Tappa marchigiana per il popolo migratore

26 maggio 2012 | Commenta Scelti per voi

Una proposta per vivere e vedere la natura e le Marche: un giorno da birdwatcher!
L’Italia è un punto di passaggio privilegiato nelle rotte migratorie degli uccelli. Ogni anno alcune specie, durante la stagione calda, raggiungono l’Europa per nidificare. Quando i piccoli sono maturi e il freddo alle porte, tornano a svernare in Africa. Viaggi primaverili (migrazione prenunziale) e autunnali (postnunziale). Le mete? Alcuni uccelli si dirigono in Scandinavia attraversando lo stretto di Gibilterra, risalendo Spagna, Francia, Belgio, Olanda. Altri, e sono quelli che vediamo in Italia, si dirigono nell’Est Europa: passano dalla Tunisia alla Sicilia e risalgono la dorsale adriatica. Per attraversare il mare sfruttano due punti in particolare. Il Gargano e il nostro Conero. Merito delle correnti ascensionali che gli uccelli sfruttano per affaticarsi meno durante il tragitto. Se consideriamo solo i rapaci, il Conero è il secondo in Italia, dopo lo stretto di Messina, come numero di avvistamenti. I birdwatcher lo sanno e vengono nelle Marche da tutta Italia.

Porto Potenza, Cava Pianetti.
Vicino alla costa, all’altezza della discoteca Babaloo, ci sono cinque laghetti abitati stabilmente da folaghe. L’area, conosciuta come Cava Pianetti, è tutelata dalla Provincia di Macerata. Dalla statale, arrivati al km 333, ci si interna un po’ e si arriva a un sentiero ben curato che conduce ai laghetti. Le sponde sono scoscese. Le acque profonde tra 4 e 8 metri: l’ideale per germani, volpoche e marzaiole. Una tappa preziosa lungo le rotte migratorie ma è soprattutto in primavera che si possono fare gli incontri più interessanti. Al termine dell’ultima nevicata, ad esempio, è arrivato in zona un gruppo di fistioni turchi composto da 2 femmine e 1 maschio e una prima nidiata di paperotti è già nata. I piccoli sono una decina e seguono in fila ordinata mamma fistiona, nuotando in acqua e nutrendosi di insetti. I pulcini non si staccano mai dalla madre che li tiene d’occhio costeggiando le rive del lago, sempre pronta a rifugiarsi tra i canneti se dovesse presentarsi una minaccia. Come quella rappresentata dal falco di palude. Durante il nostro appostamento (ci sono quattro postazioni ben mimetizzate a riva) ne osserviamo un paio che si aggirano sopra al lago con fare parecchio interessato. Qui si possono osservare con facilità specie come lo svasso, la moretta tabaccaia, il moriglione, il tuffetto e la gallinella d’acqua.


Laghetti del Musone.
Risalendo verso nord, a Porto Recanati, nei pressi della foce del fiume Musone troviamo altre zone umide di grande interesse, gestite da un gruppo di cacciatori. Nei mesi dell’attività venatoria, dalle postazioni fisse escono le canne dei fucili. In tutto il resto dell’anno, visto che Forestale e Provincia hanno fissato l’obbligo per i gestori di impedire la secca dei laghi, si sostituisce la doppietta e si inforca l’obiettivo delle macchine fotografiche. Dal lungomare di Porto Recanati si deve prendere la strada che conduce a Loreto. Subito sulla sinistra c’è una cabina dell’elettricità pubblica con un piccolo spiazzo dove parcheggiare l’auto. A piedi si raggiunge un ambiente a prima vista non molto diverso da quello trovato alle cave di Porto Potenza. La differenza la fa la minor profondità degli specchi: è il regno dei trampolieri. Vediamo gru, aironi rossi, aironi grigi, aironi bianchi, cavalieri d’Italia (una new entry degli ultimi 2/3 anni), mignattai. Oppure pernici di mare, garzette. Al solito i rapaci – in questo caso un lodolaio e un grillaio – stanno a distanza, vigili e pronti ad approfittare di una qualsiasi distrazione.

