Biologico: una scommessa vinta

6 ottobre 2011 | Commenta Impresa

Quella che parla per bocca di Francesca è la terza generazione dei Petrini: suo nonno iniziò ad occuparsi di olivicoltura già dagli anni ’60, ma fu il papà tra la fine degli anni ’80 e i primi ’90 a puntare con grande lungimiranza ed intuizione sul biologico, per motivi sia salutistici che legati alla conformazione tipica del territorio che, non ultimo, alle richieste che piano piano iniziavano a sollevarsi da parte dei consumatori.
E l’orgoglio di Francesca nel raccontare di questa sfida intrapresa dal papà in tempi non sospetti si allarga anche alle Marche tutte. “Dovreste sottolineare – ci suggerisce – come la regione Marche sia stata la pioniera in termini di legiferazione su una materia importante come quella del biologico, in anni in cui non c’era ancora una politica comunitaria unitaria, ma solo norme a carattere molto generale”.
“Questa impostazione io l’ho ereditata anche se non è stato facile: devi anche condividere le scelte di chi è venuto prima di te! E per farlo devi crederci. E io e mio fratello lo abbiamo fatto. E’ stato bravo mio padre a trasmetterci ed insegnarci i valori. Il passaggio non è stato così indolore. Ai tempi di mio padre seguire il biologico significava sfidare il mercato: non si sapeva se avrebbe avuto successo. E anche per noi la sfida è continuata. Probabilmente nell’essere donna è insita una certa ricerca di sfide, di strade non facili da percorrere e questo atteggiamento mi ha molto aiutato e di conseguenza ha aiutato l’azienda: non mi sono mai accontentata e queste sfide ci hanno fatto crescere e ci aiuteranno a farlo ancora!”.

