I rigassificatori del Conero

20 aprile 2011 | Commenta Scelti per voi

L’energia dal prezzo troppo alto. Le Marche sono disposte a pagarlo?
“Il mare si è gelato. Decine di gradi sotto zero. Cristallizzato, frantumato come vetro. Per un raggio di un chilometro è diventato come una banchisa polare. Se l’immagina cosa può essere stato? No, io non credo.

L’espansione di questa banchisa polare ha determinato uno spostamento d’acqua di dimensioni enormi, formando un’onda che già nel raggio di 4 km dalla nave era alta 20 metri e che purtroppo si è diretta verso di noi.

 

L’energia dal prezzo troppo alto. Le Marche sono disposte a pagarlo?
“Il mare si è gelato. Decine di gradi sotto zero. Cristallizzato, frantumato come vetro. Per un raggio di un chilometro è diventato come una banchisa polare. Se l’immagina cosa può essere stato? No, io non credo. L’espansione di questa banchisa polare ha determinato uno spostamento d’acqua di dimensioni enormi, formando un’onda che già nel raggio di 4 km dalla nave era alta 20 metri e che purtroppo si è diretta verso di noi.

L’esplosione e la dilatazione del metano liquido liberato dalle cisterne hanno determinato un’onda d’urto di gas miscelato con l’aria che, nell’espandersi, ha aumentato la potenza della carica esplosiva. L’onda d’urto è stata la più veloce ad arrivare. Un attimo ed è arrivata la nube di metano e aria, il cielo intero ha preso fuoco”.
*

“È stato pazzesco. L’onda d’urto è riuscita a strappare via i rivestimenti dalle costruzioni, a spogliare di tutti gli abiti chi era più esposto, chi era all’aperto. E subito dopo è arrivata l’onda alta 25 metri.”
*

“Le nubi di polveri sottili hanno continuato a flagellare la gente di questa regione. Pezzi di catrame e cenere hanno continuato a piovere per giorni e giorni. Vuole sapere quanti morti ci sono stati? I morti accertati di quel giorno sono stati 250 mila e oggi, dopo 10 anni, il conto ha superato i 400 mila. E si continua a morire. Di cancro e di leucemia. Per gli effetti di quell’istante”.

