Stop alle Province: soluzione o palliativo?

6 ottobre 2011 | Commenta Istituzioni

Tagliare i costi della politica sembra a tutti una soluzione corretta per aiutare la nostra nazione ad uscire dalla crisi economica. Il tormentone di fine estate però ci conduce a un dilemma: le Province servono o possiamo abolirle?
Sfido chiunque stia leggendo a negare di aver detto o perlomeno pensato che molti dei problemi della nostra Italia derivano dai Paperoni della politica, coccolati da privilegi, che hanno da troppo smesso i panni che gli furono affidati nell’antichità classica di portavoce dei cittadini e delle loro esigenze, per indossare quelli più comodi di comodi passeggeri di auto blu.
Ecco allora che quando si sente che per la prima volta una manovra finanziaria mira a mettere le mani nelle tasche proprio dell’aristocrazia politica, quasi un moto di orgoglio scuote la cittadinanza indignata. Peccato però, che a ben vedere quello di cui si parla non è un giusto ed equo ridimensionamento di  benefit e stipendi di parlamentari vari ed eventuali; più che altro si legge di tagli ai fondi per le pubbliche amministrazioni e per i comuni, fino ad arrivare alla proposta di abolizione delle province.


Certo, dalle 59 Province del 1861 alle 110 attuali, il numero è lievitato. Ma esse fanno da sempre parte delle Istituzioni italiane e sembra quindi legittimo chiedersi se cancellarle sia veramente un passo risolutivo o l’ennesima trovata a vantaggio degli elettori, ormai stanchi di una politica che trasversalmente si è allontanata dalla retta via, un cambiamento che alla fine però rischia di essere solo di facciata.
A rischio soppressione sarebbero le istituzioni provinciali con meno di 300.000 abitanti che coprono un territorio inferiore ai 3000km.
In pericolo quindi tra le 5 Province marchigiane, sarebbero quella di Fermo e quella di Ascoli Piceno. Proprio quelle separate nel 2004, quando Fermo fu istituita come provincia, sebbene sia divenuta operativa solo nel 2009.
Al di la però di questa constatazione, quella che vorremo proporre ai nostri Presidenti di Provincia è una riflessione molto più ampia. Il problema infatti che ad oggi interesserebbe solo Ascoli e Fermo, merita secondo noi un inquadramento più ampio. Perché si è arrivati a valutare che un’istituzione antica quanto la stessa Italia, non abbia oggi più il pieno diritto di esistere? E’ stato attuato nel passato uno spreco di risorse ingiustificato che ha condotto alla creazione di troppi organismi territoriali – e quindi a una dilapidazione dei fondi destinati ad esse senza ragione – o oggi si corre al riparo cercando di tagliare senza una logica effettiva?
In parole molto più povere: le Province servono a noi cittadini oppure no? Sembra una domanda stupida, specie se posta a chi presiede l’ente stesso. Ma allo stesso tempo c’è bisogno di capire: che cosa perderemmo come cittadini se venissero cancellate alcune province? Perché oggi potrebbe toccare a Fermo ed Ascoli, ma nessuno ci dice che domani non possano essere alzati i numeri necessari a giustificare la vita dell’Istituzione.
Chiediamo allora ai nostri Presidenti di affidare alle nostre pagine una riflessione sincera su questo tema.

Intervento del Presidente della Provincia di Ancona
PATRIZIA CASAGRANDE
“Rispondo subito alla domanda. La soppressione delle Province, di tutte le Province per norma costituzionale, è un palliativo. Non è certo la cura ai costi della politica né, tantomeno, a una crisi economica di cui non s’intravede ancora una via d’uscita. Anzi. Con i nuovi tagli della più recente manovra (quella che prevede l’abolizione dell’ente intermedio fra Comuni e Regione) gli enti locali non sono più in grado di garantire né i servizi alle fasce più deboli dei cittadini, né di continuare a sostenere politiche di sviluppo dell’economia locale. Di fatto, fin dal manifestarsi della congiuntura negativa, nel 2008, le Province hanno messo in atto le misure anticicliche adeguate alle esigenze dei rispettivi territori. Vale la pena ricordare che, senza godere di privilegi o vitalizi, gli amministratori e i consiglieri provinciali lavorano al servizio di una comunità intercomunale da coordinare nelle scelte economiche, infrastrutturali, ambientali e culturali, in un’area che il titolo V della Costituzione definisce vasta. Basta consultare i dati ministeriali sui costi reali delle Province per rendersi conto quanto la scelta di sopprimerle sia frutto dell’antipolitica e della ricerca del consenso facile: nel 2010 le Province hanno pesato sulla spesa pubblica complessiva per l’1,5% e il ridimensionamento previsto dalla precedente manovra del governo (quella di ferragosto) ne avrebbe ulteriormente abbattuto i costi con il dimezzamento di consiglieri e assessori. Al di là di tutte le sovrapposizioni di competenze da risolvere e dell’esigenza di una più efficace definizione delle funzioni delle autonomie locali, la soppressione rappresenta una metafora assai chiara dell’andamento politico di una nazione come la nostra che, per facile demagogia o disinformazione indotta, preferisce guardare il dito piuttosto che la luna”.

