“Philosophy For Children: insegnategli la magia della vita”

7 dicembre 2011 | Commenta Scelti per voi

Per la prima volta nelle Marche un’attività educativa è sostenuta e valorizzata anche dall’UNESCO in tutto il mondo.
C’è Mauro vicino a me. Ci sono anche Sara, Giovanni, Andrea, Giada, Francesco, Tommaso e tutti gli altri, in cerchio che leggono, domandano e pensano a voce alta anzi, a voce molto alta!E poi Carlo, e pure la maestra Vincenzina. C’è un cerchio fatto da sedie con seduti scompostamente una ventina di bambini. Prima ancora però c’è una scuola, la scuola elementare Tirassegno facente parte del Terzo Circolo Didattico di Fermo e la quinta classe del maestro Carlo, appunto. Si inizia come ad una corsa di moto: molto rumore e “rombo” di sedie che partono dai banchi per formare una forma geometrica che somiglia, se pur lontanamente, ad un cerchio. In poche parole c’è l’ora di Philosphy For Children, ed un gruppo di bambini di 10 anni che la sperimentano per primi nel fermano e nelle Marche.

Non si insegna cosa dice Socrate o cosa scrive Platone, nemmeno chi era Nietzsche o si parla della critica della ragion pura di Kant.
Si vive la filosofia sulla propria pelle, col sorriso di chi non ha paura di mettere in-comune il proprio pensiero. La si sperimenta con domande e pensieri liberi e si partecipa vivacemente sugli argomenti che spesso sembrano, a noi adulti,  dei più banali e che il bambino, invece, riscopre con meraviglia e piacere. È inutile arrampicarci sugli specchi di un pensare a pochi centimetri dal proprio naso, di una continua razionalizzazione, di un’insistente ricerca di risposte e soluzioni. I bambini con le loro domande ci fanno arrivare dove spesso abbiamo paura di perderci: nella domanda.
In questa classe siamo alla prima ora di sperimentazione ma dopo pochi minuti ci si rende conto di una verità: un’ora non basta!Sono pieni di parole, linguacce,  domande, sorrisi, impressioni e “facce meravigliose”. Stanno formando pian piano una vera comunità di ricerca, quella che Pierce intendeva come “luogo” dove il soggetto è in dialogo comunitario, non astratto dall’esperienza di vita.
“È proprio questo” – dice il maestro Carlo “che mi ha spinto ad accettare questo progetto di Philosophy: formare in classe una comunità con un discorso aderente al reale e un dialogo che sia con gli altri e, soprattutto, attraverso gli altri. Portare nel gruppo le proprie esperienze ed argomentare le proprie idee: pensare insieme!”.
“Ciò che sta alla base del Curricolo della Philosophy” – scrive Marina Santi in “Philosophy For Childeren: un curricolo per imparare a pensare” – “è che i bambini trovino degli spazi specifici a scuola per costruire insieme agli altri un senso al mondo, aumentando, al contempo la stima di sé”.
Come prima volta è chiaro che qualcuno dei bambini si attendeva una didattica molto più impegnativa, che richiedesse un tipo di attenzione poco partecipativa e molto basata sulla memorizzazione. Presto queste stesse facce si immergono nel gruppo, fanno comunità e “maieuticamente” fanno nascere la vera filosofia:  comunicare il proprio punto di vista, farlo essere con gli altri, raccontarlo e trasformarlo in un posizionamento che è sempre da cercare e ricercare.
Si è giunti ormai alla fase centrale dell’ora: il pensare in-comune intorno al tema scelto, dopo la lettura e la formulazione delle domande. Si parla di mistero, di cose misteriose e di segreti. Si riflette sul fatto che una cosa sia misteriosa in sé o sia misteriosa solo perché per noi lo è. Qualcuno interviene con foga, altri a voce bassa, altri ancora senza attendere che il compagno termini il proprio discorso ed altri parlano solo guardando me come se mi dovessero una risposta, come per avere la mia approvazione. Nel frattempo uno di loro dice: “A me piace essere misterioso!”. Ed io: “Perché?”. Lui: “E’ un mistero!”.
Fare Philosophy come si vede non è semplice, ma è la filosofia che per sua indole tratta di questioni controverse, che per sua natura non si accontenta di un’opinione ma vuole condividerla, farla essere con le altre e trasformarla.
I bambini sperimentano la filosofia che vive le loro esperienze, che non è elitaria, che è reale e che nasce da un singolo meravigliarsi per mettersi in cerca di “meraviglie- altre”.
Pensare “significativamente” sviluppando abilità cognitive, retoriche e prima ancora sociali: è questo il vero plus della Philosophy come attività educativa a scuola. Credo se ne senta il bisogno nello stare insieme quotidiano, oggi come nell’antica Grecia; penso che lo stesso bambino chieda senza parole, ma a gran voce, di trovare un contesto spazio-temporale che accolga il suo riflettere e che non consideri la sua età come un contenitore di “devi fare così perché è meglio!”.
Ripensando a Giorgio Gaber che cantava “non insegnate ai bambini, non insegnate la vostra morale, è così stanca e malata, potrebbe fa male, ma se proprio volete insegnate soltanto la magia della vita”, credo che il compito fondamentale di oggi per noi adulti è quello di divenire educatori di piccoli pensatori.
Perché siamo così lontani dal diventarlo: è un mistero!

 

Riferimento link Unesco  http://www.unesco.it/_filesNEWS/meeting_filosofia/meeting_filosofia.pdf

di Andrea Campanari


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