*

Stop. Niente allarmismi.
Si tratta di semplice simulazione letteraria, di finzione cinematografica. Il sopravvissuto all’ipotetica esplosione di un rigassificatore nel Mare Adriatico, di fronte alla costa anconetana, è solo il protagonista fittizio di un cortometraggio, intitolato “D’Istante”, rintracciabile su YouTube (http://www.youtube.com/watch?v=AdZwYtN88Ro&feature=player_embedded#at=32) e che si presenta come “liberamente ispirato alla notizia circa l’esistenza di due proposte per costruire impianti per la rigassificazione del metano liquido nel tratto di mare Adriatico prospicente la città di Ancona”. Si allude ai rigassificatori, veri questa volta, previsti per le Marche: uno di fronte a Falconara, sull’isola in dotazione all’Api, al posto degli attuali impianti di raffinamento del petrolio; e l’altro di fronte alla costa di Porto Recanati, un progetto sperimentale, una piattaforma galleggiante al largo, in acque internazionali.
Ben al di là dello skyline, quindi invisibile da riva, mette le mani avanti la Gaz de France Suez, colosso titolare dell’operazione. Chissà se gli amanti del monte, che da lì nei giorni più tersi scorgono le coste della Croazia, riuscirebbero ad ignorarlo quel rigassificatore all’orizzonte. Infatti i due impianti verrebbero piazzati come paradossali sentinelle, una dalla terra e l’altra dal mare, attorno a quel tesoro paesaggistico e ambientale, vanto dei più patinati depliant turistici, che è il Monte Conero con il suo parco.
I toni del video sono sicuramente apocalittici e sinistri. Ma di certo non sprovveduti in quanto a basi scientifiche, se persino il ben informato Piero Angela dichiara che un incidente metaniero in prossimità della costa è il peggior scenario possibile in tema di energie, la catastrofe energetica per eccellenza. Qualora una grande nave metaniera con i suoi 125 mila metricubi di gas liquefatto dovesse avere una rottura in prossimità della costa, l’incidente pare innescherebbe una sequenza a catena di terribili conseguenze. Le navi gasiere che trasportano il gas sino ai rigassificatori, infatti, contengono un metano che viene compresso, nei porti di partenza, a temperature molto basse (circa -160°) allo scopo di renderlo liquido (GNL) e quindi trasportabile in quantità enormi, con notevole riduzione dei costi per i produttori: una volta rigassificato il metano occupa uno spazio 600 volte più grande. Una nuvola di proporzioni spaventose. Come scrive Angela in “La sfida del secolo-Energia”, a proposito di eventuali incidenti, “il gas freddissimo, a contatto con l’acqua di mare, molto più calda, inizierebbe a ribollire, a evaporare e a formare una pericolosa nube. Questa nube di metano evaporato rimarrebbe più fredda e più densa dell’aria e potrebbe viaggiare sfiorando la superficie marina, spinta dal vento, verso la terraferma. Scaldandosi lentamente la nube comincerebbe a mescolarsi con l’aria. Una miscela fra il 5 e il 15 percento di metano e il resto di aria è esplosiva. Il resto è facilmente immaginabile. Se questa miscela gassosa, invisibile e inodore, investisse una città, qualsiasi (inevitabile) scintilla farebbe esplodere la gigantesca nube”. L’evento sarebbe superiore per potenza energetica persino a quello di Hiroshima e il suo raggio d’azione potrebbe espandersi anche fino a 55 km. Infatti Angela continua: “La potenza liberata in una o più esplosioni potrebbe avvicinarsi a un megaton: un milione di tonnellate di tritolo, questa volta nell’ordine di potenza distruttiva delle bombe atomiche. Le vittime immediate potrebbero essere decine di migliaia, mentre le sostanze cancerogene sviluppate dagli enormi incendi scatenati dall’esplosione, ricadendo su aree vastissime, sarebbero inalate in “piccole dosi”, dando luogo a un numero non calcolabile, ma sicuramente alto, di morti differite nell’arco di 80 anni. Si tratta di uno scenario assolutamente improbabile, ma non impossibile”. I rischi prospettati da Piero Angela si basano su analisi e scenari del Sandia Report, un autorevole studio commissionato nel 2004 a un collettivo indipendente di esperti dal Dipartimento dell’Energia del governo Usa.
Nel caso di P. Recanati, il progetto “Tritone GNL” della francese Gaz de France Suez prevede un tipo d’impianto diverso da quelli classici, disposti su piattaforme fissate al fondale. Quella di P. Recanati sarà infatti una enorme piattaforma, alta come un palazzo di 12 piani e lunga almeno 3 campi da calcio, non fissa. Ma galleggiante e mobile. Il che aumenta i rischi. Essa verrebbe ancorata a circa 34 chilometri dalla costa, e servirebbe a riscaldare il gas, trasportato fin là dalle metaniere provenienti dal sud, al fine di riportarlo allo stato gassoso. La temperatura del metano, nel progetto, viene alzata con la stessa acqua del mare. Una condotta sottomarina poi, che dovrebbe arrivare sino a terra, immetterà il gas nella rete nazionale della SNAM.
Secondo il Comitato “Rigassificatore No Grazie”, nato dall’iniziativa di alcuni ingegneri e che oggi si pone come risposta quasi unitaria del territorio al progetto del rigassificatore, oltre ai rischi per la sicurezza, c’è un problema enorme di impatto ambientale: la manutenzione del rigassificatore necessita infatti dell’utilizzo di ingenti quantitativi di ipoclorito di sodio (quello della varechina), al fine di mantenere pulito e in efficienza l’impianto stesso. L’uso continuato della sostanza chimica metterebbe così in pericolo la sopravvivenza della fauna e della flora nelle acque circostanti, con effetti che, nel medio e nel lungo periodo, potrebbero causare sensibili sconvolgimenti all’ecosistema marino. Anche perchè l’enorme fabbisogno di acqua per rigassificare il GNL provocherebbe un progressivo raffreddamento delle acque circostanti.

