L’anima marchigiana di Tosca

20 luglio 2012 | Commenta Scelti per voi

La grande artista romana non dimentica le radici marchigiane, al contrario, come ci racconta, la sua forza e il suo carattere, armi vincenti nel suo lavoro, le sono state tramandate proprio dai suoi nonni nelle cui vene scorreva il sangue della nostra terra.

Una voce come pochi al mondo hanno. Una presenza scenica in grado di catturare e tenere incollato alle sedie il pubblico di ogni teatro. Una simpatia e un’energia che le hanno fatto provare con successo esperienze particolari come quella da doppiatrice.
Un’artista poliedrica che fa della curiosità e della continua voglia di conoscere e provare il proprio mantra.
Tutto questo è Tosca.
E grande è stato l’orgoglio nello scoprire che le sue origini sono marchigiane e che lei, pur non avendo vissuto molto le nostre Marche, a esse è profondamente legata. Ponzano di Fermo e Monte Giberto hanno dato i natali ai suoi nonni e Tolentino, ci racconta, è stato un crocevia importante della sua carriera.
E noi non potevamo farci scappare l’occasione di intervistarla, oggi che ancora una volta è tornata nelle Marche, grazie ad Armonie della Sera e a Marco Sollini.

Dire che Tosca è marchigiana “dentro” forse è una dichiarazione troppo forte. Ma è l’orgoglio a farci parlare! Non sbagliamo però ad affermare che davvero il sangue marchigiano scorre nelle sue vene!
“I genitori di mio papà erano marchigiani. Mia nonna era di Ponzano di Fermo, mio nonno di Monte Giberto. Si sono trasferiti qui a Roma nei primi anni ’50, immediatamente dopo la guerra. Mio nonno purtroppo non l’ho conosciuto, ma per assurdo è proprio con lui che sento il legame maggiore. Mi dicono che gli somiglio moltissimo, sia fisicamente che a livello caratteriale. Mia nonna invece ho potuto viverla ed è stata lei a farmi conoscere le Marche e l’importanza della terra. I miei nonni così come i bisnonni, erano contadini e quindi la forza della terra è qualcosa che io sento molto dentro di me. Questa predominanza della forza della natura nella mia vita, è qualcosa che mi accompagna da sempre. Anche nel mestiere che faccio, seppure possa sembrare tanto lontano dal ciclo naturale delle cose, io mi sento molto vicina alle leggi naturali: il far fiorire le cose e aspettare che diano i loro frutti, coltivandone allo stesso tempo altre. Non a caso io vengo considerata un po’ un’artigiana di questo mestiere, una che rispetta molto il lavoro vero, non l’industrializzazione. E questo è stato un grande regalo dei miei nonni”.
Qual è il suo rapporto con le Marche?
“Nelle Marche ci sono andata pochissimo da ragazzina e moltissimo da grande per il mio mestiere. Anzi, posso dire che la svolta più grande per la mia carriera è iniziata proprio a Tolentino, quando Saverio Marconi mi ha chiamata per portare in scena ‘7 spose per 7 fratelli’. Da lì è iniziata la mia vera carriera artistica, nonostante avessi già vinto Sanremo.  Un periodo sicuramente importante quello legato al mondo della musica, ma che io definisco industriale. Solo dopo, grazie appunto a Marconi, ho scoperto il mio vero amore: l’arte teatrale, il teatro che sconfina nella musica. In realtà io nasco come attrice di teatro prestata alla musica, sono un po’ una ‘cantante per caso’. Grazie a questo incontro con Saverio, ho ritirato fuori la mia anima teatrale, realizzando uno spettacolo che ha avuto record di incassi. Una grandissima esperienza artistica che mi ha portato a chiudere con quello che era il mondo prettamente della musica ed abbracciare il teatro canzone o comunque una musica concepita in un quadro più teatrale. Quindi ecco: le Marche sono state fondamentali. I due mesi che ho trascorso a Tolentino sono stati un momento di cambiamento totale che mi ha condotto a prendere la mia vera strada artistica.
I miei legami artistici con le Marche sono poi continuati nel tempo poi con la collaborazione con la realtà dell’Orto Magico, nel fermano, che ha creato tantissimi ragazzi che lavorano nel teatro musicale. Grazie al rapporto con Paolo Dall’Acqua, abbiamo portato avanti delle coproduzioni che ci hanno permesso di creare spettacoli come il Borghese Gentiluomo che stiamo portando in tour anche con attori formati proprio dall’Orto Magico.
In ordine di tempo, l’ultima collaborazione marchigiana è quella con Marco Sollini per Armonie della Sera. È stata la mia prima volta in assoluto per me come narratrice di favole: penso di non averne letta mai una neanche alle mie nipoti. È stata una bella esperienza anche perché mi ha portata a recitare nella chiesetta di San Marco a Ponzano dove credo sia nata mia nonna. Un momento davvero toccante è stato quello in cui il sindaco di Ponzano mi ha regalato tutti gli atti di nascita e di matrimonio di mia nonna. Adesso sto aspettando la realizzazione della promessa del sindaco di Monte Giberto: quella di mandarmi tutti i documenti legati a mio nonno!”.
Un legame forte quindi quello con la nostra terra, nonostante non vi sia stato un vero e proprio vissuto qui.
“Le origini sono importanti e le mie sono qui nelle Marche. È questo che rende forte il legame. Le radici ti riportano naturalmente alla terra a cui appartieni e io nelle Marche mi trovo bene, perché appunto fanno parte di me. Il mio sangue viene dal fermano, c’è un richiamo naturale con il territorio e con le persone: parliamo la stessa lingua, qui mi sento a casa”.
Nella serata anteprima del Festival Armonie della Sera, quando è stata la voce recitante nella “Fiabola di Virginio e Virgilio”, si è trovata anche a parlare in marchigiano. Come è stato?
“È stata un’esperienza davvero divertente. Da ragazzina ho sempre sentito parlare il dialetto marchigiano da mia nonna ed ammetto che mi ha sempre fatto molto ridere. È innegabile però che io abbiamo una certa familiarità con il marchigiano, quindi è stato un po’ un ritorno alle origini. La cosa particolare è stata vedere il pubblico che mi ascoltava parlare in marchigiano, guardarmi sorpreso come a chiedersi  ‘ma Tosca è di qua?’”.
A proposito di Armonie della Sera, come è nata l’idea di legarsi a questo progetto e che cosa può dire di questa esperienza?
“Per me legarmi a eventi regionali è un piacere. Io sono italiana, non romana, e quindi amo sperimentare tutte le radici del mio Paese. Affacciarmi a situazioni regionali tanto importanti come Armonie della Sera – che tra l’altro prevede anche alcune serate di caratura internazionale in Ungheria nel mesi di ottobre – per me è sempre motivo di felicità. Armonie della Sera è una bellissima rassegna, anzi in futuro mi piacerebbe poter collaborare con Marco Sollini, ancora. Forse più come cantante, che non solo come narratrice, in una situazione nella quale io possa esprimermi non solo recitando ma anche aprendo alla canzone. Per me è stata una bellissima esperienza che spero di ripetere. E voglio fare un’altra considerazione del tutto personale: in questo momento di abbruttimento culturale riuscire a portare avanti un Festival legato alla musica classica e di qualità tanto elevate, è una grande cosa. È molto difficile riuscire a portare avanti con le proprie forze un progetto come questo, in un contesto in cui imperversano talent show e tante cose di poche qualità. Quindi lunga vita ad Armonie della Sera e a chi riesce a portare avanti eventi qualitativamente eccellenti!”.

