Una famiglia globalizzata: il modello Pascucci Shop

18 luglio 2011 | Commenta Impresa

La storia del caffè Pascucci parte da Montecerignone, da un’impresa familiare che ha saputo fare di un marketing estero intelligente il proprio marchio di fabbrica.
Montecerignone, in provincia di Pesaro e Urbino, è un caratteristico paesello che conta in tutto 670 abitanti. Nel centro storico, abbarbicata su uno sperone di roccia, c’è la fortezza malatestiana che guarda un infinito mare ondulato di colline coltivate, tipico delle nostre zone. Lo splendido panorama accostato alle meraviglie storiche che impreziosiscono il borgo, potrebbero rappresentare tutto quel che di bello c’è da raccontare di questa terra.
Ma qui, cullata da un clima mite e asciutto, è sorta una realtà nuova, che ci parla di futuro. Una realtà che racconta di una casa, molto moderna e molto antica, di una famiglia con una lunga storia alle spalle. Un luogo divenuto punto di partenza per viaggiare e conquistare nuovi spazi, scoprire nuove terre, andare…andare…

Per farci raccontare questa storia, incontriamo Fabio Andreani, che ci parlerà della grande azienda che ha casa proprio in questo paesino: la Pascucci
Come e quando nacque l’azienda Pascucci?
“Nel 1883 nasce l’attività imprenditoriale della famiglia Pascucci, nel commercio alimentare ad opera di Dino Pascucci. E’ però nel 1975 che la caffè Pascucci si dedica esclusivamente all’ espresso e alle miscele di qualità”.
Perché un paese così piccolo è la sede di un’azienda così grande ed in espansione?

“La scelta della famiglia Pascucci è stata una scelta di cuore ma non solo. Di cuore perché la famiglia è legata ai territori in cui sono cresciute diverse generazioni di Pascucci e soprattutto per un inserimento in un territorio dove sono radicati e dove tutti si conoscono. C’è un forte legame da parte della proprietà con le proprie radici, tanto è vero che circa sei anni fa, di fronte ad una scelta di espansione produttiva necessaria e di rinnovamento della torrefazione, hanno scelto di edificare lo stabilimento a poche centinaia di metri dallo stabilimento vecchio. La seconda motivazione è di carattere qualitativo. Il clima di questo piccolo paese del Montefeltro presenta le condizioni ambientali più adatte per il mantenimento e la conservazione del caffè verde, proprio per la scarsa umidità e i suoi valori costanti”.
Quanti Caffè Pascucci sono ora aperti in tutto il mondo e quando avete fatto la scelta di diventare un modello  di franchising?

“Ad oggi i Caffè Pascucci Shop nel mondo sono circa 210, di cui almeno 150 sono situati in  Corea del Sud in cui Pascucci è diventato un must al pari di altri marchi di caffè di estrema importanza in tutto il mondo. La scelta di aprire il primo Pascucci Shop è di Mario Pascucci, il presidente dell’azienda e figlio di Alberto Pascucci, il titolare e fondatore della moderna torrefazione. Nel 2001 Mario ha avuto la brillante idea di aprire un primo coffee shop a Rimini che ha riscosso subito un grosso successo ed ha incuriosito quegli investitori che hanno creduto e credono tutt’ora nel nostro marchio”.
La ditta Pascucci è un’impresa storica d’impronta familiare, quali membri della famiglia sono coinvolti nell’impresa di oggi? E in che modo?

“Nell’impresa di famiglia sono coinvolti Alberto Pascucci, che è il titolare dell’azienda, Mario Pascucci, il figlio, che è appunto il presidente dell’azienda e molto spesso l’anima creativa di innovazioni a tema caffè. Infine, ma non per importanza, c’è Francesca Pascucci, la figlia di Alberto e sorella di Mario, che è a capo della parte amministrativa dell’azienda”.
Come il concetto di famiglia va a braccetto con il marketing industriale nell’epoca della globalizzazione?