 

Monte Conero.
Ancora verso nord, iniziamo a salire sul promontorio del Conero. Arrivati al Poggio, frazione anconetana lungo la strada provinciale, troviamo tre punti di particolare interesse per l’osservazione dei rapaci. Lasciando l’auto proprio nella frazione, ci si può incamminare per un sentiero che parte dal retro del rinomato ristorante del Poggio e raggiunge il Pian dei Raggetti e il Pian Grande. Il punto più invitante, lo stesso scelto dagli addetti del Parco del Conero per censire i volatili, è però la Gradina del Poggio. Anziché salire a destra per la frazione, svoltiamo a sinistra. Il posto è riconoscibile dalla segnalitica e dalla presenza degli addetti armati di binocolo. Lo scorso anno sono stati osservati, tra il 20 marzo e il 29 maggio (per un totale di circa 650 ore) quasi 8.000 esemplari. La specie più presente è il falco di palude (3.113 avvistamenti) e non sono mancati esemplari che hanno notevolmente incrementato la loro presenza rispetto all’anno precedente come ad esempio l’albanella minore (+100), la poiana (+150), lo sparviere (+110) e il lodolaio (+50). Manca una vera e propria infrastruttura per accogliere gli osservatori, ma l’azione di preservazione della natura che l’Ente Parco porta avanti sta dando i suoi frutti: da sei anni a questa parte è tornato a farsi vedere il falco pecchiaiolo.

 

Le cicogne di Montignano.
La prima si è vista verso Pasqua ed è stata subito ribattezzata Pasqualina. Altre ne sono passate. Stiamo parlando di cicogne. Siamo in località Campetto di Montignano (Senigallia). Lasciato il Conero alle spalle, percorriamo la statale adriatica in direzione nord fino all’abitato di Marzocca. Ci interniamo per Montignano e, una volta superata anche questa frazione, seguiamo le indicazioni per l’agriturismo Il Campetto. La struttura ospita un’associazione affiliata ai I Gre delle Marche (Gruppi di Ricerca Ecologica). I volontari hanno predisposto sagome di legno con cicogne disegnate, cibo e un palo per la nidificazione. Un primo esemplare, Pasqualina appunto, si è fermato per qualche giorno. Tra i progetti c’è quello di realizzare una zona umida nei 35 chilometri quadrati di colline a disposizione. Sarebbe un gradito ritorno per Senigallia. Fino a 10 anni fa questi splendidi uccelli si fermavano anche da queste parti nelle loro migrazioni. I Gre si stanno attivando presso privati e istituzioni per realizzare anche un’aula didattica e percorsi a tema.

 

Le aquile del Furlo.
Da un paio di anni una coppia di aquile reali ha scelto le ripide rocce della Gola del Furlo per nidificare. Ci sono cinque nidi censiti. Di volta in volta questi imponenti rapaci ne scelgono uno. Per arrivare al Furlo raggiungiamo Fano e poi ci interniamo sulla ss73bis, seguendo le indicazioni per Roma. All’uscita per Calmazzo riprendiamo la vecchia Flaminia fino ad arrivare in località Furlo, comune di Acqualagna. Per strada ci sono degli spiazzi da dove si possono vedere, muniti di binocolo, le aquile volteggiare. Il loro territorio di caccia ha un raggio di 80 chilometri. Oppure si può salire sul monte Pietralata seguendo la strada. I nidi si trovano sull’altro monte della gola, il Paganuccio.

Il nostro viaggio finisce qui, tra le pareti rocciose di quella Gola del Furlo nota più per le prelibatezze gastronomiche al tartufo che per la presenza di questi magnifici animali. Una specie – l’aquila reale – rara per le Marche. E quella del Furlo non è la sola coppia avvistabile nella nostra regione. Altre due aquile, infatti, hanno trovato il loro terreno di caccia e nidificazione nell’ascolano, sui monti Sibillini. Oltre a quelle descritte, sono tante altre le zone delle Marche da dove si può ammirare, due volte l’anno, la sosta degli uccelli impegnati nel loro viaggio. Un rito che si perpetua da millenni. E pensare che il loro tragitto sarebbe potuto variare. E questo avrebbe significato per le Marche perdere la possibilità di ammirare questo autentico spettacolo dal vivo se non fosse prevalsa, negli anni, una buona politica di salvaguardia degli ambienti naturali. L’istituzione di parchi e aree protette, da qualche anno a questa parte, sta dando risultati confortanti. Agli animali serve tranquillità e cibo per poter sostare. La troppa urbanizzazione, l’inquinamento e l’industrializzazione possono danneggiare gli equilibri dei vari ecosistemi. Per questo, e sempre più gente ne è convinta, occorre operare un cambiamento di rotta se vogliamo veramente avere il privilegio di poter osservare da vicino questi splendidi animali, le loro abitudini, il loro riti. E anche la possibilità di incrementare un turismo sostenibile che non guardi solo alla risorsa mare, ma che riesca a costituire un volano per l’economia anche in periodi di bassa stagione.

 

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