Abbandoniamo per un attimo le Marche e parliamo di Tosca. Un’artista poliedrica, con un amore vero per il teatro giusto?
“Sì, il mio vero amore è il teatro. Ma allo stesso tempo non mi pongo limiti. Se uno ce n’è, è legato al pubblico: se capisco che una cosa non piace, ovviamente smetto di farla. Ma finché avrò voglia e passione, la cosa più importante sarà lavorare sulla curiosità dell’arte, che sia fare teatro, fare musica, leggere, recitare o doppiare. A me piace spaziare. In qualsiasi posto del mondo essere poliedrici è un bene. Quì in Italia siamo sempre un po’ più timorosi, più chiusi. Questo perché l’artista poliedrico a volte può anche essere difficile da gestire, mentre l’Italia è un paese incanalato. Se una persona fa una cosa deve continuare a fare quella. Negli altri Paesi questo non esiste: un artista è totale! Da noi spaziare è qualcosa che quasi dà fastidio. Io mi considero una donna fortunata e salvata dalla volontà di conoscere e di sperimentare”.
“Sono sempre stata affascinata  dall’anima musicale del mondo e ogni volta che ho avuto la possibilità di viaggiare mi sono portata via non solo i ricordi, i colori, le fotografie,  ma soprattutto ho strappato un lembo delle radici musicali, un frammento di emozioni del posto che lasciavo”. Una frase meravigliosa. Le appartiene?
“Questa frase è all’interno dello spettacolo Esperanto, uno dei  tre progetti che in questo momento sto portando avanti. È legato all’anima del mondo. E sì, io la condivido. In ogni città dove vai trovi musica. È un po’ una seconda anima: quando arrivi in un luogo, se ascolti la sua musica capisci dove sei. In queste parole c’ è un po’ il sunto di tutto lo spettacolo, nel quale io canto in varie lingue e, in quanto protagonista, cerco di trovare l’anima di ogni situazione”.

di Eleonora Baldi

 

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