Apriamo agli stranieri!

23 marzo 2012 | Commenta Università

Si ritorna a parlare di Università nei salotti della politica…e stavolta non, sembra, per parlare di tagli!
Questa  dichiarazione del nuovo Ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, Francesco Profumo, rilasciata poche settimane fa provoca un mi mix di sensazioni contrastanti. Se infatti da un lato si è ben felici di sentire una tale apertura e una pari forza nello spiegarne le motivazioni, dall’altro ci si preoccupa del fatto che nel 2012 ci sia ancora bisogno di sottolineare l’importanza di una effettiva integrazione del nostro tessuto sociale-formativo-lavorativo con esperienze di culture lontane da noi.
Un passo avanti dunque, che sembra avere però l’ombra di un retaggio ancora troppo legato alla coltivazione del proprio piccolo orticello, come se inserire menti eccellenti provenienti da altri Paesi potesse in qualche modo minare la possibilità dei nostri ragazzi di farsi strada una volta laureatisi.
Lasciamo allora le riflessioni negative da parte, e concentriamoci sull’apertura verso un futuro sempre più veramente globalizzato che questa linea tracciata dal Ministro sembra dare.
Profumo ha dato moltissima importanza a questa esigenza di apertura dei nostri atenei agli studenti stranieri, parlando anzi di un “Progetto Paese” che deve muoversi seguendo una direttiva generale,secondo la quale bisogna comprendere l’importanza di far crescere gli studenti in contesti più internazionali. E questo non solo per aumentare l’indubbio peso che avere a che fare con l’interculturalità ha per i ragazzi stessi, ma anche per il mondo delle imprese, sotto un duplice profilo: da un lato i laureati stranieri arriverebbero a lavorare nelle imprese italiane dopo aver già assorbito la nostra italiana, e dall’altro quelli italiani sarebbero già abituati a un contesto internazionale.
E’ ovvio che al di la di un cambiamento di prospettiva, ci sarà bisogno anche e soprattutto, crediamo, di cambiamenti strutturali non solo all’interno delle nostre università ma anche a livello di servizi da offrire agli studenti stranieri. Se ovviamente non possiamo chiedere ai nostri Rettori di pronunciarci riguardo alla eventuale capacità del territorio tutto di accogliere ed offrire appunto un ottimo livello di ospitalità, in tutti i sensi, a studenti arrivati da tutte le parti del mondo – possiamo però chiedere una loro opinione – , vogliamo invece capire se all’interno dei nostri Atenei si sarebbe pronti a gestire un cambiamento come quello auspicato dal Ministro Profumo: quali passi sarebbero da compiere in questo senso? Oppure i nostri atenei sono già “programmati” per gestire, educare, incanalare, formare in nome della multiculturalità?
Anticipiamo qualsiasi obiezione afferente al lato economico e di investimenti eventuali, sottolineando come per quest’anno non si parli assolutamente di tagli riguardanti il settore universitario, ma anzi di nuovi e auspicabili fondi a disposizione del settore formazione che inizieranno ad essere erogati a partire da Marzo.
Una presa di posizione dunque quella del Ministro che sembra essere testimone di un’attenzione rinata nei confronti del sistema universitario, del quale si riconosce l’importanza e che anzi si vuole migliorare con nuovi investimenti, sia in termini di denaro che di “capitale umano” se così possiamo dire.
E voi cari Rettori, cosa ne pensate? E’ un’esigenza, quella di aprire agli studenti esteri, che sentite e che condividete, oppure nei vostri atenei è qualcosa che già possiamo ritrovare? Vi sembra un cambiamento sostanziale o piuttosto un porre l’accento istituzionale su qualcosa che “dal basso” esiste già?
A voi la parola!