Ma perchè la Gaz de France Suez e altre multinazionali vogliono investire in Italia?
Si calcolano almeno 20 progetti di impianti di rigassificazione per l’Italia, a fronte dei soli 10 nel resto d’Europa. La risposta è nella Delibera n.178/2005 dell’Autorità per l’Energia che, in pieno governo di centro-sinistra, pur di incentivare la costruzione dei rigassificatori, garantì la copertura da parte dello Stato italiano del grosso dei costi e degli eventuali rischi economici d’impresa. Nella delibera, infatti, si istituisce un “fattore di garanzia che assicura, anche nel caso di mancato utilizzo dell’impianto, la copertura di una quota pari all’80% dei ricavi di riferimento” per i costi fissi del terminale. Come dire che se le società titolari non riescono a procurarsi GNL a sufficienza per mantenere l’impianto a pieno regime, lo Stato le rimborsa con i soldi dei cittadini.
Anche l’attuale governo di centro-destra è rimasto ancorato a questa politica. Infatti recentemente il ministero dell’Ambiente ha espresso parere favorevole, nella sua Valutazione di Impatto Ambientale, alla costruzione dell’impianto; questo nonostante l’opposizione di gran parte dei cittadini del territorio, della stessa Regione Marche (che non si è ancora espressamente pronunciata, invece, sul progetto di Falconara) e di una cordata politicamente trasversale di tutte le amministrazioni dei comuni limitrofi a quello di P. Recanati. La strada per la Gaz de France Suez così sembra farsi in discesa. Intanto la compagine dei comuni limitrofi è già ricorsa al TAR contro il pronunciamento ministeriale, mentre il Comitato “Rigassificatore No Grazie” continua a raccogliere adesioni, perseverando nell’opera di sensibilizzazione dei cittadini.
E il comune di Porto Recanati? La giunta di centro-destra del comune costiero che vive principalmente di turismo, dopo una prima fase di sostanziale disponibilità a valutare il progetto del rigassificatore oggi si rimette al parere della Conferenza Stato-Regioni, organo cui spetta il parere decisivo. L’opposizione, e non solo, chiede al sindaco Rosalba Ubaldi (Udc) una presa di posizione netta. Anche per non alimentare ulteriori sospetti: “spero sia un caso – dice il consigliere Giovanni Giri dai banchi dell’opposizione – “ se l’anno scorso, ad esempio, lo sponsor principale della tappa di P. Recanati del Giro d’Italia, con un contributo di 60 mila euro lordi, è stata Italcogim Energie”. Ovvero una società del gruppo Gaz de France Suez.

Sul Resto del Carlino del 24 aprile 2008 l’allora Sindaco di Porto Recanati Glauco Fabbracci, tra i primi a conoscere l’iniziativa, dichiarava: “Abbiamo visto il progetto, e abbiamo dato, per ora solo verbalmente, il nostro consenso. In cambio, valuteremo con la società una fornitura di gas gratuita, ma su questo la trattativa è ancora in corso. In ogni caso, credo che ci vorrà qualche anno prima che tutto sia completato”.

In una nota della Giunta Regionale delle Marche dell’11 aprile 2011 si legge:
“La Regione Marche ha chiesto al ministero allo Sviluppo Economico il rinvio della Conferenza di servizi conclusiva per il terminale di rigassificazione di Falconara Marittima. La conferenza è convocata, a Roma, nella giornata di mercoledì 27 aprile. L’assessore regionale all’Ambiente ed Energia, Sandro Donati, ha inviato una lettera al ministro Paolo Romani, chiarendo che “l’amministrazione regionale, prima di esprimersi, intende approfondire preliminarmente un’analisi comparativa delle altre iniziative simili, ubicate in altre aree italiane, con particolare riferimento al Mare Adriatico. Detta analisi comparativa, da portare anche al confronto con gli enti locali interessati, appare necessaria per poter poi valutare soprattutto gli effetti di natura economico-sociale indotti nel territorio regionale dall’impianto proposto che, come è noto, non è il solo di cui è stata proposta la realizzazione davanti alle coste marchigiane”. La Regione chiede pertanto, al ministro, “un quadro dettagliato della politica energetica nazionale con riferimento alla locazione degli impianti di rigassificazione e ai relativi effetti economico-sociali sull’intero bacino del Mare Adriatico”

di Giampaolo Paticchio

Tags: , , ,