Se il futuro lo scopre una bimba…

26 aprile 2012 | Commenta Pensando Segnalibro

A dieci anni, ve lo ricordate? Che cosa facevate a scuola?
Non ne sono sicura, ma credo che tra i banchi delle nostre scuole il massimo che ci veniva dato per giocare e creare fossero i regoli, o al massimo un foglio bianco con pennelli e colori per dare sfogo alla fantasia.
Non credo proprio di avere memoria di lezioni di chimica. Non mi sembra di aver mai tenuto tra le mani un kit per la creazione di molecole. Anzi, non mi sembra proprio di aver saputo a 10 anni che cosa fosse una molecola.
E qui si aprirebbe un vastissimo quanto inutile discorso su quanto la nostra scuola sia diversa e per certi versi indietro rispetto a quelle dei Paesi anglosassoni; su quanto aggiornare i piani di studio e le attività da far fare ai nostri bambini o ragazzi all’interno delle aule sia quanto mai necessario, specie se poi da grandi si dovrà cercare lavoro in un mercato aperto, dove ci si dovrà confrontare con ben altre metodologie di formazione.
Però non vuole essere questo l’argomento di questo articolo. Nessuna polemica, promesso!
Solo un’ode a un’intelligenza forse non tutto consapevole che però è stata capace di scoprire a soli 10 anni qualcosa che potrebbe rivoluzionare la produzione di energia, valicando una frontiera che nemmeno i più quotati scienziati avevano immaginato.
Andiamo per gradi e raccontiamo questa storia, che prende il via dai banchi della scuola Border Star Montessori School di Kansas City e che ha come protagonisti un insegnante Kenneth Boehr e una piccola alunna Clara Lazen.
Un’esercitazione come tante altre quella proposta dal  maestro Kenneth, con un kit per la creazione di molecole. Probabilmente la sua intenzione era quella di stimolare semplicemente la fantasia dei suoi bambini e di insegnargli qualche primo rudimento di chimica. Tanto per fargli aprire la mente e attivare l’interruttore della curiosità che da grandi li avrebbe portati, chissà, a qualche importante scoperta.
Solo che non ha dovuto aspettare che diventassero grandi perché Clara ha superato ogni aspettativa.
Ha finito prima di tutti gli altri. La immaginiamo alzarsi fiera del suo modello appena realizzato ma inconsapevole di certo di aver ricreato la molecola del tetranitratossicarbonio. Un nome quasi improponibile da pronunciare, e pensare che la “mamma” di cotanta struttura è una bambina…soprendente!
A dare questo nome dalla struttura ipotizzata da Clara sono stati comunque i grandi. Boehr infatti, incuriosito dalla stranezza della combinazione tra ossigeno, azoto e atomi di carbonio, ha pensato bene di contattare un suo amico, professori di chimica alla Humboldt State University in California.
E a lui è toccata la conferma: Clara è un genio della chimica, conscio o inconscio questo non si può dire. Il tetranitratossicarbonio è molto denso e consente l’accumulo stabile e relativamente duraturo di energia.
Vedremo adesso che uso gli adulti sapranno fare di questa intuizione fatta da Clara. E speriamo soprattutto che la purezza di questa scoperta non venga utilizzata a scopi militari – come spesso purtroppo accade – ma che un domani si possa dire che siamo più green grazie ad una bambina di 10 anni!

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