabile (sì, l’ho detto: un’occupazione stabile).
Per certi aspetti vorresti non fosse mai stato scritto.
Perché è reale. Tremendamente onesto. Terribilmente vero.
Perché il titolo ha già detto tutto: Lavoricidi.
Ebbene sì, gentili lettori: benvenuti nel mondo del non-lavoro.
Bene arrivati alle porte del precariato Made in Marche.
“Lavoricidi – leggiamo nel libro – è un romanzo cooperativo scritto da 15 giovani autori marchigiani che hanno sviluppato altrettanti personaggi, le cui vicende si intrecciano in quei dolci e stretti appezzamenti di Marche che si estendono da Ancona a Macerata, a Fermo, nella tragedia quotidiana oggi nota con la dicitura “mercato del lavoro”. Brani di dis-ordinaria frustrazione, tratti da storie vere, spesso vissute in prima persona dagli autori stessi. Lotta quotidiana che si tramuta in letteratura, per raccontare senza peli sulla lingua i luoghi, le situazioni, le illusioni e le disillusioni che stanno minando la salute mentale di tre generazioni di lavoratori”.
Un romanzo partecipativo, dunque. Quindici sguardi diversi puntati sulla realtà marchigiana che, grazie alla diversità di stili ed approcci, restituiscono paradossalmente un quadro variopinto di un problema in bianco e nero: così è. Anche se non vi pare. Non ci sono sfumature nel mondo raccontato in Lavoricidi. E chi scrive si mette in gioco. Perché costa fatica, ad esempio, ammettere di essere state assunte come commesse in un negozio solo perché si è intuito che la carta vincente sarebbe stata l’occultamento delle proprie lauree; diventa praticamente impossibile, a 40 anni suonati, dover dire a tua moglie che ti hanno licenziato; è alienante scaldare panini che si raffreddano prima della scadenza dei tuoi contratti; è frustrante inviare curricula cercando di trovare qualsiasi espediente per evitare che finiscano nella cartella-spam o trascinare per intere giornate 23 kg di enciclopedia da vendere porta-a-porta.
È vero: non c’è nulla di nuovo in tutto ciò. Nulla che non sia già stato sentito. Eppure, anzi, proprio per questo, sembra che dentro quelle pagine ci siano il tuo vicino di casa, la tua migliore amica, il tuo compagno di liceo, tuo fratello. Sembra che lì dentro ci sia tu. T’identifichi, sbraiti, emetti strani grugniti, ti riprometti di continuare a tutelare la tua dignità.
Soprattutto, ti affezioni, diventi solidale coi protagonisti.
Poveri cristi di tutto il mondo, unitevi!
A proposito di unione: loro, gli autori del libro, l’hanno fatto. Si sono uniti nello Zaratan, clan letterario cooperativo creato da Jonathan Arpetti e Paolo Nanni.
E con la stessa formula, quella del romanzo partecipativo, hanno pubblicato anche un altro libro: Affetti Collaterali. No, no, no: ho detto Affetti. Non Effetti. Non è il seguito di Lavoricidi. Anzi, è stato scritto prima. È tutta un’altra storia.
È la storia di Rocco. Ma per evidenti ragioni di spazio, per un pizzico di presunzione che mi spinge ad entusiasmarmi al pensiero che, incuriositi, corriate in libreria ad acquistare il volume e anche – diciamolo – per regalare un momento di gloria alla mia caporedattrice, visto che per la prima volta, forse, sono ancora “dentro” le battute assegnatemi, non vi aspetterete mica che stia qui a raccontarvela?
Gli autori:
Marco Apolloni
Jonathan Arpetti
Christina B. Assouad
Laura Crucianelli
Asmae Dachan
Silvia Del Beccaro
Diletta Fabiani
Andrea Ferroni
Sonia Lattanti
David Miliozzi
Paolo Nanni
Emanuele Properzi
Francesca Riccioni
Alessandro Seri
Carmelita Tesone
“Coi lavoricidi ho chiuso, non tenetemi più in considerazione per libri del genere. Chiamatemi per qualunque altra cosa… massaggiatrici thailandesitestano cavie umane, rimpiazzare il filtro della fossa biologica in dieci mosse, il commissario Tarcisio Muzzo contro i casalesi, al limite mi presto anche per il prossimo di Moccia, purchè la protagonista sia bella, troia e felicemente inoccupata”.
di Sara Schiarizza



























