La memoria non invecchia mai

7 dicembre 2011 | Commenta Impresa

Collezionista e appassionato d’arte, Gianni Brandozzi è l’inventore del mercatino dell’antiquariato
È così che si scopre come la memoria abbia un odore preciso. Sa di passione e fortuna, ma anche di nostalgia e fatica. È meticolosa, affascinante, strizza gli occhi come chi cerca l’invisibile ai più, si costruisce goccia dopo goccia e crea mondi inediti sospesi nel tempo. La memoria, nel nostro caso, ha un nome e cognome e ha l’aspetto di un uomo simpatico con lo sguardo un po’ distratto come chi è alla continua, incessante, ricerca di qualcos’altro. Per Gianni Brandozzi il presente lavora al servizio della storia ed entrare nel suo mondo, anche se per  il tempo di un pomeriggio, significa perdersi in un’atmosfera ovattata in cui ci si muove in punta di piedi tra un’antichissima carta d’Italia, la prima edizione di un libretto sul lotto stampato da Leone Ciardi ad Ascoli Piceno nel 1844 e immagini di perduti eroi risorgimentali. Un incantesimo chiamato, appunto, “memoria” che si svolge sotto i miei occhi mentre sorseggio un caffè nello studio di quello che è il più grande collezionista d’Italia di cartografia antica e uno degli antiquari più famosi in tutto lo stivale.

Gianni Brandozzi è un custode del nostro passato e facendoci una chiacchierata si assaggia un po’ di quella nostalgia che la mia generazione ha perso prima ancora di conoscerla.  Entrare nel mondo di un collezionista è allo stesso tempo difficile e immediato: impegnativo quanto immergersi in un acquario senza confini, istintivo come quando si riconosce qualcosa che ci apparteneva prima ancora di averne la consapevolezza. Gianni Brandozzi incarna un piacere sconosciuto ai più, quello di scalare a ritroso la memoria collettiva per gustare la vertigine di riesumare prototipi, oggetti unici, l’origine di una storia. Un conservatore d’atmosfere passate che ha sempre fatto le cose in grande e che oggi “sorveglia” libri antichi, carte intestate e vecchie fatture di locande, pezzi di osterie, come fossero residui di una civiltà scomparsa. “Mi piace pensare che anche gli oggetti più insignificanti siano in realtà frammenti di memoria, una vecchia fattura racconta un pezzo di storia di un’antica locanda e assieme della mia terra. Su quel bancone, magari, si sono alternate generazioni di avventori ed è tutto racchiuso nelle mie mani”. Ed è così che si scopre cosa voglia dire essere un collezionista: “significa comprare in continuazione, fin da bambino quando conservavo le bottigliette dei liquori. È una brama di raccogliere la storia”. La memoria, insomma, si trasforma in “cosa”, si mummifica in roba vecchia e torna a vivere negli empori dell’antichità, meglio conosciuti come i mercatini dell’antiquariato.  Ed è esattamente questo che ci ha portato fino a Gianni Brandozzi. Si deve a lui, infatti, l’invenzione di questi viaggi tra epoche diverse senza confini di spazio, tempo e luogo che prendono vita come messinscene teatrali nei salotti delle piazze più belle delle Marche, da Ascoli Piceno ad Ancona fino a Porto San Giorgio in occasione del Natale e che da vent’anni a questa parte attirano collezionisti e curiosi alla ricerca della storia perduta.  “Il mercatino dell’antiquariato nasce per gioco nel 1991 – spiega Brandozzi -. Sono sempre stato un appassionato compratore e un cliente di tutto rispetto e improvvisamente ho deciso di provare a trasportare questo appuntamento con la storia nel cuore di Ascoli”. Ecco come, allora, un collezionista d’arte e d’antichità da vent’anni porta a spasso la memoria per le vie delle città marchigiane, abruzzesi e umbre sotto forma di mobili, dipinti, maioliche, gioielli, sculture, libri, tutti testimoni di una storia che ci appartiene ancora a pieno titolo. “I mercatini sono anche la mia maniera per avvicinare le persone al passato e l’aspetto più affascinante è la magia che si crea quando per le stesse vie passeggiano storici e persone qualsiasi. È come se si creassero dei percorsi immaginari attraverso l’antichità capaci di attirare appassionati e curiosi”. Un andamento lento tra una stampa preziosa scovata sotto la polvere e il mobile che improvvisamente smette di essere un “pezzo qualsiasi”, pezzi di tradizione spesso scoperti solo con un pizzico di fortuna.
Per tornare al nostro punto di partenza, Gianni Brandozzi è riuscito a combinare la passione personale per il collezionismo e l’arte con la volontà di mettere questa sua passione al servizio degli altri. Ha scavalcato i confini tra pubblico e privato con l’orgoglio di chi protegge schegge di antichità conoscendone ogni potere. Oggi con la sua associazione “La Giovane Europa”, fondata nel 2008 assieme a sua figlia Maria, viaggia dall’Italia in tutto il mondo con l’obiettivo di ricostruire pezzi di storia nazionale e non. “La ricerca della memoria non si ferma mai. Ha a che fare con la ricostruzione delle identità nazionali e non mi riferisco solo a quella italiana e vuole avvicinare la gente a quello che pare aver dimenticato”. Gianni Brandozzi mi saluta così, come chi conosce il segreto del vivere “lento” e non invecchia mai.
Ma per queste cose, si sa, ci vuole fiuto oltre che passione.

di Fabiana Pellegrino

 

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