L’acrobata del cinema italiano

9 giugno 2011 | Commenta Scelti per voi

Tresy Taddei è un’acrobata e, allo stesso tempo, un’attrice italiana tra le più richieste nel panorama del cinema italiano ed internazionale. Tra presente e passato, la Taddei è rimasta la stessa ragazza di sempre.
Antonhy Hopkins? Solo uno dei grandi attori che hanno recitato al suo fianco. Una carriera invidiabile. Ma lei è convinta di una cosa: “Di tutto potrei fare a meno, tranne che dei miei genitori e del mio fidanzato”
Dalle Marche a Un medico in famiglia 7, senza dimenticare le sue profonde tradizioni circensi.

Aveva solo dodici anni quando ha recitato con Antonhy Hopkins e Jessica Lange. Oggi, appena ventiquattrenne, vanta un curriculum di tutto rispetto ed è una delle attrici della serie Un medico in Famiglia 7, in onda su Rai Uno. Una carriera in ascesa quella di Tresy Taddei, coronata da premi e grandi riconoscimenti anche a livello internazionale, ma che non hanno offuscato quei valori e quella genuinità, che la rendono speciale e che lei stessa ammette di aver ereditato dalle sue tradizioni circensi. Nata in Abruzzo, nel piccolo paese di Sant’Omero, oggi la Taddei vive nelle Marche, una regione che la sua famiglia ha scelto di proposito dopo aver girato, per lungo e largo, l’Italia con il circo di famiglia “Takimiri”. E’ per tale ragione che lei si sente marchigiana e non riesce ad immaginare di poter vivere la sua vita in un altro posto. Una ragazza dalle idee chiare, legata da un rapporto viscerale con i suoi genitori e che non ha abbandonato il mondo del circo per fare l’attrice. “Quella che sono oggi – ha ricordato la Taddei – è il frutto di un’educazione ricevuta fin da piccola dalla mia famiglia e il circo ha influenzato molto il nostro modo di essere. Devo alle mie origini la persona che sono e di cui vado fiera”.
Lei ha iniziato a muovere i suoi primi passi proprio nel circo del suo papà Ulisse…

“Ho iniziato la mia attività artistica nel circo con mio padre a soli due anni, esibendomi come sua partner in un numero di acrobazia. Poi sono stata una clown e solo a 7 anni, dopo tre anni di duro lavoro, sono diventata anch’io un’acrobata verticalista. Il circo è un’esperienza travolgente, che ti segna la vita. Richiede disciplina, tanto sacrificio, buona volontà e un grande sforzo fisico. Poi i circensi vivono quasi in un mondo a parte, dove tutti sono legati tra loro da una forte empatia. Diventiamo parte di un’unica famiglia e i rapporti umani si solidificano. Vige un grande rispetto e alla base c’è una vita priva di sregolatezze, ma basata sui principi umani profondi”.
Cosa intende per vita sregolata?

