La nona di Beethoven alle Muse

20 marzo 2012 | Commenta Comunicati

La Stagione vanta quest’anno l’esecuzione della Sinfonia n.9 in re minore op.125 di Ludwig van Beethoven il 23 marzo che vede protagonista il Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini” con Maestro del Coro Simone Baiocchi e la FORM-Orchestra Filarmonica Marchigiana diretta dal M° Hubert Soudant. In scena Sabina Von Walther, soprano, Stefanie Irànyi, mezzosoprano, Michael Smallwood, tenore, Luca Tittoto,  baritono .
La Nona sinfonia in re minore op 125 è considerata uno dei capolavori più straordinari di tutta la storia della musica, fu composta da Beethoven negli anni tra il 1822 e il 1824, oltre dieci anni dopo l’ottava sinfonia negli anni in cui il compositore era già completamente sordo. La Nona Sinfonia fu eseguita per la prima volta a Vienna nel 1824, sotto la direzione dello stesso Beethoven. Il finale prevede l’inserimento di quattro voci soliste e di un coro che intonano le parole dell’ode “Inno alla gioia” del poeta Friedrich von Schiller.
Con la Nona sinfonia Beethoven volle formulare un aperto invito alla fratellanza universale,  proprio
per rendere tale messaggio il più chiaro possibile egli decise di far cantare nel finale un testo il poeta tedesco a lui contemporaneo, Friedrich von Schiller. L’Inno alla gioia- An die Freude  è stato adottato dal Consiglio d’Europa nel 1972 e viene utilizzato come inno dall’Unione europea dal 1986.
«Mai una singola opera di un grande musicista – scriveva Walter Riezler nel 1936 – ha suscitato tanta emozione nel mondo quanto la Nona Sinfonia: non soltanto tra i contemporanei, ma anche tra i posteri dopo ben più di un secolo». Né mai altra opera ha raggiunto un così alto grado di mitizzazione. Perché la Nona di Beethoven, come una creatura mitologica, infrange con la sua forza tutti i limiti dell’umano spalancando di fronte ai nostri occhi l’immagine di una libertà-gioia-beatitudine che non è di questo mondo.
Splendida e spaventosa, eccessiva, incontenibile, fuori misura nelle proporzioni, nella forma e nel suono; piena di dolcezze e di violenze, di edificazioni e di catastrofi, di trionfi e di apocalissi; rigorosa nel pensiero, seria di spirito ma sontuosamente adorna, barocca nell’impalcatura e nella veste espressiva più ancora delle opere di Bach e di Haendel cui si ispira, la Nona è coraggiosamente refrattaria al bello classico e non può essere racchiusa, pur appartenendogli formalmente, entro il genere tradizionale della sinfonia: essa è una cupola di suoni che provoca vertigine, un’emozionante visione musicale che raddensa in se stessa tutta la storia umana, dal caos primigenio alla civiltà della Ragione, facendola gloriosamente esplodere, nel suo parossistico finale che assiepa strumenti, coro e voci soliste a celebrare la solenne liturgia laica della fratellanza universale, in un accecante-assordante fuoco d’artificio.
Info 071.52525, www.teatrodellemuse.org

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