Un disegno per S. Benedetto del Tronto

28 febbraio 2012 | Commenta Segnalibro Un pò di Why

Andrea Pazienza (1956) era nato a San Benedetto del Tronto e ci aveva trascorso diverse vacanze, a Grottammare vive Angelo Maria Ricci (1946), matita di Diabolik. Nei lavori di entrambi si trova traccia del rapporto personale con il territorio della costa Picena.Ricci porta le persone, le ville e gli scorci di Grottammare a Clerville, come racconta nell’intervista ad Annalisa Cameli. È un punto di vista del tutto privato. Ricci ha scelto di vivere a Grottammare, piuttosto che a Milano o Rieti.
Pazienza si allontana da San Benedetto e ci torna solo per le vacanze. I suoi personaggi si muovono tra i portici di Bologna e gli spazi della fantasia, hanno raccontato un’Italia. Pazienza inventa una nuova lingua che va oltre il giovanilismo movimentista e le tendenze degli anni ’80. Si concede però degli spazi di autobiografia, si mescolano i ricordi delle vacanze, le esperienze e le scoperte. Sorrisi ingenui, vitalità e cinismo.
In Sogno racconta una mattina al mare a San Benedetto, un’uscita in pattino sull’Adriatico, le mamme e i giochi dei bambini. La vignetta identifica esattamente un luogo che negli anni ’80 era quasi periferia della città, limite dell’urbanizzazione tra il centro di San Benedetto e lo sviluppo di Porto d’Ascoli. solo immaginando la terra di nessuno che si apriva allora sul lungomare, si sente l’isolamento e la perfezione che oggi bisognerebbe cercare in uno splendido giorno di settembre.Le vignette di Sci Oh di Marco Calcinaro invece stanno raccontando il territorio in una maniera nuova. Non c’è la nostalgia dei bei tempi andati delle illustrazioni di pescatori e retare, delle fotografie di Adolfo De Carolis. I personaggi si muovono nel presente, parlano una lingua smozzicata che si articola solo in occasione di lanci poetici che non si risolvono, che si avviluppano e si perdono. Questi personaggi abitano e rileggono gli spazi del presente. Abitano una nuova skyline della città, che ridefinisce i suoi punti cardinali. Le sculture disseminate tra il Molo Sud e il centro cittadino, la balaustra del viale e del Lungomare, il Torrione e il Faro (alti, spropositati) definiscono i confini dell’azione e del riconoscimento di un’intera città, di un intero territorio.
La vignetta che rappresenta Babbo Natale in volo sulla città durante la consegna dei regali costruisce una geografia impossibile che è però geografia del riconoscimento.
San Benedetto (e con lei il territorio costiero) ha costruito buona parte della sua identità sulla civiltà marinara, vista come tempo leggendario ed esemplare. Orgogliosi di essere. Lo sviluppo del turismo prima e del comparto industriale poi hanno dato contribuito ad arricchire questa identità di altre forme di orgoglio, del saper fare e dell’essere scelti (come luogo di vacanza). Una nuova trasformazione della città (e del territorio costiero) è avvenuta in meno di vent’anni a partire dal mondo del lavoro e del commercio, per non parlare dell’espansione urbana, dell’immigrazione (da altre province, da altre nazioni), dei traslochi tra quartieri e da comuni limitrofi in un ridisegno di nuove reti sociali dettate dal mercato immobiliare. Finora questa nuova identità veniva ricercata ancora in quel territorio mitico fatto di pesciarole vocianti e silenziosi funari.
Marco Calcinaro (1971), con le sue vignette, mette al centro una nuova città che, piaccia o meno, ha una nuova pelle, che è in crisi nel confronto con la statua del Pescatore (Cleto Capponi), che lentamente si integra con la modernità e interagisce con le opere di Enrico Baj (Il saluto di Ubu), Ugo Nespolo (Lo sberleffo, Lavorare lavorare lavorare) e Mark Kostabi (To see throug is not to see into). Che mantiene abitudini come le chiaccherate sulle balaustre del Lungomare e del Viale Buozzi, che sono anche nel libro di Silvia Ballestra (1969) I giorni della rotonda, o la pesca con la canna dal molo sud, dove ancora è la scultura al Gabbiano Jonathan Livingstone di Mario Lupo a definire lo spazio.

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Buona lettura!

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