“Che non è ammissibile che una ragazza di quattordici anni vada a ballare, fumi e rientri tardi la notte. Io non so nemmeno cosa significhi tutto questo e ne vado orgogliosissima! Ripeto, il circo ti insegna tanto e ti porta a condurre un’esistenza particolare che spesso può sembrare dura. Ma invece a me non è pesato affatto. Ho ricordi legati alla mia infanzia davvero straordinari: i viaggi, gli amici, le serate passate con papà e mamma. Sono coccolatissima da loro due e non potrei vivere senza averli al mio fianco”.
Una famiglia molto presente, ma viaggiando sempre, com’è riuscita a coltivare solidi rapporti di amicizia? E poi, la scuola?
“Non immagina quante volte mi abbiano fatto questa domanda e capisco anche che sia plausibile porsela. La scuola? Si, frequentavo lo stesso istituto per due settimane massimo, ma non ci crederà, ero sempre preparatissima! Confrontarmi con realtà diverse, maestre sempre nuove, diventava un’abitudine e chiaramente richiedeva da parte mia una partecipazione maggiore. Di conseguenza, studiavo molto e alla fine ero sempre un gradino in più rispetto agli altri bambini. Le amicizie? Sono come un marinaio, che ha una fidanzata in ogni porto. Ho amici ovunque. Comunque alla fine le tappe erano sempre le stesse e ogni anno rincontravo gli stessi amici che avevo lasciato. Grazie a facebook ho avuto la possibilità di ricucire i rapporti con tantissimi di loro che non sentivo più. Chiaramente oggi, vivendo nelle Marche, ho una cerchia di amici che posso frequentare assiduamente. E poi ho i miei cugini che sono come fratelli. Sicuramente non mi sento mai sola”.
Insieme ai suoi genitori ha scelto le Marche, come luogo dove stabilirvi definitivamente. Ci sono delle motivazioni particolari?
“Si tratta di una scelta ponderata e di un amore per questa terra che abbiamo sempre condiviso. Non sa quante città abbiamo girato con il nostro circo. Paesini, riviere, località turistiche di ogni genere, ma niente che ci esaltasse come la città di Montegranaro. Sono quei colpi di fulmini ai quali non sappiamo sempre dare una spiegazione razionale, ma ci piaceva la tranquillità e lo stile di vita dei suoi abitanti. Io ero ancora molto piccolina quando ci siamo stabiliti qui. Era consuetudine fermarci due o tre mesi in inverno, poi abbiamo comprato casa e ho vissuto qui tutta la mia adolescenza. Diciamo che abbiamo sempre avuto una predilezione per il centro Italia in generale. I miei erano affascinati dal fatto di vivere in un paese non troppo grande ma dove regnasse già una mentalità più aperta e meno “provincialotta”. Lavorando come attrice, non ho perso i miei ritmi e continuo a viaggiare.  Questo mi porta, ogni volta che sono fuori, ad avere una grande voglia di tornare a Montegranaro. Qui le vie, il centro e i negozi sono sempre puliti e ordinati. C’è anche una grande considerazione per la cultura: ogni anno a Monte San Giusto viene organizzato il Festival Internazionale “Clown e Clown” e può immaginare la nostra soddisfazione. Lo scorso ottobre è stato istituito anche il “Premio Clown Takimiri”, che ogni anno verrà consegnato al migliore clown tra i partecipanti. A Grottammare organizzano il premio “L’arancia d’Oro”, che ha visto sul podio anche mio nonno Takimiri. Non ho motivi per non amare questa splendida regione!”.
Una circense doc, ma lei è anche un’affermata attrice, che ha recitato con grandi attori del panorama nazionale ed internazionale. Com’è  nata questa passione per la recitazione?
“All’età di 8 anni, dopo una serie svariata di provini, vengo scelta per interpretare il ruolo di Anna, come protagonista, nel film “La Medaglia”, con Franco Nero ed Antonella Ponziani. Diciamo che tutto è iniziato per caso! Poi è stato solo un susseguirsi di copioni da studiare a memoria. Lo scorso novembre ho ricevuto in Campidoglio il “Premio Cartagine” per cinema e spettacolo e spesso ho partecipato a festival importanti come quello di Cannes. Una passione sbocciata da piccola e che sto coltivando con grande umiltà ed entusiasmo”.
Ha recitato con  grandi nomi del cinema italiano come Sabrina Ferilli, Monica Bellucci, Franco Nero…
“Si, per la televisione ho girato 2 film con la Ferilli, “Lucia” e “Il padre di mia figlia”. Ma anche altri film come “La Storia siamo noi”, con Valeria Golino e Stefano Dionisi. E poi “Stiamo bene insieme”, dove ho  interpretato il ruolo di una bambina affetta da autismo, “Non lasciamoci più”, con Fabrizio Frizzi e “Don Matteo 3”, con Terence Hill. “Don Zeno”, con  Giulio Scarpati, “Lui e Lei”, a fianco di Vittoria Belvedere e tanti altri. Invece, per il cinema,  ho lavorato con Anthony Hopkins e Jessica Lange, nel film “Titus”, dove interpretavo la messaggera dell’imperatore. E poi “Uno su due”, con Fabio Volo, “Sangue Pazzo”, con Monica Bellucci e Luca Zingaretti e ne “La Medaglia”, con Franco Nero ed Antonella Ponziani. Ho trovato fantastica la Bellucci, estremamente disponibile. Bella, molto bella”.
E cosa ci dice di Antonhy Hopkins?
“Ho avuto il grande privilegio di lavorare con lui quando ancora ero una bambina, una piccola adolescente e non mi rendevo conto veramente di cosa mi stava succedendo. Oggi, quando ci ripenso, ho la pelle d’oca! Ero inconsapevole ed è comprensibile come io affrontassi quell’esperienza con incoscienza e naturalezza. Se dovessi recitare nuovamente al suo fianco, sicuramente non so se riuscirei a reggere l’emozione. Lui è un grande talento. Ho visto alcuni suoi film storici come “Il silenzio degli innocenti” e credo che lui sia uno dei pochi attori che hanno veramente segnato la storia del cinema americano e mondiale”.
Per il secondo anno consecutivo ha fatto parte del cast di “Un medico in famiglia”. Come si è trovata?
“In “Un medico in famiglia 7″, che sta andando in onda in questo periodo su Rai Uno, mi sono sentita ancora più a casa, in quanto ho interpretato una ragazza circense. Anzi, le dirò di più: ho coinvolto anche mia madre e mia cugina sul set e ci siamo divertite tantissimo. Ho instaurato un rapporto di stima e affetto con tutti e devo dire che dai miei colleghi ho imparato tanto. Alcuni sono grandi professionisti e per me è una scuola importante poter recitare al loro fianco”.
I suoi genitori la seguono in tv o al cinema?
“I miei sono perfezionisti e mi imbarazza sapere che mi seguono in tv. Per me il loro giudizio conta parecchio e so che posso migliorare e fare di più. Comunque sanno sostenermi e so che sono molto orgogliosi del percorso artistico che sto facendo”.
Una ragazza all’antica, bella, con grandi valori e famosa. Ma Tresy Taddei avrà un difetto?
“Tantissimi! Avere una forte personalità può sembrare un pregio, mentre spesso è un bel difetto con il quale gli altri devono fare i conti. Sono troppo precisa, puntigliosa in tutte le cose. Ecco un assaggino, il resto lo tengo per me!”.
E’ innamorata?
“Moltissimo. Sono diversi anni che sto con un ragazzo meraviglioso, con il quale ho creato una sintonia magica. Ma non voglio svelare troppo sulla mia vita privata. Comunque è marchigiano e questo è il suo punto forte!”.
Vista la sua carriera nel mondo del cinema e della tv, molte ragazze trascurerebbero il circo, mentre lei si ostina a svolgere anche questa sua “seconda vita parallela”. Perché?
“Perché è la mia vita. E’ tutto quello che sono oggi e voglio portare avanti ciò che mio nonno Takimiri ha creato con grande tenacia e amore”.
Suo nonno ha una grande storia alle spalle…