“Una conduzione familiare presenta senz’altro i pregi di un’organizzazione maggiormente snella e di una più veloce risposta alle esigenze del cliente intermedio e finale. D’altro canto quando si replicano diversi punti con lo stesso concept e stesse caratteristiche in tutto il mondo, è necessaria una struttura organizzativa ben definita e uno staff di professionisti che riescano ad avere un controllo capillare e a fornire supporto in ogni punto Pascucci”.
Cosa si prova a vedere i Pascucci Coffe Shop aperti in India?
“Ogni volta è un’emozione diversa e nuova. Nascono emozioni indescrivibili solo osservando i volti soddisfatti di coloro che hanno investito tempo e risorse e hanno scommesso sul marchio che tu rappresenti. Il fatto, che nonostante il periodo di recessione, ci sia ancora chi ha il coraggio di investire e di mettersi in gioco e che per di più scommetta proprio su Pascucci, è un segnale che ci sta facendo bene”.
Quando e come avete deciso di svecchiare l’immagine del caffè e rivolgervi proprio ai giovani, che in Italia spesso non sono presi in considerazione?

“La nostra è stata un’evoluzione graduale. Penso che il primo passo sia stata l’apertura dello Shop di Rimini che ha portato una ventata di novità soprattutto tra i giovani che magari erano abituati ad incontrarsi nei bar “tradizionali”. Sono i giovani che spesso sono indice del successo o meno di un locale. Sono loro molto spesso i giudici. Si pensi alle nuove tecnologie di comunicazione che permettono un passaparola costante e che può decidere la scelta o meno del locale da parte di altre persone”.
Qual è il programma per il futuro?

“Per il futuro si cercherà di dare continuità al percorso già intrapreso. Da una parte si cercherà di perfezionare ulteriormente e di lavorare per le attività già in essere, dall’altra si cercherà di espandersi in quei Paesi in cui ancora il marchio non è presente. Questo non tanto per “mettere una bandierina”: crediamo nei nostri prodotti e nel nostro lavoro e per noi è motivo di orgoglio farci conoscere e poter collaborare con imprenditori di tutto il mondo”.
E per le Marche che cosa riserva Pascucci?

“Le Marche insieme all’Emilia Romagna, sono le roccaforti del nostro circuito Ho.Re.Ca. e non possiamo non continuare a ricercare un miglioramento dei servizi di supporto alle attività in essere. Sono periodi duri per i gestori e anche noi, riconoscenti, cercheremo di dar loro una mano. Inoltre cerchiamo di essere presenti con piccoli investimenti in comunicazione e con la presenza in eventi, magari meno blasonati, ma che rappresentano motivo di orgoglio per le comunità locali e per noi”.
Qual’è un cocktail Pascucci che non possiamo fare a meno di assaggiare?Come si prepara?

“Il confuso è senz’altro una delle nostre ricette migliori e una di quelle che ci ha fatto conoscere nel mondo. Stiamo parlando di una base di crema tipo Chantilly alla vaniglia preparata al momento nel sifone. Non dovrei, ma vi consegno la ricetta “segreta” e ufficiale”.

METODO DI PREPARAZIONE:Erogare direttamente nel bicchiere Confuso un espresso lungo.

Agitare energicamente il sifone verso il basso,con il beccuccio tulipano perpendicolare al bicchiere , spumare la crema confuso direttamente sul caffè; fare molta attenzione che la pressione non sia eccessiva.

Colmare il bicchiere lasciando i bordi trasparenti.

Spolverare con Pas-ciok in polvere, posizionare con le pinzette un croccantino a lato del bicchiere.

Servire con piattino e cucchiaino.

Varcato l’uscio di casa Pascucci, corriamo a casa nostra a preparare la gustosa bevanda.

Buon drink a tutti!

di Laura Ghiandoni

 


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