La scomparsa del moscone

8 giugno 2011 | Commenta Scelti per voi

Con i cambi di stagione arrivano in televisione i pezzi di colore, quei servizi che ti raccontano del mercato clandestino delle sdraio, delle palestre sulla sabbia, delle creme abbronzanti e di tutto quello che si può fare sulla riviera romagnola, in Versilia, e qualche volta sulle spiagge marchigiane.
Vogliamo essere da meno della televisione? Questo è il pezzo balneare, con i ricordi di quando avevamo il costumino con la fetta di cocomero

e impazzivamo per l’odore del materassino nuovo (che poi era nuovo molto spesso, visto il tempo impiegato a bucarlo). A fare i nostalgici da spiaggia ci vuole poco, citofonare Brunori SAS che nella sua “Guardia ’82” mette insieme tutta una serie di luoghi comuni su quell’estate indimenticabile a cominciare da Pertini e Bearzot. Ascoltavamo, anime innocenti, Miguel Bosè. Poi ecco d’improvviso che appare il falò sulla spiaggia. Il vero mito nazionale. Il falò sulla spiaggia, dice, non si potrebbe fare per il divieto di accendere fuochi lungo la costa che potrebbero creare problemi alla navigazione notturna. Però immaginatevi un mondo senza falò sulla spiaggia, senza “un bacio a labbra salate / un fuoco, quattro risate”. Le canzoni estive sono un po’ così: mielose, finte, impastate di luoghi comuni e qualche ammiccamento. Però sono una specie estinta. Le canzoni degli anni ’60, per esempio, col loro raccontare la scoperta della modernità, l’automobile per tutti, le uscite in gruppo e i nuovi modelli sociali. Roba che Gianni Morandi raccontava in maniera più efficace di Nanni Balestrini. Oggi provate a capire cosa dicono le canzoni estive, cosa raccontano delle persone che le ballano e le cantano? A Senigallia ci provano, quelli del Summer Jamboree, provate a sentire “Oh Baby come with me to the Summer Jamboree” degli Honolulu Hula Boys. Pensate all’ “Estate al mare” di Giuni Russo e Franco Battiato e Giusto Pio (ancora 1982): “Senti questa pelle com’è profumata / mi ricorda l’olio di Thaiti”. Se poi uno invece che a Thaiti stava a Marzocca s’accontentava di guardare gli ombrelloni da lontano, ma il profumo ah il profumo. Per andare lontano bastava il pattino. Mia zia: “tornate più vicini, che volete andare a trovare Tito”? Dalle mie parti il pattino è in via d’estinzione. Magari sono tutti nascosti dietro l’angolo, ma a me sembra che pattini, pedalò e mosconi siano in via d’estinzione. Non ho ben capito cosa fa la gente in spiaggia tutto il giorno, ma probabilmente non si rema più come una volta. Quando si parla dei famosi servizi da offrire ai clienti per incrementare l’offerta turistica mi sa che si parla di quella roba lì. Per dirla come quelli bravi, back to basics, bisogna tornare alle cose elementari: la sabbia sta all’ombrellone come il mare sta al moscone. C’è una straordinaria storia di Andrea Pazienza (marchigiano/pugliese/genio) che racconta di lui che se ne va col moscone verso il largo dal Sud Est, uno stabilimento di San Benedetto del Tronto. Lui che rema al mattino presto e la spiaggia che piano piano prende vita. Rema e si lascia andare. Mette i piedi nell’acqua. E poi scrive questa cosa qui “E l’acqua blu mi spettina i diti”. Che se l’hai fatto, di mettere i piedi nell’acqua mentre la barca si muove piano, sai esattamente quello che ti sta dicendo. E per fortuna l’estate è arrivata.

di Fabio Curzi

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