“Mio nonno Antonio Taddei nacque in Argentina da genitori italiani e a 13 anni, dopo la morte della madre, rientrò in Italia e iniziò a lavorare in un circo. In breve tempo divenne uno dei più grandi acrobati al mondo, che gli valse il soprannome di Takimiri, che in giapponese significa l’uomo della fune, viste le sue acrobazie alla corda aerea. Ferito in guerra, al suo ritorno decise di dar vita al clown Takimiri, famoso per il “naso rosso”. Per anni il suo circo ha regalato un sorriso a tanti bambini di tutto il mondo. Una nipote non può non tener conto di tutto questo. Mio padre ha saputo portare avanti con dignità e professionalità il suo operato. Io farò lo stesso”.
In cosa si specializza?
“Faccio spettacoli di hula-hop e verticali. Ma organizziamo eventi a tema e di ogni genere. Noleggiamo anche teatri tenda e  tensostrutture. Mio padre ha dato un tocco più moderno al classico concetto di circo, creando una nuova realtà fatta di performance ed esibizioni di danza – teatro, accanto alle classiche ma mai scontate attrazioni circensi.”
Proprio a maggio uscirà il suo nuovo film “L’erede”. Cosa si aspetta?
“Che sia un grande successo per tutti coloro che hanno lavorato a questo progetto. Un film molto bello e che consiglio di non perdere assolutamente”.
A cosa non rinuncerebbe mai?

 

”Al mio fidanzato e ai miei genitori. Risposta scontata e forse banale, ma estremamente sincera”.
di Benedetta Zilli

 

 

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