Borsa lavoro: Onere o Onore?

23 marzo 2012 | Commenta Istituzioni

Uno strumento a servizio dei giovani o più utile alle imprese? Un tampone sociale o una vera opportunità? E chi sono a beneficiarne in termini di aziende: sempre le stesse o veramente tutti?
Tante domande. E questo sono solo quelle che vengono in mente a noi. Immaginiamo che nella mente di chi conosce questo strumento e per un motivo o per un altro c’abbia avuto a che fare, tanti altri quesiti si creano ogni volta che si nomina questa “borsa lavoro”.
Cerchiamo allora di fare un ragionamento esteso, che possa provare ad indagarne i vari aspetti, mettendone in luce tanto le criticità quanto i benefici, facendoci poi svelare ciò che ancora rimane oscuro dai nostri Presidenti di Provincia.
Questo strumento infatti, può essere messo a disposizione del mondo delle imprese e dei giovani diplomati o laureati, o dall’Ente Regione Marche o direttamente dall’istituzione provinciale. Ciò che cambia molto spesso è solo uno dei requisiti da possedere per poter presentare la domanda, cioè la residenza: nel territorio regionale per la prima, in quello provinciale per le altre. Ma l’assetto interno è praticamente lo stesso.
Lo riassumiamo brevemente per chi tra i nostri lettori non ne avesse ancora sentito parlare. La borsa lavoro si presenta come una duplice opportunità: per l’impresa che può per un periodo di tempo prestabilito (un anno in genere) usufruire del lavoro di un giovane laureato o diplomato pagato direttamente dall’Ente promotore della borsa lavoro, a seguito della presentazione di un progetto nel quale si spieghi la funzione, le mansioni, il ruolo che la figura destinata andrà a ricoprire; per il giovane che trova così un canale privilegiato di accesso al lavoro per quanto temporaneo e che può fare esperienza pratica e diretta di tutta la teoria messa in cantiere durante gli anni della formazione scolastica, percependo anche uno stipendio.
E fin qui, niente che non faccia dire “ottima idea!”
A questo punto però, da buon avvocato del diavolo, ci vengono da sollevare alcuni dubbi che vorremo chiarire con chi di questi strumenti continua a fare un oculato ma forte uso.
La prima cosa sulla quale vorremo riflettere riguarda il destino del giovane una volta concluso il periodo di borsa lavoro: quanti poi effettivamente rimangono a lavorare nella struttura che per un anno li ha visti formarsi? E quanti comunque a seguito di questa esperienza riescono a trovare un lavoro in tempi brevi? Perché il timore, che da più parti si sente, è quello che anche la borsa lavoro sia una sorta di tampone sociale: intanto lavora un anno, poi si vedrà! La paura è quella che uno strumento di per sé sicuramente idoneo ad aiutare il mondo del lavoro, ripetiamo da ambo le parti, possa essere usato in modo, permetteteci “furbesco”: anno dopo anno, o meglio bando dopo bando, l’azienda potrebbe far entrare nei suoi ranghi sempre forze nuove, salvo poi liquidarle alla fine del periodo della borsa lavoro.
E ancora: questo strumento è veramente democratico? Non vogliamo mettere con ciò in dubbio la regolarità dei processi di assegnazione delle borse lavoro, ma proporre un altro punto forse critico, quello cioè relativo all’effettiva conoscenza di un ampio panorama di imprese, aziende, artigiani, rispetto a questa possibilità. Le grandi imprese, hanno uffici dedicati a questo, a cercare cioè all’interno dei vari bandi emanati quello che può fare al proprio caso, che si tratti di fondi o di possibilità come queste. Ma la piccola aziendina o l’impresa artigianale, quelle che forse sarebbero più adatte a formare davvero una professionalità, sono effettivamente a conoscenza dell’esistenza delle borse lavoro?
In Italia, si sa, “fatta la legge, trovato l’inganno”. Ma a nostro avviso questo strumento se utilizzato in modo intelligente e razionale potrebbe veramente essere utile ad un sistema lavoro come quello italiano, purtroppo frenato dal momento recessivo e da un endemico immobilismo. Ecco perché abbiamo voluto proporre questa riflessione ai nostri Presidenti di Provincia, per dare una risposta forte e chiara alla domanda principe con la quale abbiamo aperto questa pagina: onere o onore?

INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI PESARO E URBINO
MATTEO RICCI
“Prima della crisi economica, nella nostra provincia circa il 73% dei giovani impegnati in borse lavoro aveva potuto trasformare questa esperienza in occupazione stabile nelle stesse aziende o in altre del settore, come risulta da rilevazioni effettuate. Oggi la situazione è più complessa, a volte le borse sfociano in rapporti di collaborazione, altre in contratti a tempo determinato, altre ancora restano un’esperienza utile per costruire il proprio curriculum vitae. Nonostante le difficoltà del momento, ritengo si tratti di un’ottima opportunità per entrare in contatto con le imprese. Basti pensare che dal 2001 ad oggi sono stati inseriti nelle aziende del territorio provinciale oltre 900 borsisti. E’ importante che chi, come noi, ha un ruolo istituzionale, provi a riaccendere la speranza negli occhi dei giovani. Dell’esistenza delle borse lavoro viene data ogni anno ampia comunicazione attraverso il nostro sito internet e il portale www.provincialavoro.it, gli organi di informazione, ma anche con mailing list a disoccupati e aziende. Recentemente abbiamo invitato tutti i disoccupati iscritti ai Centri per l’impiego ad un incontro per spiegare questa opportunità. Da parte loro, le piccole e piccolissime imprese, che costituiscono la gran parte del nostro tessuto produttivo, hanno nei borsisti un valido supporto per affrontare le sfide di un mercato in continuo cambiamento. Nelle riunioni della Commissione provinciale del Lavoro vengono informate le associazioni di categoria, affinché ne diano comunicazione ai loro rappresentati”.

INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI ANCONA
PATRIZIA CASAGRANDE
“Negli anni, le borse lavoro sono state un’autentica risorsa per il territorio, uno strumento di politica attiva del lavoro che ha garantito una percentuale di occupabilità dei borsisti molto buona, superiore al 70%. Un sistema di reciproca conoscenza tra lavoratore e azienda utile ed efficace quando la disoccupazione registrava livelli fisiologici.
Con l’esplodere della crisi, il quadro economico-produttivo della provincia è cambiato, insieme a quello della formazione. Sebbene la percentuale di occupabilità si attesti oggi intorno al 60% dei borsisti, cresce il numero dei contratti a tempo determinato e, di conseguenza, l’incertezza nel futuro. In una condizione di recessione tecnica nazionale, la Provincia si assume un doppio compito: creare le condizioni per una ripresa competitiva e affrontare l’emergenza. Un’emergenza generata dalla mancanza di risorse anche nel settore della formazione, se solo pensiamo che dal 2009, come non era mai accaduto prima, una quota rilevante del Fondo sociale europeo è destinata alla cassa integrazione. Ecco che anche le borse lavoro perdono qualche punto nel valore promozionale per configurarsi, in parte, come sostegno al reddito e a quelle imprese che, per non più di due volte, possono usufruire del sistema.  Ciò nonostante il nostro sistema formativo mantiene il suo potenziale alto nella diversificazione delle borse destinate alla qualificazione o riqualificazione dei lavoratori, senza trascurare le fasce sociali più svantaggiate né i disabili e riservando un’attenzione particolare ai settori competitivi come la green economy, l’ambiente e le nuove tecnologie per progetti di ricerca e innovazione certificati dall’Università.
Con più di un milione di euro, proprio in questi giorni la Provincia di Ancona finanzia 185 borse lavoro per disoccupati, inoccupati e soggetti in mobilità in deroga. Il bando scade il prossimo 12 aprile e i nostri Centri per l’impiego sono a disposizione ogni tipo di chiarimento”. 

INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI FERMO
FABRIZIO CESETTI
“In questo periodo di difficoltà economica l’occupazione giovanile è un tema che ha visto la Provincia di Fermo particolarmente attiva, soprattutto in termini di erogazione di borse lavoro.
Si tratta di uno strumento utile per le aziende del territorio, le quali per un determinato periodo di tempo (solitamente un anno) . possono usufruire del lavoro di un diplomato o laureato pagato direttamente dall’Ente promotore, ma soprattutto per i giovani che hanno così la possibilità di effettuare un tirocinio formativo retribuito nonché di dare concretezza al proprio percorso di studi.
Alle oltre 200 Work Experience poste in essere durante lo scorso anno, per il 2012 abbiamo programmato circa 50 borse di pre-inserimento lavorativo per soggetti disabili e portatori di handicap per un importo pari a circa 250.000 euro, oltre a 33 borse per i giovani diplomati e laureati a sostegno dei piccoli Comuni sotto i 5.000 abitanti. Da rimarcare come questo intervento sia stato triplicato rispetto al precedente, che prevedeva l’inserimento di 11 borsisti nei Comuni sotto i 2.000 abitanti.
Un’altra importante iniziativa, che partirà probabilmente entro l’estate e realizzata in collaborazione con TecnoMarche, Lineapelle, Associazione di Categoria e Dipartimenti universitari, riguarderà progetti di ricerca altamente specializzati e finalizzati all’innovazione tecnologica delle imprese del territorio fermano,con l’assegnazione di circa 50/60 assegni a giovani laureati”.

INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI ASCOLI PICENO
PIERO CELANI
“Nel Piceno, al posto delle vecchie work experience, abbiamo preferito puntare su altre modalità per creare nuova occupazione come il bando per il sostegno al reddito per disabili e categorie svantaggiate. Una volta inseriti in un percorso aziendale – ed è questa una novità veramente importante ed innovativa – ai soggetti interessati sono stati  assegnatari dei tutor, tutti assistenti sociali, con il compito di seguirli passo passo facendo da raccordo tra la  Provincia  e le aziende. In particolare, il tutor conoscendo le attitudini dei lavoratori può orientare al meglio l’esperienza lavorativa in base alle specifiche esigenze aziendali favorendo, qualora possibile, assunzioni a tempo determinato o indeterminato. Complessivamente l’intervento destinato a disabili, lavoratori espulsi dai processi produttivi, donne, giovani e disoccupati ha erogato circa 1 milione e mezzo di euro del Fondo Sociale Europeo coinvolgendo ben 213 imprese, 364 soggetti svantaggiati e 74 tutor.
Accanto a questo strumento, abbiamo pensato ad una modalità per migliorare l’organizzazione e l’innovazione tecnologica delle aziende del Piceno favorendo, nel contempo, anche l’occupazione. In sintesi, sempre tramite le risorse FSE, sono state messi a bando circa 3 milioni di euro per finanziare oltre 200 progetti nell’abito dei quali le imprese interessate potranno utilizzare consulenti o organismi di ricerca. Facciamo così lavorare i nostri progettisti, ricercatori e laureati a cui potranno rivolgersi le aziende interessate: è il primo esempio di bando in questa direzione nella regione e nel panorama nazionale e c’è molta attesa per gli effetti positivi che potrà dispiegare”.

 

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