Intervento del Presidente della Provincia di Ascoli Piceno
PIERO CELANI

“La mia esperienza di amministratore locale da oltre 12 anni mi insegna che lo “spreco” non sta certo nelle Province (un Presidente ha un’indennità di circa 4 mila euro lordi mensili e un consigliere percepisce 36 euro lordi a seduta!). Gli “sperperi” vanno ricercati, per esempio, negli gli Enti di secondo grado dove si annidano prebende e dispendiose strutture, più onerose di quelle provinciali.
Le Province operano sul territorio svolgendo funzioni fondamentali per le comunità locali. Si occupano, infatti,  di viabilità e manutenzione delle strade, tutela ambientale, prevenzione delle calamità, smaltimento dei rifiuti, assetto idrogeologico, polizia locale, caccia e pesca, servizi sociali, patrimonio scolastico, promozione della cultura, dello sport e del turismo. Senza contare i servizi nel mercato del lavoro, la formazione professionale, le politiche comunitarie e la pianificazione del territorio. Ed allora, prima di sopprimere le Province, che coordinano effettivamente i progetti sull’area vasta e supportano i piccoli Comuni nel dare servizi ai propri amministrati, occorre ridurre realmente i costi della politica chiudendo le Comunità Montane, gli AATO, i Consorzi per i bacini imbriferi, i Consorzi di Bonifica, gli Istituti autonomi per le Case Popolari, gli Enti regionali per i servizi universitari, i Consorzi per la Industrializzazione e quelli per la tutela di non so che cosa. In questo modo si risparmierebbe realmente, oltre la pura demagogia a danno di questo Ente territoriale intermedio messo in discussione senza capire quanto sia essenziale un soggetto che coordina i servizi sull’area vasta, perequandoli non sulla carta, ma nella pratica”.

Intervento del Presidente della Provincia di Fermo
FABRIZIO CESETTI
“Il Disegno di legge costituzionale per l’abolizione delle Province costituisce una iniziativa grave e contro gli interessi del Paese e dimostra, qualora ce ne fosse bisogno, l’assoluta inadeguatezza di questo Governo che, ancora una volta, insegue le derive demagogiche senza preoccuparsi di seguire un coerente disegno per una necessaria riforma dell’architettura istituzionale della nostra Repubblica. Il Ddl determinerà, se verrà approvato, un sicuro aggravio della spesa pubblica perché non potranno essere abolite le tante funzioni che vengono esercitate dalle Province medesime ed il personale preposto al loro esercizio dovrà essere ricollocato con maggiori oneri. Inoltre, getterà il Paese nel caos in quanto, secondo le intenzioni del Governo, le funzioni dovranno essere esercitate da forme associative per l’esercizio delle funzioni di governo di area vasta che, inevitabilmente, determineranno la creazione di organismi più numerosi e costosi delle Province stesse. E sicuramente si aprirà la strada alla gestione da parte di Agenzie, Società ed Enti di tutte le competenze pubbliche oggi amministrate dalle Province mettendole in mano così a Consigli di Amministrazione, Dirigenti e Manager che, al di fuori di ogni controllo democratico, consentirà ai soliti noti di avere le mani libere per lucrare sui servizi essenziali ai cittadini. Non ci tireremo indietro rispetto all’esigenza di una profonda riforma che riguardi tutte le Istituzioni della Repubblica, a partire dal Parlamento, ma le Province non possono essere considerate il capro espiatorio per risolvere i problemi dei costi della politica anche perché, su detti costi, si è già intervenuti in modo drastico, mentre nulla è stato fatto per gli altri livelli istituzionali (è sufficiente confrontare le indennità dei parlamentari e dei consiglieri regionali con quelle dei presidenti, assessori e consiglieri provinciali).
Continueremo a lavorare con la massima determinazione nel rispetto del mandato ricevuto dal corpo elettorale e, nella consapevolezza che l’Istituzione Provincia è utile e necessaria al Paese, metteremo in campo ogni iniziativa per evitare che il Parlamento approvi qualsiasi proposta di soppressione di questa Istituzione e che, invece, proceda ad un riordino del sistema istituzionale italiano coinvolgendo tutti i soggetti interessati per consegnare alle future generazioni un Paese moderno ed efficiente dove, tra l’altro, si possa distinguere tra i costi della democrazia (necessari) e i costi della politica (da evitare)”.

