20 anni dopo
“La mafia non è affatto invincibile. E’ un atto umano e come tale ha avuto un inizio e avrà una fine…bisogna rendersi conto che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori”.
Questa è solo una delle dichiarazione di Giovanni Falcone che possiamo trovare girando in rete, su you tube o su altri canali. O che quelli che 20 anni fa avevano già un’età tale da comprendere oltre l’emozione il profondo sconvolgimento che la mafia fu in grado di perpetrare, possono ricordare perché rimaste impresse nella memoria.
L’autostrada A29, precisamente lo svincolo di Capaci, quel 23 maggio del 1992 fu il triste teatro di un attentato non solo ad un giudice, a sua moglie e alla sua scorta, ma a tutta l’Italia, alla legalità, alla vita stessa che, nelle menti cariche di odio di Cosa Nostra, voleva essere assoggettata al terrore.
Giovanni Falcone è un simbolo dei tempi moderni e con lui e dopo di lui purtroppo lo diventò anche Paolo Borsellino. Il testimone di una forza e di un coraggio nel combattere la mafia che è rimasto un segno indelebile nelle coscienze di ognuno di noi.
Ma, come ho letto solo qualche giorno fa girando in rete, il nostro è un Paese che troppo spesso si ricorda di stare unito solo davanti alla morte.
E’ per questo che oltre al doveroso ricordo di un grande giudice e di un grande uomo, di sua moglie Francesca Morvillo che è saltata in aria per il solo fatto di amare quell’uomo ed essere con lui quel giorno, e degli uomini della sua scorta che sono morti facendo il loro lavoro, oggi dev’essere anche l’occasione per riflettere. Perché la storia è ciclica, a volte in maniera quasi cinica. Ed è facile pensare che la bomba scoppiata a Brindisi davanti alla scuola “Morvillo Falcone”, non sia qualcosa di casuale. Spiegazioni probabilmente non ce ne saranno mai date. Anche il giorno in cui verrà arrestato l’attentatore, o presunto tale, da solo o con eventuali complici, non ci spiegheremo mai come si sia potuto decidere di colpire dei ragazzini.
Sono passati 20 anni e stiamo di nuovo piangendo sulle macerie di uno scoppio. Su vite distrutte. Che sia la mafia la responsabile di quest’attentato come di quello che, unico mezzo possibile, fu in grado di fermare il giudice Falcone nella sua lotta contro la criminalità organizzata, il problema è sempre lo stesso: che a volte il “male” vince ancora.
E allora nel giorno del ricordo, non si può non pensare alle parole di Falcone con le quali abbiamo aperto: vincere si può, non solo la mafia ma probabilmente anche le tante altre sfide che la parte oscura di una società lancia ogni giorno alla parte sana.
L’opinione pubblica non può certo farsi giustizia da sé. E sarebbe utopico pensare che la sola volontà sarebbe in grado di ripristinare una legalità totale e a riparo da minacce. Ma qualcosa si può sempre fare: non sdegnarsi solo nel momento della morte, ma lottare ogni giorno perché non ci sia più bisogno di un Falcone, di un Borsellino o di una Melissa per riattivare coscienze spente.



