Il salto nel buio iniziale però si è trasformato ben presto in una certezza: il settore del biologico è tutt’ora in crescita nonostante le ben note difficoltà del nostro Paese. “E’ un settore sano in tutti i sensi!” afferma la Petrini sorridendo e sottolineando come sano sia anche il terreno dal quale nascono le olive della Fattoria Petrini, ricco di sostanze organiche il che significa fertilità ed ottima qualità.
E per quanto riguarda appunto la qualità, come si fa a certificarla?
“Ovviamente i nostri prodotti sono certificati. Ci sottoponiamo a dei controlli effettuati dall’IMC – Istituto Mediterraneo di Certificazione – che è uno degli Enti accreditati dal Ministero dell’Agricoltura che rilascia la certificazione. Molti pensano che essa non sia altro se non ulteriore burocrazia. In questo caso devo dire che è una della poche burocrazie accettabili perché è necessario avere un controllore esterno che sondi tutto il sistema di gestione aziendale, tutto il percorso di filiera dall’albero al prodotto finito per garantire la tracciabilità e la rintracciabilità: si parla di sicurezza alimentare e si deve tutelare sia il consumatore che l’azienda. Sarebbe troppo facile altrimenti dire semplicemente “io faccio biologico”. Soprattutto per chi vuole rivolgersi al mercato estero è fondamentale. Il mondo del consumo richiede e giustamente sempre più garanzie. Il nostro ruolo non è solo produrre: abbiamo una responsabilità sociale”.
Quant’è importante oltre che fare un prodotto di qualità, saper comunicare questa eccellenza?
“E’ praticamente fondamentale! E’ inutile fare prodotti di qualità elevata se non si riesce a farlo percepire e capire al consumatore. Ormai non sento di presentare più la mia azienda come semplicemente di produzione ma in un certo senso anche di “servizi”: devi garantire anche una spiegazione del tuo prodotto perché altrimenti quando si trova lì sullo scaffale è uguale agli altri. Fare comunicazione è basilare, così come produrre. E bisogna farlo in maniera chiara ed inequivocabile, accompagnando il cliente nella presa di coscienza del prodotto che offriamo. Fidelizzare è importante è l’unico modo per farlo è spiegare a chi compra cosa compra. Non avendo risorse milionarie da spendere in spot pubblicitari, ho scelto vie alternative; ad esempio eventi organizzati qui in azienda oppure appoggiandoci ad altre strutture nei dintorni. A cambiare sono anche i target: con un linguaggio ti puoi rivolgere al consumatore finale, offrendogli degustazioni e spiegandogli le proprietà, il gusto, le caratteristiche di ciò che assapora e cercando di far capire le differenze tra i vari oli: e di questo, essendo degustatrice professionista me ne occupo direttamente io.  Diverso quando ci si rapporta a platee di tecnici, come medici ad esempio. In questo caso ci rivolgiamo a figure come biologi, nutrizionisti. Oppure ci si avvale della collaborazione scientifica data dell’Università. Si costruisce una rete, anzi tante reti. Vantiamo collaborazioni. E lo dico con orgoglio date le dimensioni della nostra azienda, con l’Università Politecnica delle Marche, con la Facoltà di Medicina, con l’Università di Bologna e con importanti enti ospedalieri che testano i nostri prodotti: significa che i nostri prodotti e il nostro modo di operare danno fiducia, a 360°. E noi ci teniamo molto. La qualità del prodotto ormai è intrinseca all’olio Petrini; oggi vanno curati tanti altri aspetti. Un grande investimento lo facciamo costantemente in questo modo anche in ricerca e sviluppo”.
Ma la fattoria Petrini pur essendo fortemente integrata nel territorio, guarda anche al di fuori dei confini nazionali…e con ottimi risultati! “Ci rivolgiamo prevalentemente al mercato europeo. Ovviamente mi riferisco a segmenti di nicchia, quelli che hanno a che fare con il prodotto biologico, con un mercato di alta qualità, quello degli intenditori, dell’alta ristorazione, del salutistico: quelli che hanno la cura di esaltare determinate virtù del prodotto. La politica del prezzo non fa per noi, non potremmo e non vogliamo competere su questo terreno. La qualità, riconosciuta anche grazie ad importanti concorsi internazionali, è la nostra carta in più. La vittoria di premi di rilievo è stata molto importante, penso per esempio all’Ercole Olivario che è considerato il premio più importante a livello nazionale ed internazionale ed abbiamo avuto riconoscimenti anche dalla Germania e dalla California, segno che la cultura dell’olio ormai si è diffusa. Noi andiamo dove c’è cultura, dove pagare di più un prodotto è una scelta perché si capisce cosa si sta acquistando”. E’ interessante parlare con Francesca, forse perché abituata proprio a comunicare, riesce a far capire bene le situazioni, i contesti, i perché. Allora decido di farle una domanda, lo so un po’ delicata ma non ho dubbi che saprà come rispondere.
A livello di tutela Istituzionale, di capacità della politica di sostenere una scelta anche difficile come quella del biologico, si sono intraprese le giuste politiche?
“E’ una bella domanda e la risposta completa sarebbe molto articolata! Nel mondo dell’olio c’è una frammentazione infinita. Nella nostra regione c’è sempre stata un buona conoscenza e cultura del mondo del biologico e quindi anche dell’olio, anche grazie alle politiche della stessa Regione che molto ha fatto e mi auguro vorrà fare per il futuro. Abbiamo una buona offerta turistica e un ottimo paniere a livello agricolo per cui all’estero le Marche sono percepite come terra di qualità e così anche i nostri prodotti. Però c’è ancora molto da fare, spero che si capisca che c’è bisogno di investire di più: è il momento di fare grosse azioni, di svoltare veramente! A livello nazionale, c’è un po’ di stallo; anzi un’assenza totale di politica agricola. Purtroppo quando c’è crisi l’agricoltura è sempre la prima a pagarne le conseguenze; c’è poco dinamismo e invece il settore avrebbe bisogno di avviare progetti ad esempio con le università e gli istituti di ricerca per innovare, per rendersi appetibili anche con i competitor stranieri: poi però i fondi per la ricerca sono quasi a zero. Ed allora, gli unici a potersi muovere saranno i colossi che dispongono di fondi privati. E’ questo che a livello di Associazione lamentiamo: andando avanti così l’agricoltura finirà per essere in mano a pochissimi soggetti. E attenzione: l’agricoltura non ce lo dimentichiamo è il settore primario!”.

di Eleonora Baldi

Petrini Plus
di Valentina Viola

L’olio è un elemento base della dieta mediterranea, ricco di nutrienti quali polifenoli, vitamina E che con la loro azione antiossidante aiutano a prevenire l’arteriosclerosi, le malattie cardiovascolari, l’invecchiamento cellulare e la composizione in acidi grassi prevalentemente monoinsaturi, tutte qualità esaltate dall’utilizzo in fattoria Petrini di olivi monocultivar. Queste proprietà salutari nel Petrini Plus, sono integrate con le vitamine D3,K1,B6,non soltanto per fornirne buona parte della razione giornaliera raccomandata ma bensì, per permettere un maggiore assorbimento di calcio. Infatti una funzione della vitamina D3 è quella di promuovere l’assorbimento, la deposizione e il riassorbimento del calcio nell’osso. La vitamina K svolge un importante ruolo protettivo nei confronti dell’osteoporosi, poiché regola l’azione di una proteina, componente della matrice ossea, nelle sue forme attive biologicamente: l’osteocalcina, che a bassi livelli di vitamina K è inattiva. Studi recenti vedono nella B6 un’azione sia preventiva che protettiva dalle patologie cardiovascolari e del tessuto scheletrico, tramite la regolazione dei livelli di omocisteina nel sangue.

 

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