Non chiamatela vernice.

20 aprile 2011 | Commenta Impresa

Spring color, la fabbrica del biocolore.
Terre e semi sminuzzati, latte e uova, spazio alla ricerca e all’inventiva, antichi sistemi tintòri e, soprattutto, un odore di buono che si sprigiona dai laboratori e dai contenitori delle vernici, fatte esclusivamente con sistemi ed elementi naturali: è la Spring Color di Castelfidardo.

Il giardinetto con siepi e rose dall’aspetto curato all’entrata è già un ottimo biglietto da visita e, una volta all’interno dello stabilimento, ci si stupisce per l’elevata luminosità degli ambienti e per il mix di odori che si combinano in un profumo lieve… quanto di più lontano dalla solita idea di fabbrica e di industria. Pensate alla messa in pratica reale di concetti di eco-sostenibilità e bio-compatibilità molto in voga ultimamente e, a volte, più sbandierati che realmente applicati. Pensate alla felice realizzazione di tecniche di produzione bio-sostenibili, spesso descritte, a torto, come aliene dal concetto di mercato e dalla possibilità di un profitto. Questa è Spring Color.
L’intraprendenza e il coraggio del suo giovane staff sono stati premiati: la produzione dell’azienda, dapprima rivolta al mercato locale, viene ora commercializzata in tutta Italia e anche esportata in molti paesi europei ed extraeuropei, Australia compresa. Perfino una trasmissione attenta come Report di Rai 3 si è occupata di questa azienda così innovativa nella puntata dell’11 maggio 2008.
La Spring Color è sì guidata da giovani, ma è fondata su basi solide e ha ripreso quanto di meglio la tradizione potesse offrire per poi reinterpretarlo in chiave più moderna, grazie al fatto che il 20% del suo fatturato viene reinvestito nella ricerca, senza godere di finanziamenti pubblici.
La produzione si divide in tre linee: bioedilizia, restauro conservativo, vernici e colori.
I pigmenti creati riprendono colori naturali e antichi come quelli usati nei capolavori immortali del Rinascimento, come per esempio la robbia, il guado, e l’indaco che ha reso immortale il genio di Piero della Francesca.
Per gli stucchi e gli intonaci, la ditta si richiama agli antichi sistemi di costruzione, usati ancor prima dei romani, e rivaluta in particolare l’uso della calce – che viene cotta a 650° C invece dei 1600 circa necessari per il cemento, con notevole risparmio energetico.
Per produrre le vernici e le colle, invece, la Spring Color utilizza latte (2500 bottiglie circa a settimana) e uova scaduti che ritira dai supermercati della zona, innescando un circolo virtuoso che recupera quello che sarebbe un ingente spreco alimentare.
L’azienda produce quindi finiture che prevedono la totale esclusione di materie prime di sintesi petrolchimica e privilegia l’uso di componenti di origine naturale al 100% o di “chimica dolce”; conditio sine qua non: piena atossicità e innocuità per l’ambiente e per le persone che ne sono parte integrante; le linee di colle e tempere “commestibili” al latte pensate per i bambini ne sono un esempio perfetto .

Ma allora perché i contenitori di queste vernici ecologiche recano le stesse indicazioni di tossicità dei prodotti classici?
Roberto Mosca, il titolare dell’azienda, ci dice che è la legge italiana che lo impone, perché non contempla la possibilità di creare vernici senza l’uso di sostanze tossiche e non è adeguata ad aziende tanto all’avanguardia.

Perché allora non chiedere delle certificazioni di qualità?
L’azienda ha scelto di non richiederle, il miglior biglietto da visita rimane la completa trasparenza dell’etichetta.
La Spring Color però non è sempre stata così: la sua felice riorganizzazione è iniziata nel 1994 ma l’azienda e la tradizione di famiglia nasce nel 1958, da un nonno ebanista, restauratore e decoratore che già usava sapientemente tinte fatte con elementi naturali come le terre.

Da cosa è nata allora l’esigenza di questa “riconversione al naturale” fieramente esibita anche nel logo dell’impresa?
Ci risponde Roberto:
“Mio nonno e mio padre si sono ammalati e sono poi morti a causa di malattie professionali scatenate dall’uso di componenti e composti chimici usati in azienda. Dal ’94 abbiamo così deciso che era ora di cambiare e abbiamo lentamente abbandonato i vecchi prodotti”.

Quali vantaggi si possono ottenere quindi dall’uso di queste vernici?
“Il più evidente è sicuramente quello di evitare l’inquinamento “indoor”, rilasciato dalle pareti delle nostre case e dannoso per la salute. Alcune vernici tradizionali infatti possono contenere sostanze come conservanti, solventi, metalli pesanti ed elementi estratti dal petrolio che, a lungo andare, risultano allergizzanti, tossici o perfino cancerogeni.
Da un punto di vista tecnico-pratico, invece, queste pitture naturali seguono il cosiddetto “invecchiamento nobile” e richiedono una manutenzione più semplice perché possono essere riapplicate in più strati senza bisogno di carteggiare; inoltre, contrariamente alle finiture adesive e “plastiche”, hanno il vantaggio di far traspirare le pareti, evitando così i distacchi pittorici e le muffe”.
Lasciando l’azienda, non si può fare a meno di pensare che i giovani imprenditori di questa “fabbrica della primavera”, che travalica la logica del mero profitto, riescono ad essere competitivi sul mercato in maniera etica e, orgogliosi della loro filosofia di vita, incarnano pienamente il ben noto aforisma gandhiano: “sii il cambiamento che vuoi veder avvenire nel mondo”.

di Michela Maria Marconi

 

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