La cosa in cima alle scale

27 aprile 2012 | Commenta Segnalibro Un pò di Why

Un regista per passione, giovane e dalle idee interessanti, Michele Torbidoni, di Chiaravalle, ci ha contattato qualche tempo fa. Aveva prodotto un cortometraggio appunto “La cosa in cima alle scale” e ci chiedeva se avessimo piacere di visionarlo.
Be, è la prima volta a dire la verità che facciamo “recensione” di un corto; e quindi chiediamo venia fin da ora perché il nostro non sarà un giudizio tecnico ma semplicemente un commento emozionale. Comunque non potevamo dire di no: il nostro scopo è quello di far conoscere il territorio, le storie di chi ci vive, che cosa si fa nelle nostre Marche. E soprattutto ci piace avere la possibilità di intrattenere i nostri lettori con qualcosa di diverso, di particolare, di curioso.
Il cortometraggio poi è stato interamente girato nella provincia di Ancona e sta avendo ottimi riscontri in vari festival nazionali e internazionali, tra i quali “NYC Winter Film Festival”, “Green Bay Film Festival”, “Foggia Film Festival”, “Skepto Independent Film Festival, Cagliari”, “Hill County Film Festival”, “Madrid International Film Festival” ed ha vinto il “Best Narrative Short” al “Logan International Film Festival”, Utah.
E Michele ci ha fatto allora un regalo, perché ci ha permesso di fare qualcosa di nuovo e anche di divertici nel farlo.
“La cosa in cima alle scale” è un’emozione lunga 21’, nei quali si snoda la storia di Pietro unico protagonista insieme alle scale e a quella “cosa”, non meglio identificata responsabile dei timori del piccolo Pietro (interpretato da Alberto Valletto alla sua prima apparizione sullo schermo) che si ripresentano forti e mai sopiti nel grande Pietro, di cui Gianluca D’Ercole veste i panni.
Questo thriller/horror dal sapore tipicamente anni ’80 punta tutto sull’audio, sui colori, sui suoni, sulle luci per ricreare un’atmosfera a metà tra la realtà, il flash back, il ricordo e l’irrealtà, vera protagonista di questo genere cinematografico.
Non saranno gli effetti speciali a provocarvi quel brivido sulla schiena e quella sorta di accennata paura la prossima volta che avrete di fronte una rampa di scale; saranno le emozioni del protagonista, perfettamente comunicate dai due attori che lo interpretano, giocando sul filo della psiche che inquieta e cattura più di ogni paurosa creatura portato sullo schermo.
Sono i particolari e creare la suspence e a prendervi per mano. E’ il bambino in bici che aspetta Pietro all’uscita dell’aeroporto, lo stesso che vedrà passare per i vicoli di Belvedere Ostrenese; e sarà lo scampanellio della sua bici a sottolineare quel momento in cui “sta per accadere qualcosa”.
Sarà il rosso, colore usato nella scena clou del corto, a colorare il vostro immaginario e a farvi immaginare “che cosa sarà successo dopo”.
Questa forse è proprio la parte più interessante di “La cosa in cima alle scale”: il suo potere immaginifico. Perché non tanto quello che si vede a creare quella sensazione di angoscia che fa dire che un film di questo genere è ben fatto; quanto quello che permette di immaginare, i viaggi mentali che riesce a scatenari, le paure recondite che porta alla luce.

LA COSA IN CIMA ALLE SCALE
Regista: Michele Torbidoni
Pietro adulto: Gianluca D’Ercole
Pietro bambino: Alberto Valletta
Padre di Pietro: Luigi Moretti
Madre di Pietro: Gaia Benassi
Tassista: Tiberio Fiori
Manuel: Andrea Toccaceli
Una produzione RIMIRA – MARCHE FILM COMMISSION
www.lacosaincimaallescale.com 

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