Intervento del Presidente della Provincia di Macerata
ANTONIO PETTINARI

“Tutto quello che il Governo sta facendo nel campo delle autonomie locali è un pasticcio inestricabile che al momento ha il solo fine di distogliere l’attenzione delle stampa e degli italiani dai veri problemi del Paese. Problemi che le manovre economiche ferragostane non sono in grado di risolvere, anzi rischiano di peggiorare, gettando famiglie ed imprese in una sorte di baratro da cui ci vorranno anni ed anni per risollevarsi. Ciò che giustamente sta a cuore agli italiani sono i problemi del lavoro, l’occupazione per i giovani, i servizi e in particolare la scuola e la sanità. Il Governo non fa nulla per questo e nasconde la propria confusione ed incapacità ponendo in discussione falsi problemi, lontani dai bisogni delle gente.
Per quanto riguarda le Province, personalmente sono onorato di essere presidente dell’Amministrazione provinciale di Macerata e onorerò questa mia funzione fino in fondo”.

Intervento del Presidente della Provincia di Pesaro Urbino
MATTEO RICCI

“Il disegno di legge costituzionale sulla soppressione delle Province, recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri, contiene una proposta demagogica, che rischia di creare un grande disordine istituzionale, accompagnato dall’aumento generale dei costi. Il disegno di legge ha un iter lungo e non so quali saranno gli esiti. Di certo si è creata una confusione enorme: un conto è la riorganizzazione complessiva dello Stato, altra questione è considerare la democrazia un costo. Senza considerare che così non si risparmia nulla: se i dipendenti provinciali passano alla Regione, come viene prospettato, il costo del personale cresce del 20 per cento. Altro nodo da sciogliere è il governo delle aree vaste, perché non si capisce a chi dovrà competere. Si parla di unioni di Comuni, città metropolitane, ma nessuno è in grado di fare chiarezza. E’ necessario un ripensamento, perchè così si scardina un sistema che è parte integrante della nostra storia. Le Province sono nate con l’unità d’Italia, esistono da quando c’è lo Stato. Se si vuole fare un dibattito serio sui costi, non si capisce perché, ad esempio, non si è portato avanti il disegno di legge sul dimezzamento dei parlamentari o non si interviene sui vitalizi. Per il nostro territorio, senza la Provincia si verificherebbe un impoverimento enorme. Significherebbe rafforzare ulteriormente la centralizzazione gestionale regionale. Già ora la Regione, per molti, è un Ente lontano. Immaginiamo cosa significa per un cittadino dell’entroterra andare a Ancona per ogni cosa. I Comuni di una certa entità, che da noi sono solo Pesaro, Fano e Urbino, possono avere un rapporto diretto con la Regione. Ma quelli medio-piccoli come faranno? Non solo: il disegno di legge delega alle Regioni le competenze. Ma allo stesso tempo chiede di riorganizzarle. Non vorrei che, alla fine della giostra, ci si renda conto che l’ambito ottimale per la gestione dell’area vasta è la Provincia. Se tutto questo sconquasso serve solo a eliminare giunte e consigli provinciali, non credo che il gioco valga la candela. Anche perché, nel bilancio della Provincia, i costi della politica equivalgono solo all’uno per cento. Il risultato più evidente non è certo il risparmio, ma l’indebolimento democratico del territorio”.

Tags: , , , ,