Università di Urbino
Stefano Pivato
Il contributo del Rettore
“La vocazione internazione dell’Università di Urbino nasce con lei: il Collegio dei Dottori le diede origine nel 1506 nella città dove Federico da Montefeltro aveva creato un modello urbanistico di Città Ideale in linea con i canoni del Rinascimento. E l’aveva fatto richiamando a sé le menti scientifiche e artistiche del tempo, non soltanto dall’Italia ma anche da quell’Europa che il pensiero e l’agire di Erasmo da Rotterdam avrebbero ispirato poi.
Nei fatti, oggi Urbino ospita quasi mille studenti stranieri provenienti da sessanta diversi paesi, il 7% del totale, una percentuale doppia rispetto alla media nazionale. Il delegato rettorale all’internazionalizzazione, Prof. Giuseppe Giliberti, sta tessendo numerosi rapporti e accordi con atenei cinesi, americani e con quelli del Mediterraneo aderenti a UniMed, un’associazione di 190 atenei che a maggio si riunirà proprio a Urbino per discutere di tutela del patrimonio culturale. In questi giorni si sta inoltre concludendo il progetto “Urbino Center International” che prevede la creazione di un ufficio destinato a elaborare progetti a dimensione internazionale, attraverso il coinvolgimento della Provincia di Pesaro e Urbino, del Comune di Urbino e dell’Ersu. Quest’ultimo ente ha da poco inaugurato in pieno centro  storico il Collegio Internazionale, destinato a ospitare studenti stranieri e convegni internazionali. Già nei primi mesi di apertura ha ospitato seminari di formazione per docenti di paesi mediterranei, come albanesi, marocchini, tunisini e libanesi. Per restare alle novità, le Nazioni Unite si sono mostrate interessate ad aprire un ufficio di rappresentanza presso di noi, avendo individuato le nostre iniziative come esempi di “best practice”.
A tutto questo lavoro stiamo affiancando la progressiva istituzione di corsi in lingua straniera, inglese ma anche francese, tedesco, spagnolo e cinese. E non potrebbe essere altrimenti”.

Università di Ancona
Marco Pacetti
Il contributo del Rettore
“L’approccio internazionale in realtà nelle Marche è stato già abbracciato e sviluppato da molti anni. Quindi rispetto all’indirizzo indicato dal Ministro Profumo, si potrebbe semmai parlare di un’accelerazione richiesta al nostro sistema universitario. Abbiamo sempre curato molto l’offerta formativa rivolta a catturare ed interessare flussi di cittadini stranieri. Dobbiamo però stare bene attenti a non farci prendere dalla foga, a prendere queste come parole d’ordine e a seguire la moda senza riflettere sulle effettive problematiche. Dobbiamo essere consapevoli di quelle che sono la forza e le capacità non solo del sistema universitario marchigiano e nazionale ma anche del territorio.
Per prima cosa infatti, ci troviamo in posizione di svantaggio rispetto a Paesi come l’Inghilterra e la Spagna dove la lingua parlata permette di attingere ad un bacino molto più ampio: che vantaggio diamo agli studenti stranieri che devono imparare l’italiano? Inoltre c’è un altro aspetto, tipico delle Marche, che frena la nostra attrattiva. Si va a studiare in città come Roma, Venezia, Firenze non solo per la bontà degli atenei o dell’offerta formativa ma per respirare la città e tutto ciò che offre. Potremmo colmare questo gap solo se si puntasse a una forte specializzazione attorno a temi specifici il che creerebbe una differenziazione specifica dell’ateneo marchigiano che conquisterebbe un vantaggio importante. Ovviamente poi, si dovrebbero potenziare comunque i corsi in inglese. Altro handicap che vale per tutta l’Italia poi è che, a differenza dei paesi anglosassoni, non abbiamo l’abitudine di abbinare offerta formativa e ricettiva. Da noi non ci sono college universitari, lo studente che viene qui deve preoccuparsi di trovare un appartamento, una stanza. Per cui è tutto più difficile. Detto questo, ovviamente per me è fondamentale puntare ad internazionalizzarsi creando un offerta formativa attrattiva, ma evitando di seguire a testa bassa modelli stranieri, dato che il nostro sistema non possiede le medesime leve di successo”.

