Fano veleggia nel mondo

7 dicembre 2011 | Commenta Impresa

Luci e ombre della nautica fanese: grandi progettazioni ma mancano le infrastrutture
Cosa hanno in comune Giovanni Soldini e Marco Tronchetti Provera? Apparentemente nulla. In realtà sono legati dalla comune passione per la vela. E da imbarcazioni che nascono nelle Marche: a Fano per la precisione. Il terzo centro regionale per numero di abitanti è uno dei principali poli della nautica nazionale. E questo vale a dire del mondo, visto che nella cantieristica navale, il made in Italy è sinonimo di estro e qualità. Proprio come per l’abbigliamento. Non mancano le lacune però. Carenze infrastrutturali, come il mancato dragaggio del porto che allontana gli yacht con maggiore pescaggio e le barche a vela. Qui ha scelto di vivere e lavorare – da ben 23 anni – uno dei grandi nomi della nautica mondiale.

Milanese, 56 anni, Maurizio Testuzza è alla guida di Adria Sail. Sua la progettazione del Fila 60′, la barca con la quale Soldini ha vinto la Around Alone nel 1999, il giro del mondo in solitaria passato alla storia per l’eroico salvataggio all’amica-rivale Isabelle Autissier che si era rovesciata in pieno Pacifico. E sua anche la Wally 107 Kauris III di Mr. Pirelli. Barche non per tutti.
“A noi non si avvicina il neofita ma l’appassionato di vela abbastanza esperto che apprezza la performance. Una navigazione che permette meno errori” spiega lui. E non sono pochi i vip che veleggiano fanese. Ci sono anche Domenico De Sole, Ad di Gucci, o Owen Jones di Oreal fino ad arrivare al nostro conterraneo Sandro Paniccia della Ica, azienda civitanovese di vernici annoverata tra le prime cinque in Europa in termini di fatturato, che ha partecipato con Altair (mentre il fratello Piero era a bordo di Calypso) all’ultima Regata del Conero.
Ma come ci è finito a Fano?

“La prima volta che sono venuto ho dovuto guardare la cartina geografica. Le Marche? Per noi milanesi l’Adriatico arrivava a Rimini e il mare per eccellenza era il Tirreno. A Fano ho costruito Italia”.
La Coppa America del 1987?

“Già anche se nessuno qua sapeva che quella barca era nata a Fano”.
Poi?

“Poi sono stato sei anni a Venezia come project manager del cantiere Tencara. Raul Gardini sognava la Coppa America e nacque il Moro di Venezia, vincitore nel ’92 della Louis Vuitton Cup. Con la scomparsa di Gardini sono naufragati tanti progetti e quel punto sono tornato a Fano entrando in partecipazione con il cantiere Cnb. Le Marche sono il luogo ideale per lavorare. Per me sono state una grande opportunità. Ho incontrato persone competenti e voglia di lavorare ma anche un’alta qualità della vita”.
Oggi Adria Sail è il cantiere di riferimento per marchi di primo piano come Advanced e B-Yacht. All’ultimo Salone di Genova era presente con Mandrake, vela varata lo scorso 14 agosto e realizzata per l’imprenditore petrolifero Giorgio Carriero: un 64 piedi i cui interni sono stati progettati dall’architetto milanese Gae Aulenti (lo stesso che ha pensato gli interni del Museo d’Orsay a Parigi). Una realtà che porta Fano (e le Marche) a navigare per il mondo. La linea B-yacht all’80% si vende all’estero. Molti acquisti vengono fatti direttamente da internet. Ordini da Mosca, dall’Australia, dagli States ma anche dalla Tunisia.
Peccato per quel porto che c’è, ma solo a metà; che andrebbe dragato, ma le Istituzioni non riescono a decidersi su dove depositare il materiale fangoso che si estrarrebbe.
E intanto?

“Fano è oggi il secondo polo della nautica dopo Viareggio, ma c’è stato  un tempo in cui avevamo superato i toscani. Siamo tornati dietro: oggi non abbiamo più la possibilità di varare le imbarcazioni qui. Dove lo facciamo? Ancona. Ma capita anche di varare a La Spezia: caricare la barca su un camion rappresenta già l’80% della spesa. A quel punto l’armatore sceglie il porto che preferisce. Quello che predilige le Cinque Terre, la Corsica o la Sardegna si fa portare la barca direttamente in Liguria. Io stesso sono costretto a tenere la mia barca (la Fast Forward, ndr) a Marinadorica”.
Non è un bel biglietto da visita.

“Così facendo si perdono clienti. Chi viene da noi rimane incantato per le lavorazioni, il paesaggio, il buon mangiare. Quando si trovano davanti due gru che movimentano la barca per scavalcare reti come succede a Pesaro o vari fatti a Fano senza chiglia che poi viene montata ad Ancona, si perde gran parte della fiducia conquistata durante la progettazione. Il rischio è che dopo il varo portino via anche le commesse. Già tutto il post vendita è fuori dalle Marche”.

di Marco Catalani

 

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