Fausto&Giulia: un amore anche di casa nostra

7 dicembre 2011 | Commenta Scelti per voi

Le Marche, una splendida cornice nella storia di Fausto e Giulia
Per quasi tutti, loro sono La Dama Bianca e l’Airone o per chi lo preferisce, Il Campionissimo. La loro è stata una storia che ha appassionato e allo stesso tempo disgustato l’Italia anni’50, quando Giulia Occhini veniva considerata “l’altra” , amante e madre di un figlio illegittimo e per questo disprezzata, giudicata e condannata dall’Italia di quei tempi. La Dama Bianca, un soprannome che le fu dato da una giornalista francese, ed ancora, a distanza di più di 60 anni, per tutti Giulia Occhini resta solo l’amante di Angelo Fusto Coppi.
Ma quella tra i due, fu una grande storia d’amore, che avrà pur disgustato, ma allo stesso tempo anche fatto sognare in segreto, molte casalinghe italiane che conservavano i numeri del settimanale Oggi con le foto che provavano l’amore, quello vero, tra Fausto e Giulia. Ad Ancona Giulia Occhini fu ospite di sua zia Dina per cinque anni: iscritta nei registri dell’anagrafe dal 23 ottobre 1940 al 30 ottobre 1945.

Nel capoluogo marchigiano La Dama Bianca portò anche a termine gli studi. Vi ritornò in seguito, insieme a Coppi, dopo che il tribunale di Alessandria l’aveva condannata, per abbandono del tetto coniugale, al soggiorno obbligato ad Ancona. Ma a segnare il suo destino, furono altre città delle Marche. Giulia aveva 22 anni, quando gli ultimi giorni di agosto del 1945, incontrò a Senigallia Enrico Locatelli, 37 anni, ufficiale sanitario della città di Fano e grande tifoso di Fausto Coppi, durante una passeggiata sulla spiaggia di velluto. Per il dottor Locatelli fu amore a prima vista. Giulia ne parlò con sua zia Dina, che viveva ad Ancona, in via Urbino, al civico 4, insieme al marito ferroviere Caimmi Carlo. Dina era casalinga e sognava per Giulia un futuro agiato, anche per questo le aveva consigliato di sposare un medico, con lui avrebbe sicuramente avuto una vita più semplice. La proposta di matrimonio di Enrico Locatelli arrivò due settimane dopo la loro conoscenza, nella spiaggia di Numana, quella stessa spiaggia dove La Dama Bianca tornò sola anche il giorno prima del matrimonio: Giulia Occhini sposò Enrico Locatelli nel Municipio di Loreto alle 10 del 26 settembre del 1945. I coniugi Locatelli si trasferirono a Varano Borghi, in provincia di Varese. Il 13 settembre del 1954, nove anni dopo e dopo quattro giorni di carcere, Giulia Occhini da esiliata torna ad Ancona, a casa di sua zia Dina.
Ma l’amore tra i due, era talmente forte che niente e nessuno riuscì a separarli. Giulia aveva l’obbligo di dimora da sua zia ed ogni domenica doveva presentarsi in Questura a firmare il registro delle presenze. Fausto, per non lasciarla sola, aveva trasferito il ritiro della Bianchi, la squadra con la quale correva, all’Hotel La Fonte di Portonovo, sulla riviera del Conero. E proprio i giorni che i due, in barba alla legge trascorrono insieme nelle Marche saranno per loro indimenticabili. Le giornate di fine estate trascorrono veloci tra bagni al mare, allenamenti, riunioni di pista, ma Fausto rientrerà sempre, per non fare dormire Giulia da sola. In una stanza dell’Hotel la Fonte, Giulia e Fausto concepiscono Angelo Fausto Coppi detto Faustino, che nascerà a Buenos Aires il 13 maggio del 1955. Faustino, che attualmente possiede il doppio passaporto italiano e argentino, fu fatto nascere in Argentina per poter ricevere il cognome “Coppi”, poiché Locatelli si rifiutava di disconoscerne la paternità. Nelle sue frequentazioni anconetane, L’Airone aveva avviato una trattativa per acquistare il ristorante La Caravella, sulle cui ceneri sorge ora un complesso edilizio. Nei progetti della coppia, c’era quello di trasferirsi nel capoluogo marchigiano. Un sogno che non si avverò mai: Angelo Fausto Coppi morì il 2 gennaio 1960, a poco più di quarant’anni.
Giulia Occhini si è spenta il 6 gennaio del 1993 dopo quasi un anno e mezzo di coma in seguito alle lesioni subite in un incidente automobilistico avvenuto proprio davanti a Villa Coppi, a Novi Ligure.

di Silvia Santarelli

 

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