Università di Camerino
Flavio Corradini
Il contributo del Rettore
“Unicam sempre più internazionale: questo slogan riassume la politica del nostro ateneo in fatto di internazionalizzazione.  Parlano i numeri: sono il 7,5% del totale gli studenti stranieri iscritti ai numerosi corsi di laurea attivati da Unicam, che si dimostrano attrattivi dunque anche fuori dai confini nazionali.
Vincente, quindi, la strategia di attivare corsi di laurea e corsi di laurea magistrale in lingua inglese, e di condurre tutti i corsi di laurea magistrale, di area scientifica, in consorzio con altre prestigiose università europee, in modo tale da poter rilasciare l’ormai fondamentale “Double degree”, cioè il doppio titolo di studi.
Unicam ritiene l’internazionalizzazione elemento fondamentale di crescita e sviluppo dell’Ateneo. Nell’ambito della cooperazione interuniversitaria internazionale abbiamo  recentemente ottenuto un finanziamento per ben due progetti sui trentuno finanziati, tra gli oltre novecento presentati. E’ stato poi lanciato uno spin off in Africa, in collaborazione con una università e aziende locali: si tratta di un’ importante attività di vera cooperazione internazionale. La Scuola Internazionale di Dottorato,  School of Advanced Studies, poi, si sta sempre di più qualificando come centro di ricerca, formazione di capitale umano specializzato e di trasferimento di conoscenze, competenze e tecnologie ma si sta rivelando anche un eccellente strumento di internazionalizzazione dell’offerta formativa UNICAM. Vorrei sottolineare come lo scorso bando di dottorato abbia visto una percentuale cospicua di borse finanziate da imprese ed enti esterni. Non a caso, l’Associazione delle Università Europee ha scelto proprio l’Università di Camerino e la nostra Scuola di Dottorato per l’ultimo appuntamento di una serie di cinque eventi tenutisi in altrettanti Stati europei; appuntamenti dedicati ad approfondire il tema della collaborazione tra Università e Imprese per le attività di ricerca nel corso del dottorato”.

Università di Macerata
Luigi Lacchè
Il contributo del Rettore
“L’internazionalizzazione è sinonimo di competizione, confronto, apprendimento, sviluppo. L’Università di Macerata lavora da tempo al consolidamento di questa dimensione, avviando esperienze importanti sia sul piano della ricerca, che ha visto l’Ateneo aderire a importanti network globali, sia su quello della didattica, con l’attivazione di ben sette corsi di laurea dal respiro internazionale: il doppio diploma di laurea magistrale italo francese in storia dell’arte e scienze del patrimonio con l’Université de Grenoble Pierre Mendès-France; la laurea in inglese in International economic and trade relations, frequentata, per più di due terzi, da giovani di Cina, India, Africa, Europa; la laurea congiunta in Studi intereuropei franco italiani ed in lingue moderne per la comunicazione e la cooperazione internazionale con l’Université Blaise Pascal de Clermont Ferrand; la laurea congiunta in Turismo con l’Universidad de Oviedo e, presto, il doppio diploma in scienze giuridiche con l’Université d’OrléanS. La Facoltà di Scienze Politiche lavora a un’altra laurea congiunta con la Moscow State Institute of International Relations. La Facoltà di Economia ha stretto una convenzione con Banca Intesa per portare a Macerata universitari dell’est europeo. La Scuola di studi superiori G. Leopardi propone un percorso formativo con le Università di Lovanio (Belgio) e Nimega (Paesi bassi). L’anno trascorso è stato decisivo per i rapporti con la Cina. L’evento da ricordare è la nascita dell’Istituto Confucio in collaborazione con la prestigiosa Normal University di Pechino, sotto l’egida dell’Hanban, l’Ufficio per la promozione della lingua e della cultura cinese del Ministero dell’Istruzione. L’Istituto offre corsi su tutti gli aspetti della lingua e della cultura cinese ed è destinato a diventare la più importante porta di accesso verso il gigante asiatico.
Tutto questo per dire che il processo è in atto, che possiamo fare di più come sistema-paese, che l’internazionalizzazione fa bene alle nostre Università, ai nostri studenti, al nostro territorio”.

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